Schiaffo di Fini: "Gli indagati lascino gli incarichi politici" E il Pdl va alla resa dei conti
Il presidente della Camera sceglie la convention campana di Generazione Italia per lanciare le sue bordate sulla questione morale nel Pdl. "E' la nostra casa, vogliamo migliorarla dall'interno"
Roma, 26 luglio 2010 - Dopo giorni di silenzio, il presidente della Camera interviene di persona nella 'guerra' interna al Pdl sui temi della questione morale.
“Tutte le idee possono essere contrastate - dice riferendosi evidentemente al caso-Granata - ma combattere le idee con gli anatemi o peggio con le espulsioni ha ben poco a che vedere con un partito liberale”. L'intervento è in collegamento telefonico con la convention campana di Generazione Italia. E il Presidente della Camera aggiunge: “Parlare di legalità non vuole dire essere provocatori, ma è una delle bandiere più belle che il Pdl può portare”.
Poi l'attacco: "La grande questione dell’etica deve essere una bandiera del Pdl. La difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco, in alcunin modo a polemiche". Per questo Gianfranco Fubu rileva che "due devono essere le stelle polari: certamente il garantismo, ma c’è da chiedersi se è opportuno che chi è indagato abbia incarichi politici. Una necessità - sottolinea il cofondatore Pdl - anche a livello regionale, qui in Campania".
Riferendosi ai “giudizi su alcuni comportamenti emersi in questi mesi”, il Presidente della Camera spiega che devono esserci “due stelle polari. Il garantismo, per cui chi è indagato è innocente fino a prova del contrario”, ma poi la valutazione sulla “opportunità” di conservare incarichi politici per chi viene indagato.
Perchè, ragiona Fini, “legalità significa rispetto delle regole da parte di coloro che hanno maggiori responsabilità. Significa senso del dovere, cultura civica, etica di comportamenti per chi ha delle responsabilità: credo sia essenziale se vogliamo insegnare ai più giovani ad avere comportamenti analoghi. E significa rispetto della magistratura, senza prestare il fianco a polemiche che rischiano di dare del Pdl un’immagine distorta”.
Ecco perchè “occorre discutere tra di noi su come selezionare la classe dirigente. Non voglio gettare sale su ferite recenti, ma quello che è accaduto in Campania deve far riflettere. Occorre candidare coloro che hanno la qualità per onorare bene la carica”. Fini ironizza anche sui disturbi di linea durante la conversazione: “Sulla legalità c’è qualche interferenza... lo dico scherzando”.
Quanto poi agli interventi dei finiani, il Pdl è “la nostra casa”, spiega il presidente della Camera, e dopo averla fondata non c’è alcuna intenzione di lasciarla ma anzi: “Oggi abbiamo il dovere di impegnarci dall’interno per renderlo migliore”. Insomma, lui e i suoi non hanno alcuna intenzione di lasciare il partito.
“Inutile negarlo - spiega Fini - viviamo in un momento con molti elementi di confusione, ed è essenziale avere le idee chiare. E il primo punto fermo è ritenere il Pdl la nostra casa: abbiamo contribuito a fondarlo con entusiasmo, e oggi abbiamo il dovere di impegnarci dall’interno per renderlo migliore, e per renderlo più capace di supportare l’attività del Governo”.
E un altro attacco: “Le leggi non possono servire per tutelare i furbi e garantire un salvacondotto... Devono servire a ben altro”. Un discorso generale, ma che il Presidente della Camera sintetizza con un esempio recente, la vicenda delle quote latte: “Per compiacere la Lega si è messo un emendamento che comporterà sanzioni europee”.
L'INTERVENTO DI BOCCHINO - “E’ casa nostra, non ci faremo cacciare nè ce ne andremo, oggi siamo una minoranza domani saremo la maggioranza perchè vogliamo migliorare il partito”. Lo dice Italo Bocchino, nel suo intervento alla prima convention campana di Generazione Italia, a Napoli.
“Chiediamo il tesseramento e il congresso, un codice etico per cui chi fa dossieraggio contro il candidato del partito se ne deve andare: che c’è di male?”, si chiede Bocchino tra gli applausi dei simpatizzanti dell’associazione finiana che hanno riempito una sala di un albergo napoletano. “Non è lesa maestà - precisa - non abbiamo una candidatura alternativa a Berlusconi, e siamo pronti anche a firmarlo dal notaio. Ma vogliamo il congresso per discutere la linea politica”. Eppure, osserva il vice presidente dei deputati Pdl, “ci negano il pane del tesseramento e l’acqua del congresso, che non vengono negati in nessun regime carcerario...”.
LA RISPOSTA DI COSENTINO - "Se Italo Bocchino e il suo Generale avessero posto attenzione alla Campania con la stessa assiduita’ con cui lo fanno oggi, forse il sistema di Bassolino avrebbe prodotto meno danni. Di sicuro questi hanno avuto un feeling molto piu’ forte con Bassolino che con me", dice in una nota il coordinatore del Pdl in Campania Nicola Cosentino.
LA REAZIONE DI PALAZZO CHIGI - Nessun commento ufficiale assicura Palazzo Chigi in una nota ‘preventiva’, che però non frena le indiscrezioni sulla reazione del premier: nessuno spazio per le mediazioni, questo il ragionamento con chi gli ha parlato, d’ora in poi il partito deciderà sempre a maggioranza e chi non si allinea è fuori.
Come sarà possibile espellere eventualmente i finiani dal partito nessuno lo spiega, ma a testimonianza che ormai la mediazione sia considerata praticamente impossibile ci sono anche le parole di colui che proprio in questi giorni ha provato l’ultimo tentativo: “Ho provato ad allargare uno spiraglio strettissimo, ma devo prendere atto che il mio tentativo non è stato raccolto e anzi temo sia stato letto nel senso opposto...”, dice La Russa interpellato telefonicamente da Apcom. Dopo le dichiarazioni di Fini da Napoli e dopo i commenti degli uomini vicini al Presidente della Camera, “sono dispiaciuto: pare che ci sia la gara a stringerlo questo spiraglio”.
L'IRA DI BONDI - Nuova bufera sull’opportunità che Fini ricopra ancora un ruolo istituzionale: “Non ci sono precedenti in Italia di interventi così marcati e ripetuti nel dibattito politico da parte di chi ricopre il ruolo di presidente della Camera. A prescindere dai contenuti delle opinioni politiche espresse si finisce per venir meno in questo modo ai doveri che il proprio ruolo istituzionale impone e si sacrificano le istituzioni di garanzia”, tuona Sandro Bondi.
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