Di Pietro attacca: "Le accuse non sembrano campate in aria, vedremo come si muove il Pd". E il governatore Rossi: "Comunque vada non cambia la leadership"
Roma, 30 agosto 2011 - Il caso Penati, con la scottante inchiesta sull'area ex Falck di Sesto San Giovanni - continua a scuotere il Pd dai vertici alla base, davvero scontenta per il riacutizzarsi della questione morale dentro il partito. E se il Governatore della Toscana Enrico Rossi invita a prendere le distanze dal caso sottolineando però l'importanza di mantenere Bersani alla leadeship, non fanno certo molto piacere le accuse di Di Pietro, compagno d'opposizione nonché ex pm.
ENRICO ROSSI - Il Pd deve essere trasparente ma la vicenda Penati non smuove la leadership di Bersani, dice Rossi. L’autosospensione di Penati per l’inchiesta sull’Area Falck, spiega, “mi pare un atto sufficientemente forte. Per noi è questione di vita, siamo nati per essere un partito della trasparenza, non possiamo avere casi come questo e non prendere le distanze” ma “dobbiamo marcare una posizione ancora più netta, di condanna”. Bene si è mosso il segretario, “se tutti i segretari di partito reagissero come Bersani questo sarebbe un Paese dove la magistratura è sostenuta e supportata”, e la sua leadership non si tocca, “non mi pare che sia un problema” il caso Penati: “Dobbiamo tenere i nervi saldi” e “il Paese ha bisogno di un partito unito”.
DI PIETRO - "Le accuse rivolte a Filippo Penati non mi sembrano campate in aria, anzi", dice Antonio Di Pietro, ospite della trasmissione ‘In onda’ di La7. Riferendosi al Pd, il leader Idv ha detto che "non occorre aspettare la sentenza passata in giudicato per prendere le misure necessarie". A questo punto l’ex pm ha raccontato una metafora spesso usata dal suo collega di Mani Pulite, Piercamillo Davigo: se vedi un amico che esce da casa tua con un sacco pieno di refurtiva, non devi aspettare la sentenza definitiva per togliergli le chiavi.
Ancora riferendosi alla vicenda Penati, Di Pietro ha sottolineato che il suo partito "giudicherà" il Pd anche dai comportamenti che assumera’. "In certi casi - ha proseguito il leader dell’Idv - non puoi avvalerti della facolta’ di non rispondere ma devi correre dal giudice a raccontare i fatti, ammesso che questi siano a tuo favore’’.
In un altro passaggio dell’intervista, Di Pietro ha chiesto misure drastiche contro gli evasori fiscali, ‘’fino all’uso delle manette".
BERSANI - Se anche Silvio Berlusconi avesse fatto i “passi indietro” che ha fatto Filippo Penati una volta iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Monza, in questo momento “sarebbe a Comacchio”. È con questa battuta che il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, nel corso di un dibattito con Dario Franceschini alla festa di Pontelagoscuro, ha commentato la vicenda giudiziaria in corso che ha coinvolto l’esponente del Pd.
“A furia di passi indietro - ha detto ai militanti del Pd Bersani - adesso Berlusconi sarebbe a Comacchio” che dista da Pontelagoscuro circa sessanta chilometri. Sulla possibilità di rinunciare alla prescrizione da parte di Penati, il segretario ha aggiunto: “In uno stato di diritto è una scelta che va lasciata alla persona e ai collegi di difesa”.
FRANCESCHINI - Sulla possibilità di rinunciare alla prescrizione deve decidere Filippo Penati; anche se “sarebbe positivo e giusto” secondo il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini “non ci può essere una pressione politica”.
“Sarebbe positivo e giusto” che Penati rinunciasse alla prescrizione per l’inchiesta della Procura di Monza, ha detto Franceschini nel corso di un dibattito con Pier Luigi Bersani alla festa di Pontelagoscuro, ma “quando c’è una responsabilità individuale non è il Pd che può dirgli quello che deve fare, no ci può essere una pressione politica: deve essere una decisione personale”.
“A destra - ha avvertito il capogruppo - la tecnica è sempre quella: fare una legge ad personam, rifiutare l’autorizzazione a procedere e attaccare costantemente la magistratura. È un copione che va avanti da venti anni. Adesso circola l’idea che ‘tutti devono essere uguali’ ma questa è una cosa alla quale dobbiamo reagire con tutta fermezza” perché si tratta soltanto di una campagna portata avanti dai giornali di destra. “Noi - ha aggiunto Franceschini - dobbiamo essere un partito che ha la capacità di prevenzione e di punizione indipendentemente dalla presenza di reati o di illeciti. Abbiamo un codice etico, ma forse possiamo fare di più, proponendo anche delle regole che puniscano il malcostume e non soltanto il reato”.