P3, la Procura: "Il nome 'Cesare' veniva usato per più persone"
Sarà sentito Caliendo, i magistrati non convocheranno Berlusconi come testimone. Il giudice Martone va in pensione
Roma, 29 luglio 2010 - Lo pseudonimo ‘Cesare’ usato da alcuni componenti della cosiddetta P3 non fa riferimento in modo esclusivo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La valutazione si è appresa a piazzale Clodio. Gli inquirenti sottolineano che il nomignolo è utilizzato al pari del ‘capo’ dei posteggiatori. “Si chiama così un terzo soggetto da interessare per una data vicenda”, si spiega. In una nota, i carabinieri del nucleo operativo comunque riferivano il nome ‘Cesare’ al premier.
“In ogni caso - si sottolinea - non emergono fatti di rilevanza penale attribuibili a questo soggetto, chiunque sia”. In ogni caso, si ribadisce, i pubblici ministeri che indagano sulla P3 non intendono convocare come testimone Berlusconi. Questa circostanza non era stata esclusa dal difensore di Denis Verdini, a proposito dei chiarimenti sul dossier che stato fatto per screditare, nel corso dell’ultima campagna elettorale per le amministrative, l’attuale presidente della regione Campania Stefano Caldoro.
L'INCHIESTA - Sul fronte dell’inchiesta il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, sarà interrogato domani dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli che lo hanno iscritto nel registro degli indagati per violazione della legge Anselmi sulle società segrete.
Mentre Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, sarà sentito lunedi 2 agosto dai magistrati della procura di Roma. Formigoni è stato convocato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli come persona informata sui fatti in relazione alle pressioni che il gruppo che faceva capo a Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi avrebbe esercitato quando la lista riconducibile allo stesso Governatore, in occasione delle elezioni regionali, fu esclusa dalla commissione elettorale della corte di appello di Milano.
LA RELAZIONE DI BAKITALIA SUL CCF- La relazione della Banca d’Italia che ha determinato il commissariamento del Credito Cooperativo fiorentino già presieduto da Denis Verdini è sul tavolo del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo al quale è affidata l’indagine sulla ‘P3’.
Alcuni degli episodi ritenuti irregolari e presi in considerazione dall’organo di vigilanza per censurare le iniziative del ‘credito', erano già nel mirino della Procura di Roma. Ed ora, forti dei rilievi della Banca d’Italia e delle sue conclusioni i magistrati della Procura stanno approfondendo i loro accertamenti per avere una risposta ai loro sospetti già oggetto di indagine sulla irregolarità di certe operazioni ora censurate anche dall’organo di vigilanza.
IL GIUDICE MARTONE LASCIA LA TOGA - Il plenum del Csm ha dato il suo via libera al collocamento a riposo per anzianità dell’ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone, fino ad oggi magistrato fuori ruolo perché componente della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. A voler lasciare la magistratura è stato lo stesso Martone, che aveva annunciato questa sua decisione nelle scorse settimane, dopo che, il suo nome era emerso negli atti dell’inchiesta romana sugli appalti sull’eolico e la loggia P3.A Martone non è stato conferito il titolo onorifico di procuratore generale aggiunto della Corte di Cassazione, parificato come prevede la legge, «a ogni effetto giuridico ed economico a quello di presidente aggiunto della Suprema Corte.
Nella delibera proposta in plenum dalla quarta Commissione di Palazzo dei Marescialli era previsto il conferimento del titolo, ma dato il contesto nel quale Martone ha maturato la sua decisione di lasciare la toga, è stato presentato un emendamento, fatto proprio dalla relatrice della pratica, il togato di Md Elisabetta Cesqui, per eliminare il conferimento del titolo onorifico.
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