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La 'conta' potrebbe essere già domani. Almeno 15 deputati sono incerti. Giuliano Ferrrara: "Il premier chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, poi lascia un minuto dopo". Lega riunita in via Bellerio
Roma, 7 novembre 2011 - E' un continuo ping-pong, che rischia di far impazzire le borse: sì, no, forse, e poi ancora sì e poi ancora no. Variazioni continue su un tema unico: le possibili dimissioni di Silvio Berlusconi. Prima date per imminenti da Bechis e Ferrara su twitter e sul sito online, poi smentite dallo stesso Berlusconi sulla sua pagina Facebook: “Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento”. E in serata il premier rincara la dosa, intervenendo telefonicamente a un incontro politico a Monza: ''Non siamo attaccati alla cadrega (sedia in lombardo) e sono convinto che domani avremo la maggioranza, per fare le riforme che anche l'Europa ci chiede e che servono a rilanciare l'economia'. Sono convinto che il voto di domani confermerà la maggioranza, per fare quello che ci e' stato chiesto dall'Europa".
E in serata, una volta rientrato a Roma, il premier ha subito riunito a palazzo Grazioli lo stato maggiore del Pdl per un vertice serale in vista del voto di domani alla Camera sul rendiconto generale dello stato. Da Berlusconi sono giunti i coordinatori del partito La Russa e Verdini, il segretario Angelino Alfano, i capigruppo di Camera e Senato, Cicchitto e Gasparri, e il vicecapogruppo Quagliariello. Al vertice partecipano anche il ministro Brambilla e i sottosegretari Bonaiuti e Letta.
BECHIS E FERRARA - L'inferno si scatena con un post di Franco Bechis su Twitter: “Devo rettificare quel che ho detto ad ‘Omnibus’. Ora ho notizie dirette. Berlusconi si dimette”, scrive in mattinata il vicedirettore di ‘Libero’. E pochi minuti dopo aggiunge: “Il Pdl gli aveva chiesto di farlo oggi, lui ha detto no perché ha appuntamenti privati a Milano. O stasera o domattina”. Da qui in poi, ridda di conferme e smentite sulle intenzioni del premier, con la Piazza Affari che schizza immediatamente verso l'alto.
La voce confermata anche da Giuliano Ferrara: "Che Berlusconi stia per cedere il passo ormai è una cosa acclarata. Si tratta di ore, qualcuno dice perfino di minuti. Il punto non è quello però: quello è un fatto, il grande fatto di questa legislatura”. Ferrara parla anche del dopo, dicendo che “qualunque soluzione mascherata di emergenza che non siano le elezioni subito è inutile”. Più tardi, in un intervento su ilfoglio.it, Ferrara sostiene: "Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute".
CICCHITTO - Ma altri vicinissimi al premier smentiscono: "Ho parlato poco fa con il presidente Berlusconi che mi ha detto che le voci sulle sue dimissioni sono destituite di fondamento", dichiara verso le 13 il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto.
LE SMENTITE - Secondo il quotidiano Libero, che l'ha sentito all'ora di pranzo per telefono, il premier ha dichiarato: “Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi”. “Non capisco come siano circolate le voci delle mie dimissioni, sono destituite di ogni fondamento”, ha aggiunto.
SCHIFANI - "Istituzioni e forze politiche devono dare il meglio di sé nei momenti critici e difficili che attraversano la vita di una nazione, con spirito di servizio, lealtà, voglia di riuscire, abbandonando contrapposizioni e interessi di parte". Lo dice Renato Schifani, che invita a realizzare riforme a partire dalla giustizia.
LEGA PRONTA A STACCARE LA SPINA - Prendere atto che la maggioranza non c’è più e, quindi, ‘gestire’ l’attuale fase prima che la situazione precipiti. Per la Lega deve essere il presidente del Consiglio ad assumere l’iniziativa e fare un passo indietro. Questa, secondo quanto si apprende da fonti del Carroccio, la posizione della Lega illustrata direttamente a Silvio Berlusconi attraverso il ministro Roberto Calderoli che nel pomeriggio si è recato ad Arcore. Calderoli però smentisce: "Sulla mia visita ad Arcore stanno circolando notizie prive di fondamento'': ha detto, senza però voler aggiungere altro né rispondere a domande sulla sua visita dal Premier, trincerandosi dietro un 'no comment'
Del resto sia Maroni ieri che Bossi qualche giorno fa avevano già espresso questa posizione, sollecitando il premier a scegliere la strada del passo indietro. Non meno di una settimana fa, precisamente il 2 novembre, il Senatur ai cronisti che gli chiedevano se Berlusconi potrebbe fare un passo indietro, aveva risposto: “Berlusconi non lo fa. Inutile chiderglielo, tanto quello non lo fa”, trincerandosi dietro un “no comment” alla domanda se lui ritenesse necessario un passo indietro del premier. Mentre ieri il ministro dell’Interno si è spinto oltre, affermando che “la maggioranza non c’è più, inutile accanirsi”, augurandosi che si eviti “di arrivare a fare la fine di Prodi”. Fonti leghiste, tuttavia, non confermano che nella proposta avanzata al premier da Calderoli fosse contenuta anche l’ipotesi di un appoggio del Carroccio a un eventuale altro governo. Per la Lega, infatti, non è percorribile la strada di un governo appoggiato da una maggioranza allargata. E, fanno notare le stesse fonti, se i numeri alla Camera non ci sono, sarebbe inevitabile ricercare una nuova maggioranza.
LE OPPOSIZIONI DA FINI - Pier Luigi Bersani è stato più che abbottonato sul vertice di questo pomeriggio nello studio di Gianfranco Fini con, tra gli altri, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli."Abbiamo fatto due chiacchiere con il presidente Fini", si è limitato a dire il segretario del Pd all'uscita, accompagnato da Dario Franceschini, senza svelare se sia stata decisa una mozione di sfiducia al premier. "I capigruppo di opposizione si riuniranno domani mattina e decideranno il da farsi", ha detto, anche sul rendiconto generale dello Stato. Nella riunione, ha aggiunto soltanto, "si è discusso delle diverse scadenze parlamentari".
CASINI: STIMA PER LETTA - L’Udc smentisce di aver posto il veto a un ipotetico governo presieduto da Gianni Letta. "In caso di dimissioni dell'esecutivo presieduto dall'onorevole Berlusconi - sottolinea in una nota Casini - spetta al capo dello Stato, e non ad altri, l`indicazione di una personalità incaricata di formare il nuovo governo". "L'Udc e il Terzo Polo - prosegue Casini - hanno espresso la convinzione (consolidata purtroppo dall'andamento dei mercati di oggi), che è necessario uno sforzo straordinario delle forze politiche di maggioranza e di opposizione per salvare l`Italia. Pertanto non è stata da noi formulata alcuna valutazione sull`ipotesi di un governo presieduto dal dottor Letta che, come si sa, gode della massima stima. Ogni altra considerazione è frutto del palese tentativo di trovare espedienti o alibi per la mancata assunzione di serie responsabilità".
RUTELLI VUOLE DISCONTINUITA' - Secondo il leader di Api, Francesco Rutelli "la discontinuità rispetto al governo Berlusocni che l’Italia deve sancire impone un nome diverso da quello di Gianni Letta come successore del Cavaliere, nonostante la stiuma personale, altissima, nei conffronti di Letta". Parlando con i cronisti a Montecitorio, Rutelli ha infatti spiegato che quel che serve all’Italia è "credibilità", soprattutto sul piano internazionale, e quindi serve una persona a guidare un esecutivo di larghe intese, che "di per sé abbia già questa autocredibilità a livello europeo".
IL RETROSCENA - La 'conta' potrebbe essere già domani. Le astensioni alla Camera sul rendiconto di bilancio potrebbero dare la misura della forza degli ‘scontenti’ nella maggioranza. E dimostrare che il governo così non può più andare avanti. Ieri, a sorpresa, il Pdl ha perso un altro deputato: Gabriella Carlucci, ex presentatrice delle tv berlusconiane, passa al partito di Pier Ferdinando Casini.
L’esecutivo è sotto la maggioranza assoluta alla Camera: a 314, sotto di due voti rispetto alla soglia dei 316 che Berlusconi (prima, a dire il vero, dell’annuncio di Carlucci) ostenta con le persone con cui parla. Certezze però al momento non ne ha nessuno, neanche lui. Tanto più che anhe i suoi fedelissimi confessano timori. "Almeno 15 deputati non si sa cosa faranno", dice un esponente di punta del Pdl. E anche se non ci saranno altri cambi di casacca nelle prossime 48 ore, nel caso in cui le opposizioni compatte, insieme agli ‘scontenti’ di Pdl e Pt, decidano di astenersi sul rendiconto di bilancio, i ‘sì’ potrebbero scivolare a ‘quota 300’.
Mentre nel peggiore degli scenari possibili, si calcola, se tutti gli indecisi votassero ‘no’, la maggioranza si troverebbe in svantaggio di una ventina di voti. Ma il barometro delle previsioni oscilla paurosamente in queste ore. Perché molti deputati Pdl non hanno ancora sciolto la loro riserva. Nell'Udc si stima che sul rendiconto il governo prenderà tra i 307 e i 310 voti. Ben al di sotto, comunque, della soglia della tranquillità per Berlusconi. Dopo potrebbe aprirsi (ma solo se l’opposizione sarà certa di avere i numeri) la via di una mozione di sfiducia.
Per scongiurare questi scenari, il premier vedrà molti ‘scontenti’. Ma intanto anche Casini, confermano due di loro, li sta contattando personalmente. Le opposizioni decideranno con oggi se astenersi in blocco (inclusi i Radicali). Con loro si asterrebbero anche quattro firmatari della lettera al premier (Gava, Destro, Antonione e Pittelli, ma non Stracquadanio e Bertolini). Di sicuro Sardelli e forse Milo e Gianni.
E poi altri pidiellini: si parla tra gli altri di Cazzola, Stradella, Mazzucca, Pianetta. Intanto, mentre Beppe Pisanu invita Berlusconi a "contribuire alla nascita di un governo di unità nazionale", Claudio Scajola invece afferma: "Non farò mancare la fiducia al governo Berlusconi". Ma serpeggia il timore che qualcuno dei suoi martedì possa optare per l’astensione in Aula.
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