Fini: "Dimissioni? Chiederle è da analfabeti istituzionali" Berlusconi mobilita il Pdl
Dopo la richiesta di Lega e Pdl di dimissioni, Fini parla al tg La7 di Mentana con tanto di Costituzione in mano. E il Cavaliere pensa a una manifestazione di massa a Milano il 3 ottobre
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Roma, 7 settembre 2010 - "Sarò il presidente della Camera per tutta la legislatura”. Esordisce così Gianfranco Fini ospite di Enrico Mentana nel corso dell'edizione delle 20 del tg de La7.
In realtà, la notizia arriva in uno scambio di battute tra i due. "Do la parola - dice il direttore di La7 - a quello che oggi è il presidente della Camera". "E per tutta la legislatura", replica Fini. "Almeno fino alla fine del telegiornale", insiste Mentana. "No, per tutta la legislatura", insiste l'ex leader di An. "E quanto durerà?", chiede allora Mentana. "Questo - conclude Fini - nessuno lo sa. Io mi auguro per ancora tre anni".
"Io credo - prosegue ancora Fini - che il sottotitolo della giornata di oggi sia tanto rumore per nulla. Il presidente Berlusconi e Bossi non saliranno al Colle per le mie dimissioni perché dimostrerebbero al Colle di essere analfabeti del diritto costituzionale. Non si chiedono le dimissioni del presidente della Camera e del Senato, nessuno ha il potere di chiederle le dimissioni, tanto meno il Presidente della Repubblica".
Nel corso dell'intervista Fini mostra più volte la Costituzione, di cui legge anche alcuni passi, e poi definisce Bossi "un simpaticone" per aver "detto che bisogna provvedere al trasloco di Fini". "Come se la Camera fosse una depandance del governo", commenta, aggiungendo che, per fortuna, in Italia c’è la "separazione dei poteri". "Io - dice ancora Fini - mi sento libero e in pace con la mia coscienza, ma mi sento ancora nel centrodestra".
Per il presidente della Camera "andare a votare adesso è da irresponsabili", ma "in caso di crisi di governo, e cioè se il presidente Berlusconi dovesse ritenere di non avere più la maggioranza", gli esponenti di Futuro e Libertà sarebbero "prontissimi". "Il mio auspicio - aggiunge - è che chi è al governo non deve cercare il consenso, ma dimostrare di saper governare. Se dovesse prevalere l’irresponsabilità noi non ci sentiremo tra coloro che a cuor leggero vogliono andare alle elezioni, ma siamo pronti ad affrontarle, vogliamo fare politica".
Incalzato da Mentana, Fini parla anche dell'ormai famoso appartamento di Montecarlo. "Non sono mai andato in quella casa", dice invitando chi sostiene il contrario a provarlo perché lui non ha "nulla da nascondere". Il presidente della Camera dice infatti di attendere "serenamente" che i giudici accertino come sono andati i fatti.
Fini comunque si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe. "Quando ci sarà l’esito delle inchieste della magistratura, questa storia farà ridere ancora più di oggi", aggiunge spiegando che però saranno risate amare, perchè "chi in questi mesi ha malignato e insinuato ne risponderà in tribunale". Fini, infatti, dice di essere "indignato con chi da un mese ha sottoposto la mia famiglia a un’autentica lapidazione", che non ha leso i rapporti in casa ("ci ha uniti ancora di più").
E a proposito del fratello della moglie, il presidente della Camera spiega che "Tulliani l’ha affittata. Ma questo - si chiede - vi pare un problema della politica italiana? Su questa storia - insiste - sta verificando la magistratura. Basta un po' di pazienza".
Enrico Mentana chiede infine a Gianfranco Fini quale domanda farebbe a Silvio Berlusconi, se il premier accetterà l’invito per un’intervista al Tg La7, e il presidente della Camera risponde: "Crede davvero il presidente del Consiglio di poter guidare un grande partito liberale di massa, plurale, aperto alla democrazia, espellendo in due ore il cofondatore con delle accuse francamente risibili? Sono stato accusato - aggiunge - di 'concorso' insieme alle procure nella campagna di abbattimento del presidente del Consiglio. Aspetto ancora una risposta a questa domanda". "Vedrà che se viene qui gliela farò io", assicura Mentana. Ma Fini dubita dell’esito finale: "E vedrà che non le risponderà".
PDL IN PIAZZA - Intanto Silvio Berlusconi pensa a una 'contro-Mirabello': una manifestazione in piazza, probabilmente piazza Duomo a Milano, dove il Cavaliere spieghi ai suoi sostenitori quanto fatto dal governo fino ad ora e forse i 5 punti del programma che dovrebbero essere presentati in parlamento. La data è ancora da definire anche se l’ipotesi più probabile è quella di farla coincidere con la giornata di chiusura della festa nazionale del Pdl il 3 ottobre. Giornata che da programma prevede comunque il comizio finale del premier.
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