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I colonnelli in trincea: "Fini non è incompatibile Dieci anni fa nessuno contestò Casini"

Il giorno dopo la sostanziale rottura di Mirabello, i finiani non alzano i toni della polemica col Pdl. Enfatizzano i contenuti del discorso del loro leader, ma per lo più, compresi i pasdaran, evitano di forzare la mano

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Fabio Granata, 51 anni (foto Ansa, Claudio Onorati)
Fabio Granata, 51 anni (foto Ansa, Claudio Onorati)

ROMA, 7 settembre 2010 - IL GIORNO dopo la sostanziale rottura di Mirabello, i finiani non alzano i toni della polemica col Pdl. Enfatizzano i contenuti del discorso del loro leader, ma per lo più, compresi i pasdaran, evitano di forzare la mano. E’ questa l’indicazione ricevuta dal presidente della Camera che non vuole offrire pretesti a Berlusconi per accusare il gruppo di Futuro e Libertà di puntare alla spaccatura totale dopo l’ambigua formula (alleati col Pdl, ma liberi di decidere) suggerita da Fini. La linea è quella di attendere un paio di giorni, aspettare l’incontro del premier con la Lega e quello di oggi coi vertici del Pdl, valutare bene quanto verrà deciso e poi muoversi. Sono queste le prossime fasi del passaggio di palla che incombono sul Pdl.

MA CI SONO evidentemente personalità e argomenti che impediscono i toni bassi. Italo Bocchino non si lascia sfuggire l’occasione offerta da Cicchitto e Capezzone che hanno suggerito, come altri del Pdl, a Fini di lasciare la presidenza della Camera giudicata ora incompatibile col ruolo di leader di un partito. «Arrivano con dieci anni di ritardo», replica loro Bocchino che ricorda come nel 2001 tutto il centrodestra votò Casini «che era leader di partito, allo scranno più alto di Montecitorio». Allora, insiste, «non trovarono nulla da obiettare, mentre nel caso di Fini usano strumentalmente l’incompatibilità: noi invece rimaniamo della stessa idea».


C’è chi sembra nervoso e la butta sul personale. E’ il caso del direttore del Secolo, Flavia Perina, che assicura che Fini non è la Brambilla «che deve gratitudine al premier perchè è stata presa da una condizione di piccola e media imprenditrice ed è diventata ministro». Perciò, assicura, la «categoria della gratitudine può riguardare persone che da zero sono diventati tutto, non il leader di una forza politica radicata da 50 anni».


Un ultrà finiano come Granata ha deciso di prendersi una giornata di riposo e punta sull’intimistico: «Che bella domenica di idee, passione e impegno quella trascorsa con Fini e la nostra comunità umana e politica!». Per poi annunciare che, dopo la «risposta coraggiosa e potente a chi pensava di dividerci con le minacce o le finte aperture» si è rimessa in moto la politica: con Fini, poetizza Granata, «abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo e ora inizia il difficile, il bello...».
Con la stessa sensibilità Enzo Raisi che assicura che domenica «è stata la più bella giornata della mia vita politica: ho pianto di gioia e Fini è un gigante...». Poi la sintesi politica: «Ora il Pdl non esiste più».

LA FOTOCOPIA Angela Napoli, felice per il fatto che Fini «ci ha ridato entusiasmo e speranza», ma soprattutto sicurissima che il Pdl «non c’è più, anzi, non è mai nato». Poi, però, anche lei scivola sul polemico: «Traditori solo coloro che non rispettano i programmi elettorali, che propinano leggi ad personam, non noi...».
Il sito finiano Generazione Italia ha commissionato un sondaggio sul comizio di Fini: un 76 per cento di chi l’ha ascoltato in tv ha giudicato «complessivamente positivo» il suo discorso.
 

di Ugo Bonasi

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