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Il Carroccio dice no anche alla patrimoniale. Tensioni nella maggioranza, c'è l'ipotesi 'exit strategy'. Fini: "Riforma pensioni ineludibile". Udc favorevole, aperture anche dal Pd
ROMA, 24 ottobre 2011 - L'annunciata riforma delle pensioni - con un innalzamento per tutti a 67 anni di età - non manca di far discutere il mondo politico, provocando anche un rimescolamento delle posizioni tra governo (il Consiglio dei ministri è stato convocato per le 18) e opposizione: l'Udc si dice infatti favorevole a votare una 'riforma ben fatta', mentre la Lega insiste - già lo aveva fatto Bossi nei mesi scorsi - sulle sue posizioni del no all'innalzamento dell'età pensionabile. E lo fa con manovra a tenaglia, facendo convergere nell'arena sia il ministro Maroni - autentico numero 2 del Carroccio - sia Rosy Mauro, leader del sindacato padano, cui subito arriva il plauso della Fiom.
Le tensioni nella maggioranza sono evidenti. Nell'incontro di oggi al Quirinale con il presidente della Repubblica, Berlusconi sarebbe parso preoccupato come molto di rado gli è capitato di essere.
Il Consiglio dei Ministri, iniziato alle 19 e 10 con un'ora di ritardo a seguito di un vertice interno, è terminato alle 20 40. L'accordo fra premier e Senatùr non è ancora stato raggiunto, nessuna decisione è stata presa sul nodo pensioni. All’orizzonte nuovi incontri per sbrogliare la matassa. In serata si è tenuta una cena a Palazzo Chigi fra Berlusconi, Tremonti, Bossi, Maroni e Calderoli. All'incontro ha partecipato anche Gianni Letta. Neppure queste due ulteriori ore di trattative hanno sbloccato la situazioni. In giornata è previsto un nuovo incontro 'informali', ma fonti governative hanno dichiarato che non si terrà nessun Cdm.
SI PENSA AD EXIT STRATEGY - Il Cavaliere è convinto ad andare avanti e ha sottolineato che questo governo non ci sono alternative, ma nel caso in cui Bossi lo abbandonasse sarebbe costretto a esplorare altri percorsi. Dietro le quinte, si sta ragionando anche su un eventuale ‘exit strategy’: oltre all’opzione Letta, sul tavolo c’è l’ipotesi di un governo istituzionale guidato da Renato Schifani, mentre nell’opposizione è circolato il tam tam della possibilità di un governo tecnico, magari guidato da Mario Monti. Non ci vorrà molto per sapere se queste voci avranno un seguito: mercoledì l'Italia dovrà presentarsi di fronte all'Ue con delle soluzioni credibili.
I DIVERSI PUNTI DI VISTA IN MAGGIORANZA - Nel frattempo, procede serrato il confronto interno alla maggioranza. il sottosegretario Letta sarebbe in pressione sui colleghi: dobbiamo mettere le misure nero su bianco, avrebbe detto, altrimenti si rischia di andare a Bruxelles allo sbaraglio. Non possiamo mettere a rischio la tenuta del paese, è il ragionamento di Letta.
Di contro, l'idea di Berlusconi sarebbe quella di inviare un documento di indirizzo all’Unione europea per indicare punti e scadenze delle misure della crescita allo studio del governo. L'intenzione di Tremonti, espressa in Cdm, è di non scendere troppo nel dettaglio per evitare che siano altri Paesi a determinare scelte che competono all’Italia. Il responsabile dell’Economia, in ogni caso, avrebbe sottolineato la necessità di varare solo misure condivise dall’Europa.
La priorità secondo Bossi, invece, è quella di trovare soluzioni che vadano bene a tutti i componenti della maggioranza. Sulle pensioni, poi, un no perentorio: non si toccano, non è giusto far pagare la crisi ai pensionati, ha sottolineato il Senatùr.
FINI: INNALZAMENTO PENSIONI INELUDIBILE - Gianfranco Fini considera inevitabile una riforma del sistema pensionistico. “Il problema dell’innalzamento dell’età pensionabile in Italia è ineludibile”, ha detto il presidente della Camera intervenendo a un incontro della fondazione Roma-Europea. Tutto questo, ha ammesso, va fatto “con i costi politici che può comportare”. L’Ue, ha ricordato, “chiede riforme strutturali e non una tantum che i governi possono comunque legittimamente adottare”. Data la situazione, ha aggiunto “credo che le forze politiche debbano assumersi le proprie responsabilità”.
BUTTIGLIONE POSSIBILISTA - "Se la riforma delle pensioni con l’innalzamento a 67 anni dell’età pensionabile sarà ben fatta, l’Udc è pronto a votarla", ha dichiarato Rocco Buttiglione, commentando l’esito del vertice europeo di ieri. "Certo - ha continuato l'esponente centrista - sarebbe stato meglio aver agito non sotto la dettatura dell’Europa"."La nostra posizione sulla via da imboccare per uscire dalla crisi, non è cambiata - continua Buttiglione - Noi diciamo: i lavoratori lavorino di più, fino a 67 anni; i ricchi paghino di più attraverso una patrimoniale". Patrimoniale che dovrebbe riguardare tutti i patrimoni, immobiliari e mobiliari, superiori a 1,5 milioni: "Non è pensabile che in un Paese dove il 10% delle famiglie detiene oltre il 50% della ricchezza, non sia possibile chiedere uno sforzo supplementare a chi ha di piu’ per risanare le finanza pubblica".
REGUZZONI CONFERMA IL NO - "La Lega è contraria alla riforma delle pensioni e alla patrimoniale”, afferma il capogruppo dei deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni, in una telefonata con Maurizio Belpietro. “Andremo in Consiglio dei ministri e li’ vedremo - dice Reguzzoni -, la Lega propone incentivi per le mamme che accetteranno il part-tinme nel pubblico impiego”.Quanto alla conferenza stampa di ieri nel corso della quale il presidente Sarkozy e la cancelliera Merkel hanno avuto un atteggiamento giudicato dai presenti irridente nei confronti dell’Italia (VIDEO), Reguzzoni ha detto di aver trovato "abbastanza irritante la conferenza stampa di Sarkozy e Merkel ieri a Bruxelles. Il nostro governo ha fatto dei passi da gigante ed è quello che ha fatto piu’ di tutti gli altri nella storia della Repubblica e che ha contribuito al risanamento del bilancio. Il raggiungimento del pareggio di bilancio, come noi siamo riusciti a fare, era davvero un’utopia solo qualche anno fa". Quanto alle possibili misure per far rilanciare l’economia, per far ripartire la crescita, Reguzzoni si dice convinto che questo sia il vero problema di oggi. Ma la spinta per la crescita non può venire, per Reguzzoni, né dalla riforma delle pensioni né da una patrimoniale."Si può invece incidere, a costi molto limitati e in maniera positiva sui bilanci pubblici, dando degli incentivi ai contratti part-time a quelle donne che sono anche mamme e che hanno quindi dei figli a carico e che con l’attuale struttura dei contratti sono di fatto escluse dal mondo del lavoro. Un provvedimento - ha osservato - che non ha grandi costi e che è stato fatto in tutti paesi europei, mentre nel nostro paese ancora non c’è".
BOBO IN PRIMA LINEA - Sulla riforma delle pensioni "abbiamo la nostra posizione molto chiara: abbiamo già dato, i pensionati hanno già dato", è lo slogan molto chiaro utilizzato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, interpellato sulla riforma delle pensioni a Varese."Vedremo oggi in Consiglio dei ministri. Sentiremo quali sono le richieste e poi valuteremo", ha detto il ministro leghista, osservando che "il sistema italiano è in equilibrio ed è la Commissione europea che lo dice". Alla domanda se l'Europa può imporre nuovi sacrifici, il ministro ha replicato: "L'Europa può chiedere tutto, poi dipende se ci sono le condizioni perché i governi nazionali votino", è la netta presa di distanza dell'uomo del Viminale. Che andrà a Palazzo Chigi direttamente, mentre Bossi, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e il capogruppo Mauro Reguzzoni stanno discutendo la linea ufficiale del partito in una riunione appena cominciata nella sede della Lega.
FRATTINI IN AVANSCOPERTA - E prima ancora che il Cdm abbia inizio, c'è già chi arrota i ferri. Per esempio, il ministro degli Esteri, Franco Frattini: "Crediamo che la Lega andrebbe contro l'Europa scendendo in piazza in questo caso, vediamo un po' che succede". E subito aggiunge che in questo momento di crisi, in cui il paese è chiamato a grandi sacrifici "fare la sintesi tocca alla leadership del presidente del Consiglio". "Perché in queste ore - spiega il titolare della Farnesina - tutti debbono essere all'altezza degli interessi dell'Italia, non perché piace a Bruxelles ma perché serve al Paese".
ENRICO LETTA APRE - L’età pensionabile? “Sì bisogna alzarla, come in tutta Europa”, sostiene il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, intervistato dalla Stampa. “E - aggiunge - con le risorse ottenute, da investire nel welfare, bisogna risolvere il problema dei giovani, sia in termini di incentivi occupazionali che di pensioni per il loro futuro. Ma la condizione perché si faccia un intervento sulle pensioni è la soluzione definitiva della questione dei vitalizi parlamentari. Perché una classe politica che non ha lo stesso sistema dei suoi concittadini, non può oggi toccare le pensioni degli italiani”. “Bisogna che si arrivi rapidamente - spiega Letta - senza rinvii ad una logica in cui i parlamentari siano trattati come gli altri lavoratori, con un sistema contributivo: prima si fa meglio è”. Tuttavia, conclude Letta, “il tema più complessivo che viene fuori da questo vertice drammatico è un altro: l’Italia è l’alunno discolo messo dietro la lavagna e al quale ciascuno dice con durezza cosa deve fare. Bisogna sapere oggi che l’Italia è il somaro dell’Europa ed è chiaro che ci dicono che per fare le cose che servono questo governo non è all’altezza”.
L'IRA DI ROSY MAURO - "Adesso basta. E’ arrivato il momento di smetterla di mettere le mani nelle tasche dei lavoratori e dei pensionati”. Così Rosy Mauro, vicepresidente del Senato e segretario generale del Sindacato Padano. “E’ assolutamente impossibile pensare di mettere mano alle pensioni - sottolinea Mauro -. Bisogna fare sacrifici? Questo lo abbiamo ben chiaro e la nostra gente i sacrifici li sta gia’ facendo. Ma se qualcuno pensa di andare a toccare ancora una volta i lavoratori e i pensionati sbaglia di grosso. L’Ue chiede altre riforme? Si facciano le riforme necessarie ma senza toccare chi ha già dato abbondantemente durante tutti questi anni. Giù le mani dai lavoratori e dai pensionati”. Infine la stoccata: "Se si arrivasse in Italia a un innalzamento indiscriminato dell’eta pensionabile a 67 anni il sindacato padano “è pronto allo sciopero: scenderemo tutti in piazza”.
IL BENVENUTO FIOM - Il sindacato dei metalmeccanici Cgil, tradizionalmente il più attivo nella difesa dei diritti acquisiti dai lavoratori, plaude alla svolta padana: "Se qualcun altro si sveglia ben venga", considera Enzo Masini, responsabile auto della Fiom. Le proteste del Carroccio, spiega il sindacalista arrivando al ministero dello sviluppo economico per partecipare al tavolo su Termini Imerese, dimostrano "le difficoltà che ha la Lega a stare in questo governo, che crea problemi con l'elettorato del nord. Noi siamo già scesi in piazza contro la manovra. Se ci fossero ulteriori interventi che peggiorano le condizione nel mondo del lavoro- conclude Masini- rifaremo tutto quello che c'è da fare. E la Cgil darà continuità alle iniziative".
IPOTESI GRAVI - Lo conferma il segretario generale della Pdl, Susanna Camusso, secondo la quale le indiscrezioni di queste ore sulle misure che il governo si appresterebbe a varare sono "di una gravità inaudita" e hanno un "segno discriminatorio insopportabile". Premesso che "la parola riforma con questo
governo è una associazione non possibile", Camusso osserva che "le cose lette in questa giornata ci paiono tutte di segno discriminatorio con un accanimento insopportabile nei confronti delle lavoratrici e del Mezzogiorno". In particolare Camusso boccia le ipotesi di riforma delle pensioni: "Allo stato si sta parlando di cose di una gravità inaudita. L'opposto di ciò che è necessario per la crescita". Ma "avendo questo governo - continua il suo ragionamento il segretario della Cgil - è evidente che siamo commissariati da Bruxelles".
SPESA NELLA MEDIA - E sul punto ciritico delle pensioni la Camusso entra nel merito: "Discussione falsata: non è vero che spendiamo più degli altri paesi". La sindacalista stoppa anche qualunque ipotesi di toccare le pensioni di reversibilità ("sarebbe discriminatorio nei confronti delle donne e del Mezzogiorno, in una logica secessionista e maschilista classica della Lega") e osserva che non si parla di interventi "sui vitalizi o sulle grandi ricchezze. "Il governo sopravvive per un patto con una parte del Parlamento per mantenere i privilegi. Questo inorridisce". Per Camusso quindi intervenire sulle pensioni e prevedere condoni significa "incentivare l'evasione fiscale e far pagare di piu' quelli che già pagano". Rispetto alla minaccia di scendere in piazza da parte del sindacato padano, Camusso replica: "Noi lo facciamo con bella regolarità". E rispetto a Cremaschi (Fiom) che chiede già lo sciopero generale, Camusso taglia corto: "Originale... non l'avevo mai sentito".