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Protesi al seno difettose, tremano i salotti

Un'ex ministra del governo Berlusconi sostituirà l'impianto

Prima una scenata al chirurgo, poi l'ironia di un'amica: "Potremmo dar vita al ‘club delle Pip’", o anche: "Fosse ancora al governo, l’Italia avrebbe dichiarato guerra alla Francia"

Una donna venezuelana mostra il certificato della protesi Pip (Prisma)
Una donna venezuelana mostra il certificato della protesi Pip (Prisma)

ROMA, 11 gennaio 2012 - Un po' di paura certo, ma soprattutto rabbia. Scherza un’amica: "Fosse ancora al governo, l’Italia avrebbe dichiarato guerra alla Francia". Sarebbe stata una guerra effettivamente ad personam, essendo personale e assai privato il problema che affligge l’ex ministro del gabinetto Berlusconi. Bella donna, e riconosciuta come tale. Ma al pari di molte belle donne, inesorabilmente insoddisfatta di sé e faustianamente incamminata lungo la strada infinita che tende alla perfezione estetica. Anche lei si è dunque rifatta il seno. Anche lei se n’è pentita.


L’ex ministro è infatti una delle più di quattromila donne italiane che dal 2001 si sono fatte impiantare le ormai famigerate protesi Pip. Quelle di fabbricazione francese. Quelle fatte con materiali potenzialmente nocivi. Quelle che dovranno essere rimosse una ad una.

Anche l'ex ministro si sta dunque arrovellando sulla reale minaccia rappresentata da quel po’ di silicone che si porta in corpo. Anche l’ex ministro ha fatto una scenata al chirurgo plastico che l’ha servita. Anche l’ex ministro ha mobilitato tutte le proprie conoscenze per capire la portata del problema e trovare la soluzione migliore. Trattandosi di un ex ministro, ha potuto attingere notizie fresche persino Oltralpe, e con generosità le ha riversate ad amiche e conoscenti che versano nelle sue stesse condizioni.

 Un nutrito gruppetto vip. Belle signore: talune ricche, altre famose. Ce n’è pure di ricche e famose. Signore che vivono a Roma, a Roma si incontrano e quando si incontrano si scambiano informazioni preziose: il nome di un bravo chirurgo estetico, ad esempio. Ed è stato così che, con involontario effetto domino, il problema ha travolto l’intero gruppo; col ministro nel ruolo, pare, non del suggeritore ma del ‘suggerito’. Raccontano che in un salotto milanese settimanalmente aperto dalla bella moglie di un noto imprenditore sia accaduta la stessa cosa. Sì che tra Roma e Milano s’è aperto un canale di comunicazione, anche se tendenzialmente monotematica.

Ad animarlo sono signore che, grazie a quella capacità tutta femminile di trasformare ogni problema in argomento di conversazione, da un po’ di tempo a questa parte di altro non parlano tra loro se non di silicone, baysilone, silopren, rhodorsil e di tutti quegli additivi normalmente utilizzati per produrre carburanti o computer che gli gonfiano i seni per l’intima gioia di mariti e amanti. E soprattutto per la loro.

"Potremmo dar vita al ‘club delle Pip’", ha ipotizzato una signora toccata ma evidentemente non atterrita dal problema. La proposta è stata comprensibilmente scartata. Non è chiaro come il ministro l’abbia accolta. Certo è che le auguste mammelle ministeriali non sono scoppiate, come invece in alcuni casi meno fortunati è accaduto. A breve verranno sostituite. Fine della paura, dunque. E, grazie anche al sopraggiunto governo molto tecnico ma ben poco formoso, scongiurato il rischio che tra Italia e Francia scoppiasse infine la temibile "guerra del silicone".
a. can.
 

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