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Alfano: "Berlusconi si dimetterà tra sabato e lunedì". Ma Bossi è pronto alla rottura con il Cavaliere: "Stare all'opposizione è bello". Pdl diviso: buona parte del partito dà l'ok alle larghe intese, l'area Matteoli vuole le urne. Imprese e banche ribadiscono: "Serve un governo d'emergenza". Bersani chiede "discontinuità"
Roma, 9 novembre 2011 - La situazione è troppo grave per poter contrapporre gli interessi del partito o personali a quelli del Paese. E’ arrivato così il via libera di Silvio Berlusconi all’opzione Mario Monti, nominato oggi senatore a vita dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dell’esecutivo ha sentito nel pomeriggio il Capo dello Stato per analizzare la situazione politica ed economica ed i possibili sbocchi. Non può esserci una soluzione che escluda chi ha vinto le elezioni, ma deve essere una soluzione a tempo e con un programma preciso, sarebbe stato il ragionamento del presidente del Consiglio che in ogni caso ha dato l’ok al nome di Monti. Esponendo tuttavia alla prima carica dello Stato i problemi derivanti dalla posizione della Lega, contraria ad un esecutivo di larghe intese.
IL PDL SI DIVIDE - Il presidente del Consiglio non è ancora convinto che questa sia la scelta giusta, si pone dubbi ed interrogativi, ma il Pdl ha insistito sulla necessità di dare l’ok ad un esecutivo di larghe intese. C’è, però, ancora una parte del partito di via dell’Umiltà che insiste sulla necessità di andare alle elezioni. In particolar modo per il voto anticipato è Altero Matteoli che, a suo dire, porterebbe con sé quasi 30 deputati ex An. In serata si sono ritrovati a cena 34 ex aennini, tutti deputati e senatori che fanno riferimento a Matteoli. Per esprimere un’unica posizione: "Noi siamo ostili a qualsiasi ipotesi di governo tecnico". Tra le ipotesi vagliate per mettere nero su bianco la contrarietà ad un esecutivo Monti, la proposta di chiedere subito un consiglio nazionale del Pdl per verificare la consistenza del ‘partito’ favorevole nel Pdl all’idea del presidente della Bocconi quale prossimo premier a palazzo Chigi. "Possiamo anche raccogliere firme - dice uno dei deputati ex An che hanno partecipato alla cena - per far capire che noi abbiamo i numeri. Possiamo arrivare anche a 100 deputati, considerando i parlamentari che fanno riferimento a La Russa e Gasparri, l’area socialista di Brunetta a Sacconi, il gruppo dei cespugli del Pdl e tanti altri esponenti del partito che non sono affatto d’accordo di dover andare in un governo insieme al Pd".
Ma gli 'scontenti' del Pdl sono per l'economista: "Il professor Monti sia protagonista di questa svolta". Lo hanno dichiarato all'Ansa Roberto Antonione, con i colleghi Destro, Gava, Pittelli, Sardelli, Buonfiglio, e Scotti, che hanno espresso "vivissima soddisfazione per la nomina di una personalità che portato prestigio al nostro Paese". "Riteniamo e auspichiamo - hanno aggiunto - che questa nomina sia collegata anche alla possibile soluzione della crisi di governo che si è gia’ aperta, e che si apra una nuova stagione politica, come da noi auspicato, che veda il professor Monti protagonista di questa svolta".
MURO DELLA LEGA - Questa sera lo stato maggiore del partito di via Bellerio si è recato a palazzo Grazioli con intenzioni, sostengono fonti parlamentari del Carroccio, 'bellicose'. Il 'Senatur' è pronto anche alla rottura con il Pdl, spiegano le fonti. Del resto, ai cronisti che gli chiedevano di un eventuale governo tecnico, ha risposto: "Andare all’opposizione è bello". E Calderoli: "La Lega non sosterrà mai, ribadisco mai un governo tecnico, di unità nazionale, di tregua, di maggioranze allargate o come diavolo lo si voglia chiamare che altro non sono che 'pastrocchi' di Palazzo. Il popolo con il voto ha scelto questo governo e se questo governo cade la parola deve tornare al popolo".
MA LA STRADA SEMBRA SPIANATA: TEMPI BREVISSIMI - L’apertura di Silvio Berlusconi all’ipotesi Mario Monti quale nuovo premier di un governo con una maggioranza ampia, e la necessità, ripetuta più volte dal Capo dello Stato (anche oggi durante contatti con palazzo Chigi) di arrivare ad una soluzione in tempi rapidi, fanno ipotizzare al Pdl un timing velocissimo. Silvio Berlusconi si dimetterà tra sabato sera e lunedì, ovvero subito dopo l’approvazione della legge di stabilità, ha del resto confermato il segretario Pdl Angelino Alfano parlando alla trasmissione 'Prima serata' su RaiUno. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare all’indicazione di Monti addirittura prima della riapertura dei mercati dopo la pausa del week end.
I NOMI CHE CIRCOLANO - Se davvero dovesse spuntarla Mario Monti, potrebbe avvalersi della collaborazione di Giuliano Amato (c’è chi addirittura l’ha proposto per il ruolo di premier con Monti al Tesoro). Nella squadra, secondo rumors terzopolisti, potrebbe entrare anche Saccomanni. E per il ruolo di vicepremier Gianni Letta sarebbe in pole insieme a Franco Frattini. Due ‘garanti’ politici del presidente del Consiglio, che secondo i più ottimisti avrebbe già ottenuto sul futuro rassicurazioni in grado di non rendere l’uscita da Palazzo Chigi troppo traumatica.
IL PARTITO DEMOCRATICO - Pier Luigi Bersani ha chiesto chiaramente che il governo di emergenza, se si arriverà a formarlo con un coinvolgimento ampio di forze anche di maggioranza, contenga un segnale chiaro di "discontinuità". Nel corso della riunione del coordinamento del partito, il segretario del Pd ha posto l’accento su alcuni nodi da sciogliere. Innanzitutto la guida dell’esecutivo, anche se si dà per scontato l’incarico a Mario Monti. Il prossimo premier deve essere "una figura autorevole, che possa guardare ai mercati e parlare in Europa non con il cappello in mano". Poi ci sono gli interventi che l’esecutivo dovrà fare e non si tratterà solo di misure economiche che dovranno comunque essere all’insegna dell’equità. Per esempio, il dimezzamento del numero dei parlamentari.
A vertice finito, qualcuno ha espresso però timori per le ipotesi circolate sui nomi che il Pdl potrebbe proporre, a partire da quelli di Franco Frattini e Raffaele Fitto. Se così fosse, come dovrebbe caratterizzarsi la compagine del Pd? Il Partito democratico, a quel punto, potrebbe essere costretto a scegliere tra un gruppo di ministri ‘moderati’ e una rappresentanza invece delle diverse anime. L’altra opzione, invece, è che si arrivi ad un governo squisitamente tecnico, alla Ciampi. Comunque sia, è la previsione che fa qualcuno, non basteranno poche ore per sciogliere il nodo una volta che il Capo dello Stato chiamerà il Pd al Quirinale per le consultazioni e affiderà poi l’incarico.
LA NOTA DI NAPOLITANO - Un nuovo governo in tempi rapidi altrimenti si andrà alle urne. Così nel pomeriggio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una nota. "Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione - ha scirtto il Quirinale -. Non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto".
"Tale decisione - prosegue la nota - diverrà operativa con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012; sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni; si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell’on. Berlusconi; pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti".
"Sono pertanto del tutto infondati - conclude la nota del presidente della Repubblica - i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza”. La nota del Quirinale giunge dopo che lo stesso Napolitano aveva invitato a dire addio a "troppe chiusure e vecchi tabù" e a creare "un clima di confronto più aperto e obiettivo" proprio a causa del livello di allarme sullo spread. Il Presidente della Repubblica aveva ribadito anche che nella crisi vestirà i panni di "arbitro" e che gestirà "la situazione con responsabilità".
IMPRESE E BANCHE - Per il mondo delle imprese è necessario "un governo di emergenza nazionale con una ampia base parlamentare". Questa la posizione comune di Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi, Ania, Alleanza delle cooperative. Tra gli industriali, dice Emma Marcegaglia, c'è "grandissima preccupazione".