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Università, il ministro Gelmini: "La mia sfida ai baroni"

Il ministro: "La riforma universitaria è in aula. Il Parlamento non ceda ai potentati accademici. Spero che questa occasione non vada persa". Stipendi più alti ai professori migliori

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Mariastella Gelmini (Leno, 1º luglio 1973) (Newpress)

Roma, 25 aprile 2010 - INCENTIVI per i professori più bravi; soddisfazione per il successo dei licei musicali ma anche preoccupazione per il cammino parlamentare della Riforma universitaria con l’ombra lunga dei potentati accademici. Maria Stella Gelmini è ministro dell’Istruzione e dell’Università. Ministro e anche mamma, da neanche un mese, della piccola Emma. Un nome che il premier Berlusconi ha detto di aver scelto personalmente.

 

"Non è proprio così, in realtà è un nome che abbiamo deciso con mio marito ma sono contenta di questo omaggio alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: è una donna che stimo e che mi auguro possa essere di esempio alla mia Emma".


Riforma universitaria. E’ già in cammino?

"In commissione al Senato. Spero che il Parlamento non perda questa grande occasione. Dobbiamo innalzare lo standard qualitativo dei nostri giovani laureati. E’ uno scatto per l’Italia attraverso una riforma coraggiosa che coniuga l’autonomia con la responsabilità di gestione".
 

Con qualche preoccupazione?
 

"Mi auguro che i potentati accademici non trovino spazio in Parlamento. Magari attraverso una tattica che prevede di smontare il provvedimento pezzo per pezzo con l’unico risultato di tornare al passato".
 

C’è questo rischio?
 

"Spero che non accada".
 

Scuola e riforma delle superiori. Completato l’impianto?
 

"Nei principi sì. Organizzate le elementari e le superiori a questo punto, mancano soltanto il reclutamento dei professori e l’istituzione di un sistema di valutazione nazionale. Con l’obiettivo di migliorare la qualità didattica. Una buona formazione è legata a una buona classe di insegnanti e noi vogliamo motivare i docenti".
 

In che modo?

"Stabilendo che l’avanzamento economico non dovrà più essere collegato soltanto all’età. Dovrà prevalere il merito".
 

Chi decide chi è bravo?
 

"L’idea è di potenziare l’agenzia di valutazione, l’Invalsi".
 

Una rivoluzione. Sarà trattata con i sindacati?
 

"Senza dubbio. Siamo aperti anche alle proposte, a patto che non ci si ritrovi dinanzi ai soliti veti che hanno l’obiettivo di affossare le novità. Non se lo può permettere il sistema Italia".
 

Quanti docenti potrebbero ricevere la gratifica di merito?
 

"Stiamo studiando, facendo i calcoli. Di sicuro non si tratterà di provvedimenti a pioggia. Parliamo, verosimilmente, di un 30% degli insegnanti da premiare".
 

Con quali risorse?
 

"I risparmi della Finanziaria che saranno disponibili dal 2011".
 

I risparmi sono quelli ottenuti con i tagli di cattedre? I sindacati dicono che si profila un superlavoro per i docenti in servizio...
 

"Nulla di più falso. Non possiamo licenziare nessuno, si parla solo di riduzione di pianta organica che è, ancora, abbondantemente sovradimensionata. Il nostro problema non è quello di trovare i professori ma di sistemare i precari".
 

Superiori. Ridotto il monte ore: perché?
 

"La qualità dell’insegnamento non dipende dalla quantità. Lo dimostrano gli studi del ministero e le indicazioni dell’Ocse. Non abbiamo ridotto il monte ore per risparmiare".
 

Lei si è dichiarata contraria ai contributi volontari delle famiglie ma molti istituti faticano a sopravvivere. Che cosa fare?

"Non condivido questa pratica e l’ho detto chiaramente. Peraltro non tutte le scuole chiedono i contributi volontari, soltanto alcune. Però i fondi, che sono pochi, sono uguali per tutti. Come mai alcuni istituti riescono a farcela e altri no? Va indagata la reale capacità del dirigente scolastico. Stiamo verificando, attraverso un’analisi del bilancio del ministero, quali sono le voci di dispersione di risorse. Riteniamo che ci siano margini per migliorare la gestione evitando gli sprechi".


Le iscrizioni hanno segnato il grande successo del liceo musicale. E’ soddisfatta?
 

"Ritengo sia un fatto importante. Abbiamo colmato una lacuna peraltro dando la possibilità, ai giovani, di più sbocchi. Chi prenderà il diploma al musicale potrà iscriversi all’università. Positiva anche la risposta agli istituti tecnici. E’ un asse di istruzione differente che consente un rapido ingresso nel mondo del lavoro e intercetta i bisogni delle aziende".
 

Cambiano i programmi. L’ultimo anno del liceo sarà dedicato al Novecento. C’è stata polemica sulla Resistenza?
 

"Se c’è stata polemica è infondata. La Resistenza rappresenta una pagina gloriosa della nostra storia e come tale va studiata. Occorre tenere viva la memoria, per gratitudine nei confronti di quanti si sono battuti per la libertà di tutti e per non dimenticare gli orrori del totalitarismo. La Resistenza deve essere patrimonio comune degli italiani".
 

Le ricerche degli studiosi ci danno spaccati inediti. L’ultimo esempio è il libro di Arrigo Petacco e Giancarlo Mazzuca ‘La Resistenza tricolore’. E’ giusto offrire anche questi spunti?

"Assolutamente. I nostri ragazzi si trovano dinanzi a molte sfide ma una delle più importanti è quella di non dare per scontata la libertà, conquistata dai nostri padri. Senza libertà non può esserci pace".

di SILVIA MASTRANTONIO

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