Lo sfogo del premier: "Intercettazioni? Ritiro la legge Così è massacrata"
Annuncio a sorpresa di Berlusconi. I finiani: "Sarebbe una nostra vittoria". L'Idv: "E' l'unica cosa sensata che ha detto"
ROMA, 29 luglio 2010 - Sulle intercettazioni, non senza recriminare, Silvio Berlusconi sembra arretrare. "La legge sulle intercettazioni è stata massacrata e io sono tentato addirittura di ritirarla", dice a sorpresa dopo una battaglia durata mesi davanti agli ambasciatori italiani riuniti alla Farnesina.
"Questa legge migliorerà qualche cosa - molla la presa il premier - ma non ridà al cittadino la inviolabilità delle comunicazioni. Non è vivere in un paese civile pensare che non possiamo parlare al telefono di certe cose...".
Del resto, per il Cavaliere, questo non è che l'ennesimo esempio degli scarsi poteri che un premier ha in Italia: "lavori per delle notti, mandi fuori un bel cavallo e ti ritrovi un ippopotamo".
Eppure, Berlusconi alla legge sulle intercettazioni tiene moltissimo. Lo aveva ribadito qualche giorno fa nonostante l'irritazione, espressa pubblicamente, sulle modiche, frutto di un accordo con i finiani "che avevano stravolto la legge".
Il premier avrebbe voluto il via libera definitivo prima dell'estate. Ieri, invece, la tentazione di buttare tutto all'aria. "Noi eravamo pronti a votare il disegno di legge - commentano i finiani Briguglio e Granata - Noi abbiamo contribuito ad apportare al provvedimento delle correzioni doverose. Comunque se il testo verrà ritirato sarà una nostra vittoria". "Il ritiro del ddl sarebbe la prima cosa sensata di Berlusconi", dice Massimo Donadi dell'Idv.
"Che fa ritira il ddl?". Ferdinando Casini chiede conferme ai cronisti prima di lasciare Montecitorio. "Ah, è tentato... Allora posso andare a casa a cenare".
Ieri, intanto, la commissione trasporti della Camera ha espresso un parere sul ddl intercettazioni sottolineando la necessità di rivedere la norma sull'obbligo di rettifica per i blog. "Io e il governo siamo disponibili a verificare l'opportunità di modificare quella parte", ha detto la presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno.
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