Pdl, i finiani sotto attacco "A processo dai probiviri"
Lupi e Valducci contro Granata: "Azioni disciplinari o vattene". La replica: "Affronto il giudizio ma vengano anche Cosentino e Verdini"
Roma, 25 luglio 2010 - E’ proprio guerra, ormai, nel Pdl. Coi finiani che, goccia dopo goccia, cercano di sgretolare la pietra berlusconiana contestando tutto, dalla questione morale alla struttura del partito. E coi berlusconiani come Maurizio Lupi che, esasperati, chiedono il giudizio dei probiviri per il finiano Fabio Granata che continua ad insinuare sospetti su contiguità con ambienti mafiosi. Passa così in secondo piano il dibattito sollecitato da Alemanno sulla nuova forma da dare al Pdl. Ancor di più sembra una marginalità politica la scadenza prevista in settimana, quando il Parlamento dovrà eleggere gli otto membri laici del Csm con l’accordo sul vice presidente, anche se sul nome di Annibale Marini i vertici del Pdl sono compatti. L’opposizione tace e punta sull’Udc Vietti, coi finiani che sulla scelta tacciono.
Una sensazione fastidiosa per il Pdl visto il deterioramento dei rapporti interni. E visto, soprattutto, l’appello ai non berlusconiani che ha lanciato il Pd (dopo quello di Di Pietro): rinunciate al "vincolo di mandato ed agite solo secondo coscienza".
Ieri è stato un altro giorno di lotta interna. La tensione nel Pdl è aumentata quando un ministro cauto come Frattini ha "respinto con sdegno le insinuazioni" di Granata sul pericolo di collusioni nel partito con la criminalità. Non mi riferivo a Berlusconi, ha replicato il finiano, ma ai "protagonisti di tante vicende torbide che rischiano di distruggere il Pdl". A quel punto è stato un crescendo. Ha cominciato Valducci (ex FI) che ha chiesto l’intervento della giustizia interna contro le "sparate e il controcanto" di chi logora il partito. Italo Bocchino gli ha risposto duro: pensate piuttosto a chi "ha fatto dossier contro colleghi di partito e frequentato personaggi a dir poco ambigui".
E’ allora insorto il berlusconiano Lupi che ha chiesto che Granata, ("che ha usato parole durissime e strumentali"), lasci il partito o sia giudicato dai probiviri. Non ha mollato l’osso il finiano. Mi convochino, sono tranquillo, e come bordata finale ha aggiunto: "Sarei felice di andarci, insieme a Nicola Cosentino e Denis Verdini". Serve un chiarimento definitivo con Fini, è sbottato Matteoli, mentre Bondi ha respinto l’idea finiana di un accordo col premier "davanti al notaio".
Cicchitto vuole rimandare il dibattito interno a settembre preoccupato per i voti parlamentari su manovra e intercettazioni, ma ci ha pensato Bocchino ad attizzare la brace: la lealtà dei finiani rimarrà per "tutta la legislatura", ma per il Pdl basta un coordinatore solo, non tre, ha rilanciato. Un tema importante, quello del futuro Pdl, affrontato da Alemanno: i coordinatori devono rimanere anche se "dopo Berlusconi dovrà essere una squadra a tenere in piedi il partito". Propone poi di chiudere il tesseramento a novembre e tenere i congressi locali a marzo cercando una classe dirigente nuova basata su un rapporto fatto dal 30 per cento di eletti ed elettori e dal 40 di iscritti. Ipotesi scartata da Cicchitto, Frattini e altri, come Giro che chiede regole prima dei congressi.
Ugo Bonasi
| |








