Csm, ira di Mancino: "Il premier non può insultare le toghe"
Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura: "Non siamo la terza Camera ma è un’istituzione preposta a vigilare sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura"
Roma, 10 marzo 2010 - "Il presidente del Consiglio è un organo istituzionale, ha responsabilità politica, non può usare un linguaggio di insulti e, talvolta, anche di intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell’attività giudiziaria". Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, votando a favore della delibera sugli attacchi di Berlusconi alle toghe.
"C’è una diversità di cultura politica - ha aggiunto Mancino - tra chi ritiene che chi è investito dal consenso popolare sia immune a critiche e indagini, e chi invece ritiene che i poteri siano quelli che abbiamo sempre conosciuto, i tre poteri di cui parlava Montesquieu".
Il Csm, ha sottolineato il suo vicepresidente, "non è la terza Camera ma è un’istituzione preposta a vigilare sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura e il dialogo deve avvenire nel rispetto". Il documento votato oggi dal plenum, secondo Mancino, "è di estrema moderazione, ma chiunque ritiene che sia stato mosso un attacco al premier sbaglia".
DURE REPLICHE DAL PDL - "Il documento votato all’unanimità dal Csm persegue due obiettivi e determina due conseguenze", dice Sandro Bondi che spiega: "Il primo obiettivo è quello di contribuire ad intorbidire la acque e di drammatizzare il clima politico già incandescente alla vigilia delle elezioni. Il secondo obiettivo è quello di aggredire per l’ennesima volta il presidente del Consiglio, negando addirittura ad un leader politico e rappresentante delle istituzioni il diritto di parola e di espressione politica".
"La prima conseguenza, invece, di questo voto del Csm è di diminuire ancora di più - osserva il ministro e coordinatore Pdl - la fiducia dei cittadini nell’organo di autogoverno dei magistrati, che si comporta alla stregua di un organo politico in contrasto con lo spirito e la lettera della Costituzione. La seconda conseguenza della decisione del Csm è quella di minare alle fondamenta il nostro ordinamento democratico che si fonda sull’equilibrio dei poteri, e non sulla prevaricazione di un organo di rappresentanza dei magistrati, cioè - conclude - di funzionari civili, rispetto alla rappresentanza legittima della sovranità popolare".
Interviene anche Daniele Capezzone. “Poteva mancare una sortita politica, e naturalmente antiberlusconiana, del Csm e di Nicola Mancino, all’apertura della campagna elettorale? No, e infatti non è mancata”, dice il portavoce del Pdl. “Poi, però, i signori magistrati non devono sorprendersi quando la stragrande maggioranza degli italiani, come attestano innumerevoli rilevazioni e ricerche, mostra sfiducia in una magistratura che appare (ed è) guidata da una frangia politicizzata e faziosa. Raccolgono i frutti della loro semina”, aggiunge.
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