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Intercettazioni, critiche Usa Tutti schierati contro il ddl

L'amministrazione Obama: "Strumento essenziale per le indagini". Il Guardasigilli Alfano rassicura: con il provvedimento garantita pari dignità a privacy e indagini. Pd: faremo ostruzionismo. Montezemolo: sto con gli editori

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Roma, 21 maggio 2010 - Nessuna restrizione per le indagini di mafia e terrorismo; nè ci sono limitazioni per i reati ordinari per i quali sono oggi previste le intercettazioni. E non si può parlare nemmeno di un bavaglio alla stampa visto che il provvedimento "restituisce pari dignità al diritto di riservatezza, al diritto di cronaca e al diritto-dovere di indagare" e dunque garantisce "il diritto a un’informazione ufficiale e trasparente", non certo quello "all’acquisizione e divulgazione illecita di atti riservati".

 

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, diffonde una lunga nota per "ripristinare la verità" sul contestato ddl sulle intercettazioni al termine di una lunga e difficile giornata, che ha visto la discesa in campo anche dell’amministrazione Usa di Barack Obama (tramite il vice sottosegretario al Dipartimento Penale Lanny Brauer).

 

Le intercettazioni sono uno "strumento essenziale delle indagini" e "non vogliamo che succeda niente che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l’ottimo lavoro portato avanti finora"  dice Breuer, in Italia per partecipare alle commemorazioni a Palermo di Giovanni Falcone. Anche se, per scongiurare il rischio di una crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti, in serata arriva una nota dell’ambasciata americana a Roma in cui Breuer precisa le sue affermazioni: "Non spetta a me entrare nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l’Italia", spiega il sottosegretario americano sottolineando di non conoscere i provvedimenti legislativi in discussione al Senato italiano. Fine delle polemiche.

 

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, subito dopo, sottolinea che "l’esponente Usa non ha inteso in alcun modo entrare in valutazioni di merito sulla legislazione italiana in materia di intercettazioni che ha esplicitamente dichiarato di "non conoscere" e ribadisce la "piena intesa con Washington su modalità e obiettivi della cooperazione contro il crimine organizzato, come testimoniano i numerosi contatti e incontri a tutti i livelli tra le competenti autorità dei due Paesi".

 

Il tutto, però, mentre crescono le contestazioni di opposizione, magistrati, giornalisti e editori contro il provvedimento all’esame del Senato e la protesta arriva sino a Montecitorio, con un sit in davanti alla Camera organizzato dal Popolo Viola e da altre associazioni.

 

PD: SI' ALL'OSTRUZIONISMO -  Di fronte alla norme del centrodestra sulle intercettazioni "per l’opposizione è doverosa ogni pratica ostruzionistica",  dice Pier Luigi Bersani all’assemblea del Pd. "La giusta esigenza di eliminare l’abuso delle intercettazioni e la loro conseguente diffusione, si sta ribaltando in norme che danneggiano gravemente le indagini e - sottolinea Bersani- mettono un bavaglio all’informazione sconosciuto a ogni Paese democratico".

 

IDV ALL'ATTACCO - "Una dittatura da terzo millennio", dice Leoluca Orlando, dell’Idv, definisce il "regime" che potrebbe nascere dall’approvazione del provvedimento. Una dittatura che oggi, spiega, non si presenterebbe "con passo militare e la camicia bruna di Hitler o con il saluto romano e camicia nera di Mussolini", ma che porterebbe lo stesso alla fine della libertà di informazione.
 

MONTEZEMOLO E FIEG - Contro il bavaglio si schiera anche Luca Cordero di Montezemolo: "Io condivido la linea degli editori", annuncia il presidente della Ferrari, che aggiunge: "Ho visto anche come un editore serio, importante e innovativo come Sky segnali un’anomalia rispetto agli altri paesi europei".

 

Preoccupati per le sanzioni previste dal disegno di legge sono gli editori: secondo la Fieg, le multe "non hanno vera giustificazione, se non quella di esercitare pressione sugli editori che in molti casi rischiano la stessa sopravvivenza". Il presidente Carlo Malinconico rileva che si tratta di "un ulteriore intervento penalizzante per la categoria, già duramente colpita dalle recenti iniziative normative". 

 

BOCCHINO: LA LEGGE S’HA DA FARE. MA BENE -  Perplessità e timori vengono anche dall’interno del Pdl. Il testo del ddl sulle intercettazioni deve ancora migliorare secondo Italo Bocchino, deputato ‘finiano’. "Che in Italia via sia un abuso di questo strumento investigativo - sostiene Bocchino - è evidente, così come sono insopportabili i costi abnormi da sostenere e incivili le gogne mediatiche a cui abbiamo assistito. Stiamo però attenti a non gettare con l’acqua sporca anche il bambino, limitando l’uso di questo strumento d’indagine e comprimendo la libertà di stampa e quindi anche il diritto degli italiani di conoscere cosa sta accadendo, specialmente nel caso di personaggi pubblici”.

 

FELTRI A BERLUSCONI: E’ ATTENTATO A LIBERTÀ STAMPA -  Anche il direttore del Giornale Vittorio Feltri critica duramente in un editoriale il provvedimento sulle intercettazioni per quanto riguarda la parte dedicata alla divulgazione di quelle telefoniche: si tratta, sostiene, “di un attentato alla libertà di stampa e non potrà passare al vaglio della Corte Costituzionale, mi auguro”.
 

"Si parla di galera per i giornalisti ficcanaso, multe ingenti agli editori - prosegue Feltri - per fortuna non sono previste pene corporali. Ma gli effetti della disciplina saranno devastanti per la democrazia”. Una legge, rincara la dose, che “creerà uno stato poliziesco peggiore di quello che vuole abbattere”, provocando “un danno incalcolabile per i cittadini”. “Supplichiamo Berlusconi: non ci somministri l’estrema unzione. Non ci trasformi da cani da guardia in barboncini scodinzolanti”, conclude il direttore del Giornale.

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