IL COMMENTO / Il vestito di Fregoli
Mirabello ha lasciato le cose come le ha trovate: in bilico tra un problematico tentativo di triangolazione del centrodestra in un rapporto Berlusconi-Bossi-Fini, e la prospettiva di dissoluzione della maggioranza proiettata verso elezioni anticipate...

Roma, 6 settembre 2010 - E’ stato un comizio. Di grande livello, ma pur sempre un comizio. Mirabello ha lasciato le cose come le ha trovate: in bilico tra un problematico tentativo di triangolazione del centrodestra in un rapporto Berlusconi-Bossi-Fini, e la prospettiva di dissoluzione della maggioranza proiettata verso elezioni anticipate. Chiaro che Fini ha intenzione di conservare la maggioranza sotto la tenda ad ossigeno il più a lungo possibile, finché l’appello al corpo elettorale non gli appaia più una promessa che una minaccia. Quasi altrettanto chiaro l’interesse di Berlusconi a stare al gioco finché non esploda l’insostenibile doppio gioco di un alleato che è anche un nemico mortale.
Si vedrà in Parlamento, quando la tenuta del centrodestra sarà messa alla prova dei fatti, con il passaggio dalle generiche dichiarazioni d’intenti su un patto di fine legislatura alle concrete scelte sulle cose da fare. Meno chiaro, al momento, l’interesse di Bossi. Il terzo vertice del triangolo può ritenere più conveniente accelerare l’atto di morte della maggioranza per mettere quanto prima all’incasso il suo credito elettorale.
Nel merito, il discorso di Mirabello è un capolavoro di retorica e di doppiezza. Fini si è tagliato su misura un abito da vittima del satrapo di Arcore, come se la crisi di rigetto che il 29 luglio scorso lo ha escluso dal partito che aveva contribuito a fondare non fosse stata da lui stesso pianificata con la lunga serie di interventi che lo hanno portato sempre più lontano da Berlusconi e sempre più in sintonia con le posizioni della sinistra. Naturalmente, Fini si guarda bene dal fare la parte del “ribaltonista”, ben sapendo quanto poco il suo pubblico apprezzi condotte un tempo dette “badogliane”.
Al contrario, indossa un altro dei travestimenti che in questi anni ne hanno fatto il Fregoli della politica, per un ritorno alle origini destrorse non solo berlusconiane, ma almirantiane. Rivendica lo spirito originario del berlusconismo che è in lui, tant’è che si impegna a fornire al capo del governo lo scudo legislativo che gli manca per difendersi dalle persecuzioni giudiziarie. Unica mano tesa, in una nube di frecce avvelenate. Tra cui perfino la richiesta perentoria di un “codice etico per chi ricopre cariche pubbliche”, francamente sorprendente perché non accompagnata da chiarimenti sul caso, fin troppo noto, che lo riguarda. Fregoli che sia, il troppo stroppia.
di Franco Cangini
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