Fisichella: "Gianfranco mi pare confuso E' stato lui a far morire An"
Intervista al politologo che inventò il nome di Alleanza nazionale e del partito di Fini fu a lungo l’ideologo. Ne uscì, ironia della sorte, accusando il Capo di essere troppo indulgente con la Lega e di non opporsi al federalismo
ROMA, 7 settembre 2010 — POLITOLOGO tra i più stimati, Domenico Fisichella inventò il nome di Alleanza nazionale e del partito di Fini fu a lungo l’ideologo. Ne uscì, ironia della sorte, accusando il Capo di essere troppo indulgente con la Lega e di non opporsi al federalismo. Deluso dalla politica, è tornato agli studi: a giorni, per Carocci, pubblicherà ‘Il miracolo del Risorgimento’.
Professore, crede anche lei che Fini voglia rifare An?
«Sarebbe paradossale, visto che An c’era ed è stato lui a farla morire. Mi ricorda Rutelli, che volle a tutti i costi sciogliere la Margherita nel Pd per poi scoprire che il partito era egemonizzato dai Ds...».
Magari i due si ritroveranno con Casini nel Terzo polo.
«Ma lo sa che sono stato io a suggerire a Casini di fare ‘il Partito della nazione’? Detto questo, non credo che il Terzo polo vedrà la luce: non ci sono le condizioni».
E allora, che farà Fini?
«Difficile dirlo. Mi pare confuso, sostiene di voler fare un partito liberale ma poi si richiama a Giorgio Almirante, che, francamente, di liberale aveva poco...».
Dice di muoversi spinto da ideali politici.
«Sì, ma stiamo ai fatti. L’unità nazionale è un ideale degnissimo, ma quando io gli facevo presente che in un Paese come il nostro il federalismo avrebbe provocato un disastro lui non sembrava così allarmato».
Cosa le diceva?
«Diceva che tanto non si sarebbe mai fatto, e invece si farà e si farà con la complicità della destra... Mi pare che anche quando parla di legalità Fini non abbia un progetto ideale né una strategia precisa, solo una tattica: mettere fuori gioco Berlusconi».
Un disegno personalistico?
«Sembrerebbe. Viviamo in un’epoca in cui è difficile distinguere i partiti dai leader, e in cui la cultura politica e le radici storiche sono considerate seccature. Guardi il Pd: impossibile indentificarlo se non attraverso la fisionomia del suo leader del momento».
Le critiche di Fini al Pdl sono dunque legittime.
«Certo, ma dire che il Pdl è morto è troppo. E’ stato vulnerato, ma a decretarne la morte potranno essere solo i cittadini il giorno delle elezioni».
Quando, secondo lei?
«Presto. Vede, a causa dei finiani Berlusconi non è nelle condizioni di governare ma può evitare che altri governino al suo posto. In un simile contesto, le elezioni anticipate rappresentano una prospettiva ineludibile».
Non crede a un governo di transizione?
«No. Quella della riforma della legge elettorale è una retorica, ma se entriamo nel merito vediamo che non esiste una maggioranza coesa attorno a un preciso progetto di riforma».
Si tornerà alle urne, dunque.
«Sì, e di buono c’è che questo comporterà uno stop di almeno un anno al federalismo. E se Berlusconi capirà che la missione del Pdl è quella di temperare la Lega e riuscirà nell’impresa sarà un bene per tutti».
Il bipolarismo reggerà?
«Nonostante la debolezza di Pdl e Pd e la presenza di forze politiche centrifughe, credo di sì».
di Andrea Cangini
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