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Lazio, ancora un no al Pdl Berlusconi: "Tutti in piazza" Lombardia, ok a Formigoni

Nuova bocciatura per la lista provinciale, presentata grazie alle nuove norme introdotte dal decreto cosiddetto 'salvaliste’. Il premier: "Un sopruso violento e inaccettabile". Infuria lo scontro politico

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Roma, 9 marzo 2010 - L’ufficio circoscrizionale elettorale presso il tribunale di Roma non ha ammesso la lista provinciale del Pdl riconsegnata soltanto ieri pomeriggio dai rappresentanti del Pdl di Roma. La decisione è arrivata al termine di una lunga riunione, cominciata questa mattina attorno alle 9 e terminata solo dopo le 20.

 

Dopo la sentenza di ieri del Tar, che ha respinto il ricorso del Pdl sulla sua riammissione alle elezioni regionali del 27 e 28 marzo, oggi arriva la seconda bocciatura. La lista era stata presentata ieri grazie alle nuove norme introdotte dal decreto cosiddetto 'salvaliste’.


Gli avvocati del Pdl hanno fatto sapere che stanno "lavorando per predisporre l’appello al Consiglio di Stato". Secondo quanto si è appreso i legali chiederanno una fissazione celere dell’udienza entro sabato.

 

L'APPELLO DI BERLUSCONI

"Cari promotori della Libertà, presto vi darò appuntamento per una grande manifestazione nazionale per difendere il nostro diritto al voto e quindi la nostra democrazia e le nostra libertà". Silvio Berlusconi lancia un messaggio ai 'Promotori della Libertà' attraverso il sito della nuova organizzazione coordinata da Michela Vittoria Brambilla.

 

"Come sapete - ha spiegato il presidente del Consiglio - si è cercato di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua provincia. Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà. È un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta. A Roma, invece, abbiamo subito una duplice ingiustizia. Ai nostri incaricati, che erano presenti in orario nell’ufficio preposto, prima è stato impedito di consegnare le liste del Popolo della Libertà da coloro che hanno il dovere di ritirarle. Poi il Tribunale Amministrativo ha completato l’opera, respingendo non solo il nostro ricorso, ma anche l’invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato con una propria lettera, affinchè il diritto di voto, attivo e passivo fosse garantito nei confronti di tutti i contendenti, compresa la maggiore forza politica in Italia: il Popolo della Libertà".


Il premier, quindi, parla del voto. "Così - aggiunge - le elezioni del 28 e 29 marzo ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio".

 

LOMBARDIA

Ben diversa la situazione di Formigoni in Lombardia, ormai pienamente risolta: il Tar lombardo ha infatti definitivamente ammesso la lista ‘Per la Lombardia' del governatore. Una decisione, ha sottolineato il Tar, presa "senza tener conto del decreto salva-liste"

 

IL DIBATTITO POLITICO


DI PIETRO - Da sabato, assicura il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, con la manifestazione nazionale dell’opposizione contro il decreto ‘salva liste' parte la "rivoluzione pacifica di massa. Da sabato inizia la riscossa della società civile per la legalità e per lo Stato di diritto, con l’impegno di rimandare a casa un governo golpista, fascista, razzista. O ci svegliamo adesso o torneremo a chiamarci sudditi. Ci auguriamo - conclude Di Pietro - che la manifestazione sia un monito per tutti e che faccia capire che gli italiani non ci stanno più ai giochetti di potere e alle ipocrisie.


BERSANI - Rinvio delle elezioni? "Per l’amor di Dio, sarebbe un altro pasticcio. Abbiamo sommato turbamenti a turbamenti, pasticci a pasticci. Il centrodestra vuole raffreddare la testa? Vuole riposarsi un attimo? Vedo ministri che avanzano ipotesi. Raffreddino la testa, perché c’è una scadenza elettorale con delle operazioni di validazione in corso. Punto e basta"». Così il segretario Pd, Pierluigi Bersani, a Montecitorio, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se il Pd sia favorevole all’ipotesi di rinvio del voto solo nel Lazio.

“Le dichiarazioni di oggi di Antonio Di Pietro sono positive. Non ci sono dubbi per nessuno che la nostra manifestazione sarà nel segno della piena responsabilità del governo su questa vicenda”, ribadisce Bersani, commentando quanto affermato dal leader dell’Idv circa la volontà di “puntare l’attenzione” non più sul Quirinale ma sulle responsabilità del Governo nell’aver emanato il decreto salvaliste.


BONINO - "Sono convinta che tutto quello che sta accadendo è una metafora di ciò che accade anche negli altri settori del Paese - commenta Emma Bonino -. Noi speriamo per tutti, non solo gli elettori del Lazio che questa giornata mantenga i riflettori accesi sulle privazioni e limitazioni del diritto al voto. Centinaia di migliaia di aventi diritto non potranno votare diverse liste non solo in Lombardia o nel Lazio ma in molte altre regioni italiane: non avranno la possibilità di scegliere". "Dobbiamo capire quale sia la soluzione più utile e soprattutto più efficace per tentare di restaurare lo stato di diritto nel nostro Paese. È certo che con i bari non si gioca -ha ribadito la Bonino- nessun Aventino qual si voglia, non abbiamo mai gettato la spugna ma è difficile continuare la campagna elettorale facendo come se nulla fosse successo".

CICCHITTO - "È oramai ancora più chiaro di prima: il Partito democratico, l’Idv, i radicali stanno facendo ogni sforzo possibile e immaginabile ricorrendo anche a tutti gli aiuti possibili, per evitare che nel Lazio si facciano elezioni regolari, con tutte le liste in campo, compresa quella del PdL. Essi hanno la faccia tosta di gridare al periodo autoritario e fascista, quando i veri autoritari e fascisti sono loro che stanno ricorrendo a tutti i mezzi per evitare che la lista del PdL, il partito più forte a Roma, possa presentarsi". Lo dichiara Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL, che spiega: "Sulla necessità di accogliere questa elementare esigenza di democrazia è stato chiarissimo il presidente Napolitano. Adesso siamo al punto che una magistratura amministrativa nega validità ad una legge dello Stato".


BONDI - "Adesso basta, finitela. Abbassate le grida, le urla, gli strepiti. Smettetela di mettere in scena l’ennesimo massacro delle istituzioni, della democrazia, della Costituzione. Non vi accorgete che in questo modo state davvero martoriando questo povero Paese? Che cosa volete? Volete che il Pdl venga escluso dalle elezioni? Volete vincere a tavolino le elezioni? E volete pure fare una bella manifestazione per mettere sotto accusa il partito di maggioranza relativa? Recuperate un poco di ragionevolezza, fate valere un minimo di ragionamento politico, mantenete almeno un briciolo di rispetto per le istituzioni". Lo dichiara Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, che spiega: "Siamo capaci anche noi, se lo volessimo, di fare delle belle manifestazioni, di fare lo sciopero della fame, ma siamo troppo preoccupati dello stato della nostra democrazia e del futuro di questo Paese, per scendere al vostro livello".

FAREFUTUROWEB - Non è politica quella vista in questi giorni con il caos liste. Lo scrive il direttore Ffwebmagazine, periodico on line della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini. “Ma non chiamatela politica. Dategli almeno un altro nome, meglio se inventato: chiamatela “pasticcia” o magari “raffazzona”, o anche “rabbercia”. Insomma, dategli il nome che volete ma vi prego non chiamatela “politica”. Perché lo spettacolo di questi giorni, di queste ore, di faldoni, carte bollate, decreti, azzeccagarbugli, circolari, firme, controfirme, telefonate, liste vere, liste finte, urla, manifestazioni, dichiarazioni, accuse infondate e di scuse mai arrivate, responsabili irresponsabili, non può assomigliare nemmeno da lontano all'arte magnifica di governare la città - scrive Filippo Rossi -. Quel che è successo - continua l'articolo - è segno evidente della debolezza di una politica che non ha più coscienza di sé, di una politica che non sa più chi è e, d`altra parte, non si pone nemmeno il problema di scoprirlo. Una politica che si muove come un naufrago in mezzo all`oceano, in preda ai venti e alle onde; che si muove nel deserto senza bussola e senza acqua. Senza meta e senza futuro”.

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