P3, Verdini: "Mai saputo nulla Marcello Dell'Utri? E' un amico"
Il coordinatore del PdL: "La P3 è inesistente ma pericolosissima per la democrazia". Su Fini: "Non mi ha difeso". Parla anche Caliendo: "La cena? Mi invitò Lombardi. Non ho fatto nulla..."

Roma, 28 luglio 2010 - “Non conosco nulla, non ho mai saputo nulla, della cosiddetta P3 non ne conosco nè le attività nè le finalità”. Così il coordinatore del Pdl Denis Verdini, coinvolto nell’inchiesta sulla P3, ha aperto la conferenza stampa nella sede del Pdl a Roma.
LA P3? INESISTENTE - Della P3, ha aggiunto Verdini, “non so niente però mi trovo invischiato in questa cosa” e “penso sia molto pericoloso per la democrazia parlare di un’associazione segreta di cui non conosco nulla”. ‘’La P3 e’ inesistente ma pericolosissima per la democrazia - ribadisce -. Non per il senso che si sta dando in questi giorni all’inchiesta ma per quello che il Paese ha gia’ visto con la P2’’. Secondo Verdini, insomma, il rischio e’ che possa accadere quanto gia’ visto con l’associazione guidata da Licio Gelli, ‘’con tanta gente finita dentro le indagini e poi assolta dalle sentenze della magistratura’’.
DELL'UTRI -"Si è detto su più di un giornale che io avrei scaricato Dell’Utri. Ma Marcello Dell’Utri è un amico fraterno ed io non ho scaricato nessuno. Ho solo raccontato i fatti. Qui ci sono solo dei fraintesi» ha detto Verdini «Non c’è niente da scaricare - ha sottolineato ancora Verdini - anche perché non ho nulla da spartire in questa storia. Con Dell’Utri mi lega un’amicizia che certo non voglio scaricare e non ho scaricato, nè qui nè davanti ai magistrati». Secondo il Corriere, Verdini avrebbe addossato ogni responsabilità a Marcello dell'Utri, interrogato ieri dai pm ma che si è avvalso della facoltà di non rispondere. "Non conoscevo né Lombardi, né Martino - avrebbe detto Verdino ai magistrati - Fu Marcello Dell’Utri a portarli a pranzo a casa mia. Con lui siamo amici da una vita, è una persona carismatica. Se lui viene con qualcuno che cosa dovrei fare? Non posso certo chiedere i documenti alle persone che lo accompagnano".
SCONTRO CON BOCCHINO E FINI - “A Bocchino non permetto di entrare su questioni come la richiesta delle mie dimissioni. Vorrei ricordare a Bocchino che il Pdl si è stretto intorno a lui quando c’è stata una richiesta del gip nei suoi confronti”, ha aggiunto Verdini. “Chi mi investe di una richiesta di dimissioni - ha concluso - in nome di una presunta legalità dovrebbe essere ineccepibile, lindo”. E ancor:a "Mi dispiace che Fini non abbia tutelato un membro, come me, della Camera. E’ brutto che il presidente della Camera, il tutore della Camera chieda, direttamente o indirettamente, le dimissioni di un membri in forma generica e senza aspettare l’esito”, ha sottolineato ‘’Dalla terza carica dello Stato che e’ anche il mio presidente ed il tutore dei parlamentari c’e’ stato un giudizio sconveniente visto che ha parlato di dimissioni mentre era in corso un interrogatorio, anzi e’ stato sgarbato. Io l’ho anche votato come presidente’’.
'LA MIA VERITA'' - Ribadisce più e più volte la sua totale innocenza, e quando i giornalisti gli chiedono come sia allora possibile che ben tre Procure stiano indagando su di lui, Denis Verdini risponde con una battuta: “Mi indagano tre Procure? E’ la 3P...”. Una battuta che però è anche seria: “Quando lo dicono le Procure che esiste una P3 è vero, e quando io invece parlo di 3P non è vero?”.
Ma il coordinatore del Pdl è sicuro che la sua posizione sarà archiviata: “I Pm aprono tanti fascioli, e poi molti li chiudono.
Chiuderanno anche i miei, perchè la mia verità è la verità: non ho fatto nulla di nulla”.
CALDORO - La candidatura di Stefano Caldoro a presidente della Regione Campania “si è svolta in modo trasparente”, non c’è stato “nessun dossier su di lui ma un foglio giunto in via anonima al partito che è stato cestinato” ha detto Denis Verdini, che ha poi ribadito che le informazioni diffamanti su Caldoro non sono state prese minimamente in considerazione, “ci sono state alcune telefonate, tra cui una a Cosentino”, ed è risultato che si trattava “di chiacchiere vecchie e di roba di nessun conto”. Poi lo stesso Caldoro disse, “giurando sul suo onore, che non era vero niente”.
IL COMMISSARIAMENTO DEL CCF - Un atto dovuto, un fatto ordinario nei doveri del ministro”. Nessuna polemica nei confronti del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che ha firmato il commissariamento del Credito cooperativo fiorentino, la banca di cui lo stesso Verdini è stato presidente fino a pochi giorni fa. E a proposito delle dimissioni, esclude: “Non ho parlato con Tremonti prima di dimettermi”. " Non manca un soldo, la banca è solida, ci sono tutte le garanzie”, ribadisce più volte. “Chi ha i soldi lì dentro non rischia niente - puntualizza Verdini -, la banca andrà avanti come quando c’ero io, non manca niente”.
I SOLDI PER 'IL GIORNALE DELLA TOSCANA" - ‘’Io personalmente non ho toccato un soldo e, anzi, nella vicenda del giornale ce ne ho rimessi tanti. Miei e della mia famiglia’’. Cosi’ il coordinatore del Pdl ha spiegato l’operazione da 2,6 milioni di euro relativa al ‘Giornale della Toscana’ che i magistrati gli contestano. Verdini ha sottolineato che i 2,6 milioni erano un aumento di capitale, di cui sono stati versati solo 800 mila euro.
I RAPPORTI CON CARBONI - "Carboni l’ho conosciuto per la prima volta nel maggio del 2009, sapevo che era stato assolto dall’inchiesta sull’omicidio Calvi, affari con lui io non ne ho mai fatti”. È quanto ha puntualizzato il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a proposito dell’inchiesta sull’eolico in Sardegna. Verdini ha ribadito di “non aver mai sentito parlare di siti, di terreni e di società”. “Io ho messo in contatto due persone - ha concluso Verdini - ma non è successo nulla perché la Regione Sardegna non ha dato l’autorizzazione”.
NIENTE LODO ALFANO - Nelle conversazioni tra Denis Verdini e gli altri appartenenti alla presunta P3 “parlo solo delle candidature, specificamente della Campania, e non del lodo Alfano”. Lo tesso coordinatore del Pdl sottolinea che “è il mio lavoro avere contatti e fare istruttorie su possibili candidati. La selezione dei candidati - ribadisce - è il mio lavoro”. Dopo gli incontri sulle candidature, “mai più sono stato interpellato sul lodo Alfano: nessuno mi ha mai detto niente, nessuno mi cita. Con me nessuno parla di questo argomento”. E dunque “è strano che io sia ricondotto alla P3 per queste cose”. In ogni caso, conclude, “il lodo Alfano era l’argomento di tutti i giornali e di tutti i salotti”
PARLA CALIENDO - Intanto parla con i giornali anche l'altro indagato, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, che alla Stampa dichiara di avere la "certezza matematica di non aver commesso nulla di illecito, ma nemmeno di scorretto", e che quindi dichiara di non aver alcuna intenzione di dimettersi. "Proprio non mi aspettavo di finire nel registro degli indagati - dice Caliendo - di tutte le accuse, di tutti i fatti descritti, io non ho fatto niente. Ma proprio niente, e lo dimostrerò. In più di 40 anni di magistratura - aggiunge - mai e dico mai sono stato nemmeno avvicinato da personaggi dubbi o per richieste strane".
Lombardi, spiega Caliendo, "era una specie di segretario dell’associazione che avevo contribuito a fondare nel ‘99, il Centro studi per il diritto e la libertà. E comunque, non gli ho mai presentato nessuno mentre lo incontravo ogni tanto con altri magistrati e altri personaggi pubblici".
Quanto alla cena a casa di Verdini cui partecipò anche Flavio Carboni, Caliendo sottolinea di essere stato invitato da Pasquale Lombardi: "Mi telefona e mi dice: vieni da Verdini? E io che ne sapevo che ci sarebbe stato Carboni? Dopodiché, mai avuto rapporti con lui, mai telefonato e neppure con Martini".
Quanto all'accusa di aver fatto pressione sui giudici costituzionali per il Lodo Alfano, Caliendo nega e spiega: "Quello era diventato un gioco di societa’, tutti a fare conti e previsioni. Ma io non ho mai parlato e nemmeno conosco giudici costituzionali". Certo, ammette, "capisco che si possa comprendere male qualche intercettazione, per questo avevo chiesto io di poter incontrare i pm".
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