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Le opposizioni in coro: "In Aula ma non voteremo"

Siparietto Bossi-D'Alema: "Che fate?". "Vi mandiamo a casa"

È la decisione presa durante la riunione dei capigruppo di Pd, Idv e Terzo polo. Distinguo dai radicali: “Se astenerci o non votare - spiega Rita Bernardini al termine del vertice - sarà valutato"

Accordo tra opposizioni: Di Pietro, Bersani, Casini e Rutelli (Ansa)
Accordo tra opposizioni: Di Pietro, Bersani, Casini e Rutelli (Ansa)

Roma, 8 novembre 2011 - L'opposizione, fino a ieri cauta in vista del voto sul rendiconto, alla fine ha deciso: i gruppi delle opposizioni non parteciperanno al voto sul Rendiconto ma saranno in Aula alla Camera per garantire il numero legale. È la decisione presa durante la riunione dei capigruppo di Pd, Idv e Terzo polo.
 

"Abbiamo deciso che staremo in Aula ma non parteciperemo al voto - ha spiegato Dario Franceschini - perché il Paese e chi ci guarda deve verificare in modo incontestabile se Berlusconi ha ancora la maggioranza per governare”.

Durante la riunione dei capigruppo delle opposizioni tutti, spiega il capogruppo Fli Benedetto Della Vedova, hanno concordato sulla strategia, compresi i radicali. “Se astenerci o non votare - spiega Rita Bernardini al termine del vertice - sarà valutato. Oggi noi abbiamo un incontro molto importante con Bersani”.

Anche i deputati della Svp dichiarano che saranno in Aula e non parteciperanno al voto sul Rendiconto. "Qualora non abbia la maggioranza dell’Aula nel voto di oggi il premier tragga immediatamente le dovute conseguenze, dichiara Siegfried Brugger a nome dei deputati della Svp.
 

"Ogni giorno ha la sua pena...”. La mozione di sfiducia esce per il momento dal raggio di azione delle opposizioni. Le opposizioni hanno analizzato solo il punto uno dell’ordine del giorno, e cioe’ il comportamento da tenere oggi nel voto sul rendiconto. “Ogni giorno ha la sua pena...”, ha detto Franceschini quando gli altri capigruppo gli hanno chiesto cosa decidere sulla mozione di sfiducia.

Secondo alcuni dei partecipanti alla riunione di oggi, il momentaneo depennamento della questione mozione ha due significati: “Il primo- spiegano- è che di fronte a un risultato numericamente modesto della maggioranza, non ci sarà bisogno di una mozione di sfiducia. Berlusconi dovra’ prendere atto della situazione e salire al Colle”.
La seconda considerazione attiene al prevedibile tentativo della maggioranza di chiedere la fiducia al Senato. In quel caso la mozione potrebbe non essere lo strumento idoneo a manifestare “l’inconsistenza” della maggioranza stessa.
 

 

BERSANI PARLA NAPOLETANO - Risponde in un dialetto napoletano per lui inusuale, Pier Luigi Bersani per esprimere un pronostico sul voto di oggi al rendiconto economico. Segretario come andrà in aula?, chiedono i cronisti. E Bersani: “Mo virimmo...”.

 

D'ALEMA APOSTROFA BOSSI - Poco prima di entrare in aula il leader della Lega, Umberto Bossi, passa accanto a Massimo D’Alema in Transatlantico e cosi’ gli si rivolge: “Allora che fate?”. Lapidaria la risposta del presidente del Copasir: “Cerchiamo di mandarvi a casa, e’ il compito naturale di una opposizione”.
 

INTERVISTA SU RAITRE - Poi lo stesso Pierluigi Bersani, parla ad Apprescindere di Raitre: "La situazione è sempre più drammatica, dobbiamo dire al mondo che cambiamo squadra e guida al governo - dice - . In queste ore si sta aggravando un problema: è sempre più difficile trovare chi compra il nostro debito, chi ci dà i soldi lo fa a prezzi micidiali, la cosa diventa di ora in ora più seria e più drammatica. Oggi c’è un voto delicato alla Camera, si tratta di vedere se il governo ha o no la maggioranza, anche oggi sarà una giornata in cui si confronteranno le opinioni, credo in modo anche acceso”.


“Penso sia ormai evidente a chiunque, nel mondo, in Italia che abbiamo un problema di credibilità - ha aggiunto Bersani -, chi deve prestare i soldi non si fida del debitore perchè pensa che non abbia in mano la situazione, bisogna cambiare la faccia del debitore, cioè serve un passaggio politico che dica al mondo che abbiamo capito e mettiamo in campo una squadra nuova e un programma nuovo”.

 

Non dobbiamo cambiare solo l’uomo” Berlsuconi “dobbiamo uscire dalla malattia” della politica personalizzata, continua Bersani. “Cosa guadagniamo se va a casa Berlusconi e il giorno dopo continuiamo a cercare il salvatore della patria? Salvarsi- osserva il leader del Pd- e’ un processo collettivo: io l’ho detto da due anni, il mio nome sul simbolo non lo metto”.
 

 
Oltretutto secondo Bersani “Silvio Berlusconi sta governando su un ribaltone, perché la sua non è la maggioranza uscita dalle elezioni. Scilipoti e compagnia non erano alle elezioni con Berlusconi...”

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