Bocchino: "Questo Pdl è un comitato elettorale Va rifatto da capo"
Il finiano a Vanity Fair: "Gli scandali e le inchieste stanno snaturando il Popolo della libertà rispetto a quello che dovrebbe essere uno dei suoi pilastri, la difesa della legalità". Poi scherza sul suo cognome
Milano, 20 luglio 2010 - "Gli scandali e le inchieste stanno snaturando il Popolo della libertà rispetto a quello che dovrebbe essere uno dei suoi pilastri, la difesa della legalità e indeboliscono l’immagine del partito, del governo, e dello stesso Silvio Berlusconi. Gli elettori hanno ancora fiducia nel Pdl, ma queste vicende li disorientano". Così il finiano Italo Bocchino sulle inchieste giudiziarie in cui sono rimasti coinvolti alcuni componeti della maggioranza e del governo.
"Chi conosce la politica e il giornalismo - ha affermato, in un’intervista a ‘Vanity Fair’ - sa che per fare una battaglia forte, aspra, come quella che io sto facendo a tutela delle posizioni di Gianfranco Fini è necessario non avere nessuno scheletro nell’armadio". "Io sono molto sereno - ha aggiunto - perché non ho nulla da temere, altrimenti non mi sarei avventurato in una situazione del genere. E poi la mia vita è fatta di passione politica, ma è fatta anche di tantissime altre passioni, di tantissime altre cose. Nella vita ho delle alternative".
E poi rifila bordate al partito. "Berlusconi deve rifare il Pdl da capo: così com’è, il Popolo della libertà è sostanzialmente un grande comitato elettorale. Che ha dei risultati importantissimi e vince le elezioni, ma poi non esiste una struttura. C’è un errore di fondo, perché è un partito che non ha iscritti, che non ha una trasmissione dal basso verso l’alto".
Parlando di Sandro Bondi che ha definito il suo ruolo nel dibattito interno al Pdl ‘nefasto’, Bocchino aggiunge: "Bondi non conosce il dissenso, perché si è formato culturalmente e politicamente nel Partito Comunista. E’ passato dall’adorazione dell’ideologia all’adorazione del leader". Ricordando la volta in cui Berlusconi l’ho chiamò per chiedergli di non partecipare a Ballarò, il parlamentare finiano spiega: "Non ho provato nessuna paura, nessuna preoccupazione. Semplicemente Berlusconi non è abituato al fatto che un dirigente del suo partito possa decidere di andare in televisione anche se a lui non fa piacere. Mi ha detto ‘io t’infilzo’ e poi i suoi giornali hanno lavorato per infilzarmi, ma chi come me non ha nulla da temere non si lascia trafiggere. Il problema sarà del fratello editore: questa campagna gli verrà a costare...".
Poi spazio anche a qualche battuta. Italo Bocchino è orgoglioso del suo cognome: "Un marchio riconoscibile" che "si ricorda facilmente", che non l’ha danneggiato, anzi, lo ha favorito nel suo percorso politico. "No, nessun problema", ha risposto al giornalista che gli ricordava la conversazione intercettata in cui Nicola Cosentino e Arcangelo Martino scherzavano sul suo cognome. "Una persona, dopo che ha sentito una volta il mio cognome non se lo dimentica - ha continuato - Direi che è stato utile alla crescita della notorietà. Ho conosciuto persone con handicap assai più gravi".
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