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Berlusconi: "Il nuovo Pdl? Forza Gnocca"

Il premier ai suoi: "Mi dicono che sarebbe il nome migliore" / LE REAZIONI

Dopo il Consiglio dei ministri e l'incontro a tre con Bossi e Tremonti in una clima di tregua, il Cavaliere entra in aula a Montecitorio, dà sintetiche risposte sui temi caldi del momento e poi piazza la solita battuta da 'cumenda' 
 

Da sinistra: Silvio Berlusconi, Sabina Began e George Clooney (immagine presa da Vanity Fair)
Da sinistra: Silvio Berlusconi, Sabina Began e George Clooney (immagine presa da Vanity Fair)

Roma, 6 ottobre 2011 - Da Popolo della Libertà a Forza Gnocca. A metà di una mattina zeppa di impegni di governo e di preoccupazioni legislative, Silvio Berlusconi, apparso a Montecitorio e subito circondato da uno stuolo di parlamentari del suo partito, informa i presenti sul loro futuro. E sul nuovo nome del Pdl. "Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo è Forza Gnocca" informa il Cavaliere con battuta da 'cumenda' che non dispiace al suo uditorio. "Del resto - si sfoga il premier -, da quando ci sono le intercettazioni nessuno mi chiama più, tutti mi vogliono incontrare solo di persona". Battute? Mica tanto. Il nome al Pdl Berlusconi vuol cambiarlo di sicuro: "Perché Pdl non è nel cuore della gente. Sto facendo degli studi, accetto suggerimenti" dice ai suoi parlamentari che hanno già ascoltato il sintetico pensiero del leader sui temi caldi del monento.

 

PRESENZA IN AULA - Il premier è a Montecitorio per dare un segnale ai suoi. Dopo l'incontro di tregua con Tremonti, officiato per volontà di Bossi presente in carne, ossa e spirito padano, Berlusconi non vuole sorprese sul voto per le intercettazioni. E, "gnocca" a parte, galvanizza i suoi con il mantra delle ultime settimane: "Dobbiamo andare avanti sulle riforme. Ora c'è quella sulle intercettazioni, poi faremo quelle della giustizia, del fisco e dello Stato". Nella visione berlusconiana del Pdl, tutto si lega. Marchio e programma: "Dobbiamo andare avanti fino alla fine della legislatura per completare le riforme. Perché se ci sono imprevisti non possiamo neanche cambiare il nome al partito". Vista l'alternativa, per il Paese sarebbe un danno enorme. Proprio come nelle preoccupazioni del Cardinale Bagnasco.

di Giovanni Rossi

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