Libia: mozioni ok, ma rissa in Aula Di Pietro "Silvio e Frattini conigli"
Passa anche la risoluzione dell'opposizione, stop a quella dei Radicali. Assenza di Berlusconi fa discutere. Di Pietro al vetriolo. La Russa: "Gioco sporco del Pd". Bersani: "Paese senza Governo"
Roma, 24 marzo 2011 - Passa per soli sette voti alla Camera la risoluzione della maggioranza sulla Libia: il documento è stato approvato dall’Aula della Camera con 300 voti a favore, 293 contrari e 2 astenuti. Sulla mozione presentata da Pd, Idv e Terzo Polo, invece, si è registrata quasi l’unanimità: 547 voti a favore, 10 i contrari, 29 gli astenuti.
Poco dopo, la risoluzione sulla Libia presentata da Pd, Idv e Terzo polo e’ stata approvata dalla Camera con 547 si’, 10 voti contrari e 29 astenuti. A favore si e’ espressa anche la maggioranza.
LA RUSSA: GIOCO SPORCO PD - Il Pd “ha fatto il gioco sporco” sulla risoluzione sulla Libia, passata alla Camera per soli sette voti, ma “la maggioranza ha dimostrato di avere i numeri”. Ne è convinto il ministro della Difesa Ignazio La Russa che, parlando a Montecitorio con i giornalisti, ha spiegato ch “oggi a differenza di ieri al Senato il Pd ha votato contro la risoluzione, giocando ancora una volta la carta sbagliata e facendo il gioco sporco, ma la maggioranza c’era”.
“Mentre la maggioranza ha cambiato in meglio il proprio atteggiamento rispetto al Senato - ha aggiunto La Russa - l’opposizione ha fatto il passo opposto trascinando un tema internazionale nella polemica interna”.
DI PIETRO: "BERLUSCONI CONIGLIO, FRATTINI PURE" - Con un infuocato intervento nell’aula della Camera il leader dell’Idv Antonio Di Pietro ha preso di mira il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per la sua assenza dal dibattito parlamentare sull’intervento militare in Libia. “Stiamo facendo una azione di guerra, chiamiamola pure azione di pace - ha detto - ma è fatta con armi e bombe, e il fatto che il presidente del Consiglio non senta il dovere di venire in Parlamento e assumersi la responsabilità di ciò che stiamo facendo lo fa diventare non il presidente del Consiglio ma un coniglio”.
“Nel Governo regna la confusione”, ha detto l’ex pm citando dichiarazioni contrapposte dei ministri Maroni e Frattini su possibili minacce terroristiche contro l’Italia. “Il comportamento del Governo è passato da un eccesso all’altro, soprattutto quello di Berlusconi che prima - ha aggiunto - giocava a fare il guascone, giocava a cavalli e gheddafine con Gheddafi. Egli pensa che fare il presidente del Consiglio è come stare nel sottoscala di Arcore a fare il bunga bunga”.
Il leader dell’Idv ha poi avuto un battibecco con il presidente della Camera Gianfranco Fini quando è tornato a usare il termine “coniglio” per definire anche il ministro Frattini, reo di essere uscito dall’aula e di non ascoltare il suo intervento: “Lei ministro Frattini non fugga via, si assuma le sue responsabilità, mentre una forza di opposizione dice le sue ragioni il presidente del Consiglio non c’è, il ministro degli Esteri è scappato via, ecco questo è il rispetto del Parlamento, lo sappia il Paese.
"E’ un Governo che gioca con la pelle degli altri. Frattini è il secondo coniglio di questo Governo”. A Fini che lo ha invitato più volte a usare “un linguaggio consono”, Di Pietro ha replicato ribadendo l’accusa zoologica, e alla controreplica del presidente dell’assemblea, “non è questa l’espressione che la presidenza le consente”, ha ribattuto “prendo atto che la pensa come me su questo...”, strappando un sorriso a Fini che ha messo fine alla querelle”.
FRATTINI: "NON COMMENTO" - "Non le commento perché direi una brutta parola, e non uso dirle”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha commentato così, conversando con i giornalisti in Transatlantico, gli attacchi che gli ha rivolto in Aula alla Camera il leader dell’Idv Antonio Di Pietro durante il dibattito sull’intervento militare in Libia.
REPLICA: "INCOMMENTABILE E' LUI" - Incommentabile è l`atteggiamento del ministro Frattini, il quale è uscito dall`Aula durante il mio intervento, proprio nel momento in cui facevo riferimento ad una sua intervista rilasciata al Corriere della Sera, il 17 gennaio, appena due mesi fa”. Così Antonio Di Pietro, presidente dell`Italia dei Valori, controreplica alle affermazioni del ministro Frattini.
“In quell`occasione Frattini - prosegue Di Pietro - aveva elogiato Gheddafi, affermando testualmente che era il punto di riferimento del riformismo arabo, a cui l`occidente doveva guardare per il futuro della regione. Oggi, lo stesso Frattini, ha invece indicato Gheddafi come uno dei peggiori criminali della storia. Insomma, un ministro degli esteri così confuso nelle idee e nella politica, non merita di svolgere quella funzione.
Considero il suo comportamento conigliesco, perché invece di assumersi la responsabilità di fronte alla mia precisa contestazione, è fuggito via dall`aula del Parlamento, offendendo non solo i deputati, ma tutte le istituzioni e gli italiani”.
BERSANI: "PAESE SENZA GOVERNO" - "Questo Paese nella sostanza non ha più un governo e aumentano le responsabilità del Pd". Pierluigi Bersani interviene a un seminario del partito sulla Pubblica amministrazione e afferma, dopo il voto in aula alla camera sulla Libia e prima della direzione democratica di lunedì che "questo è l’asse su cui ragioniamo e ci attrezziamo nella battaglia politica e nella proposta".
Bersani cita ad esempio il voto di oggi in aula e sottolinea: "con un caso singolare se non unico, il documento delle opposizioni unite ha avuto 200 voti in più di quello della maggioranza".
Il segretario Pd ha poi spiegato il no del Pd alla risoluzione Pdl-Lega: "in una situazione del genere, bisogna che quel che dice il Paese lo si possa capire ovunque, all’Onu, in Europa e a Bengasi. Non possiamo presentarci con una documentessa di cinque cartelle aggiustate per risolvere i problemi e le miserie di una maggioranza che deve cercare il suo equilibrio".
Il Pd, assicura Bersani, "ha preso una linea chiara: la posizione dell’Italia è nei limiti dell’Onu. Noi non siamo bellicisti: la forza serve a fermare i massacri, da lì in poi c’è l’azione politica e diplomatica, che non può avere come interlocutore Gheddafi".
Bersani ha anche attaccato il premier, definendo «un’umiliazione per il Paese» il fatto che non fosse in aula stamane, che rischia di dare a livello internazionale «un messaggio ambiguo da non sottovalutare». «L’Italia - ha concluso - ha perso posizioni ma noi come opposizioni, mi auguro unite, lavoriamo perchè l’Italia abbia la sua voce, con dignità».
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