Silvio-Gianfranco: la rottura è vicina E 'Il Giornale' attacca su una casa di Fini
La Russa spera ancora: "Se c’è una via, la troveremo", e ipotizza un ufficio di presidenza entro la settimana. Ma gli osservatori politici sono unanimi: la rottura è vicina
Roma, 28 luglio 2010 - Acque sempre agitate nel Pdl. Si parla con insistenza di un Ufficio di presidenza per uscire dall’impasse dopo le ultime tensioni tra i cofondatori del partito Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, ma allo stato non c’è ancora nessuna convocazione ufficiale.
Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore nazionale del Pdl, non esclude un Ufficio di presidenza entro la settimana e assicura che saranno tentate tutte le strade per trovare una soluzione e sciogliere tutti i nodi sul tavolo. "Se c’è una via, la troveremo" assicura La Russa rispondendo alla domanda su come si può uscire dallo stallo attuale con un chiarimento tra il Cavaliere e il presidente della Camera.
Ma che sia in vista il redde rationem è tesi unanime tra i giornali. "Fini ha i giorni contati", titola ‘Libero', mentre per ‘Il Foglio' "il Cav. pronto a rompere con Fini dopo la manovra, medita di convocare i vertici del partito venerdì per mettere alla porta il cofondatore. Ma smentisce".
"Il Giornale" titola "rottura a un passo, pronto il partito di Fini. La scissione del Pdl è vicina, manca solo la scintilla per la rottura tra Berlusconi e il presidente della Camera. Solo Bossi e Tremonti frenano il Cav: vogliono l’ok definitivo su manovra e federalismo prima della resa dei conti".
Ma il quotidiano di proprietà di Paolo Berlusconi fa di più, e in prima pagina lancia un altro attacco - piuttosto personale - a Fini: sotto il titoletto in rosso 'questione morale', si ricostruisce la storia di un appartamento a Montecarlo lasciato dieci anni fa in eredità ad An, lasciato sfitto e inutilizzato per sei o sette anni e finito ora in mano a una 'misteriosa', la definisce il quotidiano, finanziaria straniera. Ora un inviato è andato a curiosare a Montecarlo scoprendo che nell'appartamento "abitano familiari del presidente della Camera".
Sul citofono è stampigliato il cognome 'Tulliani', come la moglie di Fini. Il cronista suona, qualcuno risponde ma poi si rifiuta di far salire il giornalista e anzi chiama la polizia.
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