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ALCUNE centinaia di vecchie e inutili leggi buttate al macero dal Governo Monti. Una timida potatura agli eccessi della burocrazia nei confronti dei cittadini e delle imprese...
ALCUNE centinaia di vecchie e inutili leggi buttate al macero dal Governo Monti. Una timida potatura agli eccessi della burocrazia nei confronti dei cittadini e delle imprese. Uno spread un po’ più tranquillo, anche se non tranquillizzante. Prima della doccia fredda di Fitch sembrava una giornata di buoni segnali. Segnali di normalità.
Ma l’Italia riuscirà davvero a essere un paese normale, prima o poi? Ci si può sperare. Fra quello che siamo oggi e la «normalità» ci sono di mezzo due montagne di denaro, quasi invalicabili. La prima è rappresentata, come noto, dal debito pubblico accumulato: circa 1900 miliardi di euro, il 125 per cento del nostro Prodotto interno lordo.
In sede europea ci dicono che questo debito va, di fatto, dimezzato, in modo da arrivare al 60 per cento del Pil. E questo significa trovare da qualche parte una somma vicino agli 850 miliardi di euro. Vista la fatica che stiamo facendo per arrivare al pareggio di bilancio, è però escluso che in aggiunta si possano spremere dalle tasche dei cittadini altri 40 miliardi di euro all’anno per vent’anni. Vorrebbe veramente dire ridurre gli italiani alla fame per due decenni. Sarebbe una specie di ritorno agli anni Cinquanta. Impensabile.
E allora? L’unica strada sembra essere quella di vendere parte del patrimonio pubblico in modo da ricavare 700-800 miliardi di euro. L’impresa non è facile, forse bisognerà attendere momenti migliori. Ma non si vedono altre strade.
C’è poi una seconda montagna da scalare: la pressione fiscale. Oggi siamo già arrivati al 46 per cento. E’ troppo. Se vogliamo che il paese si muova, che cresca, dobbiamo diminuire. Se si riuscisse a andare al 40 per cento, ci sarebbero più soldi per le famiglie e le imprese. Ma vorrebbe dire che lo Stato deve rinunciare a 80-90 miliardi di euro all’anno di entrate, di tasse. In sostanza, per diventare un paese «normale» l’Italia deve rimborsare 700-800 miliardi di euro del debito pubblico e deve tagliare, come minimo, 80-90 miliardi di euro di spese correnti. Possibile? Sì. Basta decidere che così non si può più andare avanti, e prendere in mano l’accetta.