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"Ormai è chiaro e partiamo da livelli già bassi di occupazioni e redditi. Bisogna focalizzarsi sulla grande questione sociale. L’Italia non si salva senza cambiamento e coesione", ha sottolineato il leader Pd. Idv e Vendola applaudono. Il ministro del Lavoro: "I posti di lavoro sono la nostra prima preoccupazione"
Roma, 21 dicembre 2011 - L’articolo 18 non va cancellato proprio ora e il governo “lo deve capire, lo capirà altrimenti...”. Pier Luigi Bersani, conversando con i giornalisti durante il brindisi per gli auguri di Natale con il gruppo parlamentare della Camera, ribadisce il suo punto di vista sul tema della riforma del mercato del lavoro e non nasconde il suo disappunto per gli annunci fatti da esponenti del governo.
Il prossimo sarà un anno difficile, "di recessione" ha detto il segretario del Pd, perciò non si può pensare di avviare la discussione sulla riforma del mercato del lavoro a partire dall’abolizione dell’articolo 18. "E’ roba da matti", dice Bersani ai cronisti. "Avremo un anno di recessione - insiste Bersani - ormai è chiaro e partiamo da livelli già bassi di occupazioni e redditi. Bisogna focalizzarsi sulla grande questione sociale. L’Italia non si salva senza cambiamento e coesione”, sottolineato Bersani.
Nel 2012, ha spiegato il segretario del Pd, "il nostro faro sarà la questione sociale e daremo qualche suggerimento per l’azione di governo che deve concentrarsi su questo. Servono cambiamento e coesione, confronto con le parti. Ma devono esserci insieme, altrimenti non si salva l’Italia. A gennaio faremo il punto ma questo sarà l’asse su cui lavoreremo nel 2012".
E LA FORNERO FRENA - "Non ho in mente, ora, nulla in particolare sull’art.18". Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, nel corso di Porta a Porta. "Per temperamento non sono polemica, severa sì ma non polemica. Il mio era solo un invito a guardare a mente fresca il mercato del lavoro". E spiega: "Sono stata ingenua. I giornalisti sono bravissimi a tendere trappole e io ci sono caduta", spiega ancora riferendosi alla sua intervista che ha innescato la polemica con sindacati e partiti. "La mia intervista sarà stata ingenua ma era un invito a parlare di un problema in maniera piena", ha proseguito. "Ho riletto l’intervista e mi sembrava che l’elemento dominante fosse il dialogo. Non mi aspettavo che il solo menzionare l’articolo 18 potesse scatenare tutto questo", aggiunge ribadendo di essere "dolorosamente colpita dalla polemica". Ma, ribadisce, "la riforma delle pensioni senza una riforma del mercato del lavoro resta monca. Per questo la riforma del mercato del lavoro è la mia prima e unica preoccupazione", conclude.
Sempre a Porta a Porta il ministro ha affermato: "Vogliamo lasciarlo stare questo articolo 18? Io sono pronta a dire che neanche lo conosco, non l’ho mai visto. C’è tanto da fare sul mercato del lavoro prima di arrivare lì, che era soltanto un inciso che arriva per ultimo".
BONANNI - "Un governo tecnico che va al governo per risanare le vicende del paese, dopo una manovra così pesante rilancia la polemica sull’articolo 18? Sono molto dispiaciuto". A ribadirlo, a Caserta, a margine di una assemblea della Cisl, il leader del sindacato Raffaele Bonanni. "Ecco perché invito il governo ad aprire un tavolo per creare un patto trasparente sul da farsi nel Paese per relazionarsi con lavoratori e pensionati - aggiunge - se avessero voluto fare qualcosa per i giovani, avrebbero dovuto rendere obbligatoria la previdenza integrativa, dimezzando le tasse sui depositi. Invece neanche di questo si è voluto discutere".
NICHI VENDOLA - “Credo che sia assolutamente fondamentale definire le soglie invalicabili dal punto di vista della civilta’ democratica di questo Paese”, afferma Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. “L’idea che un governo tecnico - prosegue il leader di Sel - possa squassare i pezzi pregiati delle conquiste che il movimento operaio ha realizzato nel corso di una storia lunga un secolo, è politicamente irricevibile. E quindi sono molto contento - conclude Vendola - che Bersani abbia posto i paletti ad una discussione, che al contrario di quello che pensa il ministro Fornero, ha bisogno di molti paletti, molti paletti”.
IDV: FINALMENTE - “Finalmente si alza una voce chiara dal Pd: speriamo sia la linea definitiva. La modifica dell`articolo 18 creerebbe un inutile e dannoso conflitto tra lavoratori e impresa quando è invece necessario approntare misure condivise per la crescita”, afferma in una nota il responsabile lavoro e welfare dell`Italia dei Valori, Maurizio Zipponi.
“Non è licenziando - aggiunge - che si incentiva la crescita, ma assumendo e mettendo le aziende nelle condizioni di acquisire nuovi prodotti e nuovi mercati. Ci auguriamo che il lavoro e i diritti per i giovani diventino l`obiettivo di tutti. Speriamo, inoltre, che questo governo chiuda definitivamente con quelle posizioni, presenti anche all`interno del Pd che, per anni, hanno sostenuto l`insana e sbagliata idea che togliendo diritti ai lavoratori si producano in automatico posti di lavoro e diritti a chi non ne ha. Così non è stato: l`unico risultato infatti è che nessuno ha più un`occupazione stabile e sicura”.
SCHIFANI: L'ART.18 VA RIVISITATO - Sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori "bisogna intervenire con un provvedimento di legge", che "non può essere un decreto" - dice il presidente del Senato -, per "evitare quello scontro sociale che non vuole sicuramente il Parlamento e che non credo vogliano nenache i sindacati". Schifani ha poi detto la sua sulle liberalizzazioni: "Non si può parlare di rilancio senza parlare di liberalizzazioni. Ma per far questo occorre pensare ad un pacchetto complessivo di liberalizzazioni che vada dai servizi pubblici locali alle autostrade".