Pdl-Fini, veleni e accuse Vertice Berlusconi-Bossi
Il leader di Fli: "Il Popolo della Libertà non c'è più". Capezzone e Cicchitto: "Incompatibilità con la guida della Camera". Il premier oggi incontra i leader Carroccio, domani i vertici del suo partito
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Rutelli: "Nuovo polo è vicino". Bersani: "Crisi politica confermata"
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Roma, 6 settembre 2010 - Oggi l’incontro con lo stato maggiore della Lega Nord, domani un summit con i vertici del Pdl. Silvio Berlusconi, a meno di cambiamenti di agenda, riunirà domani lo stato maggiore del Popolo della libertà per una colazione di lavoro nel primo pomeriggio a palazzo Grazioli. Dovrebbero partecipare all’incontro i capigruppo e coordinatori del Pdl, il Guardasigilli Angelino Alfano, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, anche se non è escluso che al vertice con il Cavaliere prendano parte anche altri ministri.
PDL CONTRO FINI - Ignazio La Russa sottolinea che la maggioranza è "precaria", ma il discorso di Fini "non cambia nulla" e il centrodestra non può che "andare avanti". Il ministro della Difesa, intervistato da Repubblica dice che quello di Fini è stato "un discorso ambiguo, senza chiarezza e senza coraggio. E' stato un furbo tentativo di non assumere decisioni". Insomma, "è stato un prevedibile tentativo di mettere il cerino nelle mani di Berlusconi. Ma noi non abbocchiamo".
Un altro ex An, Altero Matteoli, ministro delle infrastrutture, sottolinea invece: "Mi chiedo come sia possibile dire che il Pdl non c’è più solo perché un pezzetto del partito si stacca. Davvero assurdo. E clamoroso. Il presidente della Camera non può affermare di voler ricreare attorno a se un nuovo Pdl, senza essersi prima confrontato con gli elettori. E per far questo è necessario creare un nuovo partito. È l’aspetto di maggiore negatività del suo discorso".
"Per il resto le sue sono parole da comizio - ha continuato durante un'intervista a 'Il Mattino' - anzi, ad un certo punto mi ha riportato indietro nel tempo: sembrava uno di quei comizi vecchio stampo dell’Msi. E poi quel continuo stridente andare avanti e poi indietro. Dire e frenare. Sembrava, come diciamno noi toscani, un caciucco: dentro c’era davvero di tutto. Ma poi gratta gratta, zero proposte concrete e toni alti solo quando si è trattato di criticare. Sinceramente mi è sembra tutto un po' debole".
Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, durante una videochat sul sito web del Tg1, minimizza invece l'accaduto. "Sono anni che ci sono questi discorsi, che sono in ballo gli attacchi di Fini e dei finiani, non è che l’abbiamo scorpeto oggi. Il discorso di ieri era nella linea di una serie di intenzioni politiche espresse in questi due anni. Non è che sia avvenuto un fatto traumatico e dirompente".
Dunque, per Bonaiuti non ha senso chiedersi se le elezioni sono più vicine: “Non do mai questi giudizi, significa che ci vestiamo da mago Zurlì... Stiamo al giorno per giorno. Dipende da come andrà il confronto in Parlamento, andiamo a vedere, ci sono questi cinque punti che sono la continuazione di un programma che abbiamo cominciato a realizzare ed è quello su cui tutti i deputati del Pdl, della Lega, sono stati eletti”.
LA PRESIDENZA DELLA CAMERA - Il giorno dopo è scontro anche sulla presidenza della Camere. "Comunque la pensi Gianfranco Fini e qualunque siano le sue scelte, per milioni di cittadini italiani si pone il tema della compatibilità tra le sue azioni politiche di questi mesi e la sua permanenza alla Presidenza della Camera". Così il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone.
"Nella politica italiana si erano viste molte cose, e anche, da anni, una qualche tendenza interventista dei Presidenti delle Camere. Ma mai nessuno - fa rilevare Capezzone - si era spinto fino al punto di usare una delle massime cariche dello Stato per la costruzione di un proprio soggetto politico, in polemica quotidiana e costante con un Governo e con una maggioranza".
All'attacco anche il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto. "Sul terreno del partito francamente il Presidente Fini non può dar lezioni". È quanto afferma il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, all’indomani del discorso di Fini a Mirabello. E, secondo Cicchitto, il presidente della Camera non può dare lezioni "per due ragioni: in primo luogo nessuna formazione politica poteva reggere ulteriormente quello che è successo nel Pdl negli utimi mesi. Infatti, si è andati molto oltre la fase iniziale della differenziazione operata da Fini su alcuni temi quali la cittadinanza, l’immigrazione e la bioetica, sui quali si aprì una serena discussione. Invece, nessun partito può reggere senza auto-distruggersi a quanto negli ultimi mesi è avvenuto:una decina di dichiarazioni quotidiane che contestavano frontalmente tutto, dal presidente Berlusconi, al governo, al partito".
"In secondo luogo - prosegue Cicchitto - non ci sembra che la gestione passata di An fosse molto liberale; per fare un esempio: solo per 4 chiacchiere al bar, Fini rivoluzionò in poche ore i vertici del partito. Per quello che riguarda il presente e il futuro, nel momento in cui il Presidente Fini dichiara che il Pdl è finito e dàvita a Futuro e libertà, che ha già il suo gruppo parlamentare, è evidente che, se non ci troviamo di fronte a un nuovo partito, poco ci manca".
E anche lui pone la questione della presidenza della Camera: "Emerge un problema che lo stesso presidente Fini deve porsi: il Presidente della Camera deve essere per definizione al di sopra delle parti anche per gli enormi poteri istituzionali di cui individualmente gode. Nessuno può contestare che oggi il presidente Fini è in a prima linea nello scontro politico".
Ma Italo Bocchino, interpellato dall’Agi, replica alle obiezione mosse da Cicchitto e Capezzone con fermezza. "Arrivano con dieci anni di ritardo - spiega il capogruppo di Fli - perché nel 2001 votarono e votammo Casini, che era leader di partito, allo scranno più alto di Montecitorio. Quando gli conviene, come nel caso di Casini, non trovano nulla da obiettare, mentre quando gli conviene, come nel caso di Fini, usano strumentalmente il problema dela incompatibilità. Noi siamo sempre della stessa idea - puntualizza Bocchino - nel 2001 votammo Casini e oggi non vediamo problemi nel ruolo di Fini".
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