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Berlusconi attacca l'euro, poi fa marcia indietro

Il premier: "Una moneta strana che non ha convinto nessuno"

Il Cavaliere corregge il tiro dopo il suo intervento agli Stati generali del Commercio estero: "E' la nostra bandiera. Come al solito una mia frase è stata interpretata in maniera maliziosa e distorta"

premier Silvio Berlusconi agli Stati Generale del Commercio Estero (Ansa)
premier Silvio Berlusconi agli Stati Generale del Commercio Estero (Ansa)

Roma, 28 ottobre 2011 - Mai un capo di governo in carica dell'eurozona aveva criticato l'euro, ma Silvio Berlusconi lo ha fatto nel suo intervento agli Stati generali del Commercio estero. "Siamo di fronte a un attacco all’euro, una moneta strana che non ha convinto nessuno e che è di per sé molto attaccabile - dice il premier - perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie". Poi affonda: "L'euro è un fenomeno mai visto ecco perché c'è un attacco della speculazione e inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico" (VIDEO).

 

MARCIA INDIETRO - Immediata scatta la polemica e il presidente del Consiglio, un'ora dopo il discorso, fa marcia indietro: "L'euro è la nostra moneta, la nostra bandiera". "Come al solito - prosegue - , si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. E' proprio per difendere l'euro dall'attacco speculativo che l'Italia sta facendo pesanti sacrifici".
"Il problema dell'euro - conclude - è che è l'unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi".

 

GIORNATA MEDIATICA - Intervento sulla moneta unica a parte, quella odierna è stata una nuova offensiva mediatica per Silvio Berlusconi che ha confermato le indicazioni di marcia, attaccando le opposizioni (VIDEO) e ribadendo tutto il pacchetto riforme, a partire da quella della Costituzione. Poi, dal palco degli Stati generali del Commercio estero, si è anche preso la soddisfazione di sconsigliare illustri colleghi imprenditori dall'entrare a loro volta in politica al grido di "adesso arriviamo noi", perché la realtà, ha detto loro, si rivelerà più dura del previsto.

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