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P3, Dell'Utri non parla ai pm E' indagato anche Caliendo

Il senatore: "Dopo Palermo, ho imparato". Il premier: "Fiducia al sottosegretario". Ma il finiano Granata chiede le dimissioni. Credito Cooperativo Fiorentino: Tremonti firma il commissariamento

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Roma, 27 luglio 2010 - Si è avvalso della facoltà di non rispondere il senatore Marcello Dell’Utri indagato nell’inchiesta sulla loggia 'P3' per violazione della legge Anselmi che vieta la costituzione di società segrete.

 

"A Palermo 15 anni fa ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora. Ora, come prevede la legge, mi avvalgo sempre della facoltà di non rispondere. E' una regola fondamentale per chiunque è indagato, la consiglio a tutti”, ha detto dell’Utri uscendo dagli uffici della procura di Roma. 

 

Dell'Utri era stato convocato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, titolare dell'inchiesta insieme al pm Rodolfo Sabelli, in merito l’incontro che attorno al 23 settembre si tenne nell’abitazione di Denis Verdini e che ha portato all’ordinanza di custodia cautelare contro Claudio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino.

 

Tuttavia per i pm romani che indagano sulla cosiddetta P3, nel gruppo che faceva capo a Flavio Carboni il ruolo di Marcello Dell’Utri, sotto il profilo politico, sarebbe stato superiore a quello di Denis Verdini, ascoltato ieri per nove ore.

 

IL CREDITO COOPERATIVO FIORENTINO - Il ministro del Tesoro Tremonti ha firmato il decreto di commissariamento del Ccf. Lo rende noto un comunicato di via XX Settembre che precisa che "la proposta di commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, formulata dalla Banca d’Italia, è arrivata ed è stata protocollata nella giornata di mercoledì 21 luglio 2010 presso la segreteria del CICR. La pratica è stata immediatamente istruita dagli uffici ed è stata siglata dal Direttore generale del Tesoro - Segretario del CICR - nella giornata di venerdì. Lunedì 26 luglio è stata ritrasmessa al Gabinetto del Ministro per la firma. Martedì il Ministro ha firmato il relativo Decreto". 

 

 

INDAGATO IL SOTTOSEGRETARIO CALIENDO - Intanto è stato iscritto del registro degli indagati anche il sottosegretario alla Giustizia. Anche a lui viene imputata la violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Il sottosegretario sarebbe coinvolto in diversi episodi, in particolare gli inquirenti contestano a Caliendo la partecipazione sempre alla cena il 23 settembre dello scorso anno. Fine della cena - secondo l'accusa - sarebbe stato come intervenire sul lodo Alfano, nominare Alfonso Marra a presidente della Corte d’Appello di Milano e come procedere per il ricorso presentato in Cassazione dall’ex sottosegretario Nicola Cosentino contro l’ordinanza d’arresto emesso dalla Procura di Napoli.


Tra le altre discussioni anche l’ispezione miniosteriale, mai avvenuta, che doveva essere inviata contro il collegio della Corte d’Appello di Milano che aveva respinto il rcorso contro l’esclusione dalle regionali della lista del presidente Roberto Formigoni.

 

Il sottosegretario, però, si difende: "Non ho mai contattato né fatto elenchi di giudici della Corte costituzionale favorevoli o contrari al lodo Alfano". Caliendo, come ha fatto più volte in passato quando ha indicato Lombardi come "millantatore", ripete che al pranzo a casa Denis Verdini, alla fine di settembre, lui rimase solo una mezz’ora e poi se ne andò per precedenti impegni in commissione Giustizia. "Solo successivamente - afferma - ho appreso che nel corso di quel pranzo si era parlato anche di questo (cioé del lodo, ndr). Tant’è che a tale proposito c’è la telefonata che Lombardi mi fece allegata all’ordinanza di custodia cautelare. Ma - ribadisce il sottosegretario alla Giustizia - io non ho mai parlato con giudici costituzionali del lodo ne’ fatto elenchi di chi era favorevole o contrario".

 

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha incontrato il sottosegretario Caliendo. "In relazione all’indagine quest’oggi annunciata nei suoi confronti - si lege in una nota di Palazzo Chigi -, gli ha espresso la più ampia solidarietà e, rinnovandogli piena fiducia, lo ha invitato a continuare a lavorare con l’impegno fin qui profuso".

 

Di diverso avviso il 'finiano' Fabio Granata, secondo il quale il sottosegretario alla Giustizia dovrebbe dimettersi. “E’ ovvio, è ovvio”, ha infatti risposto il parlamentare Pdl dai microfoni de ‘La Zanzara’, la trasmissione di Radio 24. “Anche se - ha poi aggiunto, sorridendo - come Dell'Utri oggi dovrei rispondere che mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. “Entrare nel merito del procedimento significa, quello sì, fare una politica giustizialista - ha detto - mentre sul piano politico quello che vale per Verdini e per Cosentino vale per Caliendo, altrimenti sarebbe una motivazione personale nei confronti di Verdini”.
 

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