Ruby, sì al conflitto d'attribuzione Bersani: "Italia umiliata" - Foto
I sì 314, i no 302. Verrà chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla competenza del Tribunale di Milano per le accuse che riguardano Berlusconi. In piazza il popolo viola, Pd e Giustizia e Libertà
Roma, 5 aprile 2011 - La Camera ha approvato, per dodici voti di differenza, la richiesta di sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul caso Ruby. L'obiettivo è quello di chiedere alla Consulta di pronunciarsi sulla competenza del Tribunale dei ministri per il processo che vede coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sottraendolo a quella dell'Autorità giudiziaria di Milano. Il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale deciso dall'assemblea di Montecitorio non avrà effetti immediati sul processo che inizia domani a Milano. Secondo Pdl, Lega e 'Responsabili', la telefonata fatta dal premier alla Questura di Milano, lo scorso fine maggio, rientrava tra le sue funzioni di presidente del Consiglio ritenenendo l'allora minorenne marocchina nipote di Mubarak. Per le opposizioni, invece, il reato imputato dal Tribunale di Milano a Berlusconi non può considerarsi di matura ministeriale.
IN DUE PASSANO ALLA MAGGIORANZA - La votazione è avvenuta con il sistema elettronico. L'aula della Camera ha approvato per 314 voti a favore e 302 voti contrari. La votazione elettronica si è svolta senza registrazione dei nomi né il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dato lettura dei numeri limitandosi a riferire che la richiesta è passata con 12 voti di scarto. I numeri sono stati accessibili solo successivamente. Dal tabellone luminoso è stato possibile tuttavia evincere da subito che la maggioranza ha guadagnato due voti: quelli dei liberaldemocratici Daniela Melchiorre e Italo Tanoni, fino ad oggi deputati di opposizione e questa mattina ricevuti dal Premier Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli.
GOVERNO AL COMPLETO - Banchi del governo al gran completo alla Camera per la votazione sul conflitto di attribuzioni sul caso Ruby. In Aula c'erano praticamente tutti i ministri tranne il presidente del Consiglio: alla poltrona da lui usualmente occupata c'era Michela Vittoria Brambilla, tra i ministri Umberto Bossi e Franco Frattini. I banchi erano talmente pieni di ministri e sottosegretari che La Russa e Meloni non hanno trovato posto ed hanno dovuto accomodarsi ai banchi da deputato. Quattordici i ministri in aula: Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Angelino Alfano, Renato Brunetta, Gianfranco Rotondi, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Stefania Prestigiacomo, Paolo Romani, Giorgia Meloni, Saverio Romano, Maria Vittoria Brambilla, Franco Frattini e il titolare della Difesa, Ignazio La Russa.
IL PREMIER - Contro di me è in atto un vero brigatismo giudiziario. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, a quanto raccontano alcuni presenti, nel corso della riunione con i capigruppo della maggioranza e commentando la pubblicazione delle intercettazioni a suo carico contenute negli atti di accusa dei pm nel processo Ruby. Ve lo ripeto ancora una volta - avrebbe aggiunto Berlusconi - io non ho fatto nulla.
DOMANI IL VIA AL PROCESSO - Un bagno di folla per un’udienza lampo. Centinaia di giornalisti accreditati, make up di parte del Palazzo di Giustizia, gabbie degli imputati coperte da enormi teli bianchi, forze dell’ordine allertate e perimetro del Tribunale letteralmente invaso dalle fly televisive per un avvio di procedimento che, al massimo, segnerà la fissazione della prima vera udienza probabilmente a fine maggio e che, al di là delle aspettative da ‘mondo visione’, non vedrà la presenza né di Ruby-Karima, né di Silvio Berlusconi e neppure dei suoi difensori, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, entrambi deputati e impegnati domani a Roma.
E’ in uno scenario kafkiano dunque che si aprirà domani mattina il processo sul caso Ruby. In aula, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, non succederà proprio nulla. Il collegio presieduto dal giudice Giulia Turri si limiterà a 'smistarlo' ad altra data e a rinviarlo, quindi, di diverse settimane. In aula ci sara’ l’accusa: oltre al sostituto procuratore Antonio Sangermano, titolare del fascicolo, con ogni probabilità siederà il procuratore aggiunto Ilda Boccassini che con un altro aggiunto, Pietro Forno, ha coordinato l’inchiesta. Per la difesa non ci sarà che un sostituto processuale dei difensori del premier.
TRE PROTESTE DI PIAZZA - Stazionano in piazza Montecitorio dalle 14, sono circa 300, con cori incessanti gridano 'vergogna' e chiedono con veemenza al presidente del Consiglio di affrontare i processi. Nel giorno in cui la Camera decide di sollevare alla Consulta il conflitto di attribuzione sul processo Ruby, il Popolo viola risponde con le sue modalità di dissenso classiche. Il viola è l'elemento dominante, ma non mancano bandiere di partito, Idv, Rifondazione e persino il Partito comunista dei lavoratori. Ad arringare la folla però sono principalmente persone comuni, annunciate solo dai propri nomi di battesimo. C'è poco spazio per i politici di professione nello speaker's corner, come lo definiscono gli organizzatori, punto focale della protesta, dove il popolo viola, senza gerarchie, puo' dire la propria a ridosso del Parlamento. "Il Popolo viola - sostiene uno degli organizzatori - non vuole arrivare da nessuna parte, vuole restare come una sentinella davanti alle istituzioni. Non e' mai successo che ci fosse un posto come questo in cui tutti hanno il diritto di parola, senza accessi privilegiati per i politici che fanno la fila come tutti gli altri".
BERSANI AL PANTHEON - Pier Luigi Bersani ha criticato con durezza il voto di oggi in aula sulla richiesta della maggioranza di sollevare il conflitto di attribuzione per il caso Ruby. "Quella maggioranza sta di fatto decidendo che Ruby è la nipote di Mubarak", ha detto il segretario del Pd, intervenendo alla manifestazione per la democrazia organizzata dal partito. Così, ha proseguito, "ci mette davanti al mondo in una condizione di umiliazione, di diminuzione e di vergogna perché solo i disonesti non arrossiscono di fronte a delle cose così". Alle parole di Bersani, la piazza ha applaudito ed ha cominciato a urlare "vergogna, vergogna". "Il Parlamento ormai è una specie di collegio allargato degli avvocati di Berlusconi", ha aggiunto ancora il segretario del Pd.
"C’è il problema della Libia - ha ricordato Bersani - e Frattini sapete dove sta? Frattini sta qui alla Camera tutto il giorno a rappresentare così l’azione di governo. Sì - ha ironizzato Bersani - questo è il governo del fare, il governo dello stare seduti ad alzare la mano". E poi: "Oggi erano 314... un acquisto qui e là l’hanno fatto. Ogni giorno ha il suo shopping".
Promette che l’opposizione "non farà nessuno sconto" alla maggioranza sui tempi parlamentari della discussione sulla giustizia. "Andrà a finire che dovranno mettere anche una seduta notturna... Del resto sono dieci anni che si parla di giustizia e il servizio giustizia per i cittadini non è cambiato in niente". Sul processo breve: "Uno che ha rubato due euro, ma non è incensurato, finirà in prigione. Calisto Tanzi invece no, il suo processo lo aboliamo".
LA PROTESTA NOTTURNA - E’ terminata anche la Notte Bianca per la democrazia organizzata questa sera a Roma dal Popolo Viola e Articolo 21. A chiudere il Democrazia-Day è stato il coro dei manifestanti che ha intonato le note di Bella Ciao. A salire sul palco, allestito a piazza Santi Apostoli, tra gli altri, il presidente del Pd Rosi Bindi, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, il comico Dario Vergassola e Moni Ovadia.
"In piazza c’era gente che non voleva andar via - ha commentato Gianfranco Mascia del Popolo Viola - sono convinto che qualcosa sta cambiando. La cosa bella di oggi è stato il tam tam tra la gente: ognuno ha chiamato altre persone per manifestare in piazza".
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