Alleanze e leadership: incerto tra Idv e Udc, il Pd irrita tutti
Le mosse dell'opposizione in caso di elezioni: Casini: "Noi da soli", Di Pietro: "Bersani con noi o coi centristi?"
ROMA, 7 settembre 2010 - C’È BISOGNO di un leader a sinistra? Di Pietro è pronto. Il leader dell’Idv rompe gli indugi, costringendo Pier Ferdinando Casini a uscire allo scoperto: «Se si votasse domani — ha ammesso il leader dell’Udc — andremmo da soli». Così, mentre il centrosinistra comincia a comprendere che è l’ora di organizzarsi tanto che Nichi Vendola chiede di mettere da parte «le rendite di posizione di ciascuno e gli interessi di bottega», Di Pietro spiazza gli immobili del Nazareno: «Tutti quelli che si sono proposti finora — ha detto — non mi sembrano in grado di vincere la partita; secondo me il candidato deve essere una persona che va oltre le rappresentanze dei singoli partiti e, sentendo certe candidature, non mi tiro indietro».
QUINDI l’attacco diretto al Pd. Dove, a detta di Di Pietro, «non decidono ancora se vogliono sposarsi con l’Italia dei Valori o con l’Udc; all’altare vorrebbero andarci con l’Idv e poi alla spartizione della lottizzazione dei posti, a letto a fare meretricio, vorrebbero andarci con l’amante dell’Udc». La quale, supposta amante centrista di facili costumi, sembra non aver davvero voglia di copule clandestine. «Il Pd — ecco la proposta di Casini — deve scegliere se portare avanti l’alleanza con Di Pietro, che è un serio ostacolo all’alternativa; chi appoggia chi contesta Dell’Utri e Schifani fa un assist a Berlusconi».
Non solo: le scelte sulle alleanze, ha chiarito ancora Casini, dipendono anche dalle scelte su personaggi come Grillo. «E ricordo — ha sostenuto ancora Casini — che per colpa di Beppe Grillo abbiamo perso le elezioni in Piemonte». Chiarezza, dunque, nelle intenzioni del Pd, perché ancora non è affatto chiaro, tanto per fare un esempio, «se la formula delle Marche (un’alleanza Pd-Udc-Idv, ndr) è un incidente di percorso del Pd».
«LA CRISI politica è conclamata — si limita a ripetere Pier Luigi Bersani — Berlusconi si dimetta e si affidi a Napolitano». «Oggi il nuovo polo centrista è più vicino», s’illude Francesco Rutelli. «Berlusconi rassegni le dimissioni e allora si aprirà un’altra pagina», sogna Enrico Letta. Intanto, mentre quattro intellettuali come Andrea Camilleri, Paolo Flores D’Arcais, Don Andrea Gallo e Margherita Hack chiedono al Popolo Viola di non dividersi in due manifestazioni distinte (il prossimo 2 ottobre, contro Berlusconi), Vendola sprona il centrosinistra a «dire qualcosa di diverso su tutto, anche sulla politica internazionale, sulla società, sul lavoro, sui diritti». Facile a dirsi, complicata la pratica, ma Dario Franceschini ci crede: «Dobbiamo essere una credibile alternativa e costruire con chiarezza le nostre priorità. Faccio un appello. Basta con le rottamazioni, con le autocandidature, con i rancori del passato».
di ELENA G. POLIDORI
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