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La vicepresidente del Senato: "Di tutto abbiamo bisogno tranne che di ri-nazionalizzazioni". Sul vertice Ue e sul nuovo accordo intergovernativo allo studio: "Taglia fuori qualunque metodo democratico, è solo per il bilancio"
Roma, 30 gennaio - Quella di Sarkozy sulla Tobin Tax è “Propaganda, per non dire di peggio”. Così Emma Bonino, nella intervista del lunedì con Radio Radicale, ha commentato l’annuncio del presidente francese di una Tobin Tax da introdurre il 1 agosto prossimo in Francia.
La Bonino ha ricordato le parole del premier italiano Monti, che disse: “Noi ci potremmo anche pensare, ma dovrebbe avvenire almeno a livello europeo”. “In campagna elettorale si dice qualunque cosa - ha spiegato la Bonino - senza capire quali guai fanno queste promesse elettorali, che finiscono per screditare le istituzioni stesse che le propongono. Il processo di ri-nazionalizzazione delle politiche comunitarie è purtroppo già troppo avanzato, visto che nessuno si è proposto - Germania in testa - per assumere una leadership comunitaria europea. Questo processo è divenuto una specie di valanga contagiosa. Di tutto abbiamo bisogno meno che di ri-nazionalizzazioni, a partire da una Tobin Tax francese. Dfficile dare credito a proposte di questo tipo”.
Ancora sull’Europa, “Riprendendo il dibattito di ottimo livello avvenuto in Parlamento, noi radicali avevamo presentato una mozione firmata anche da altri parlamentari che in buona sostanza dice che questo accordo - che noi chiamiamo intergovernativo (e che è all'attenzione del vertice Ue di oggi) - era già tato negoziato dal governo precedente. Quando il governo Monti è intervenuto era troppo tardi per riforme sostanziali di merito. E’ un accordo che taglia fuori qualunque metodo democratico, è puramente di pareggio di bilancio e di austerità fiscale, cose sicuramente necessarie ma non sufficienti”.
L’accordo in discussione, ha ricordato Bonino, “non prevede nessun piano europeo per la crescita, che si dovrebbe fare con metodo comunitario, con la Commissione, tra i 27, applicando le ricette previste in quel libro Bianco che proprio Mario Monti scrisse su mandato della Commissione Europea. Serve l’Unione politica, perché tutti questi marchingegni di ingegneria istituzionale, mancando un ministro del Tesoro europeo, non servono a tranquillizzare i mercati. A nessuno viene in mente di speculare sul dollaro o la sterlina, proprio perché lì esiste un governo che ha la capacità elementare di tassare e di spendere. La nostra ambizione, rimane, insomma, quella degli Stati Uniti d’Europa. Noi ci aspettiamo che questo sia l’impegno politico che l’Italia assuma a livello europeo”, ha concluso la vicepresidente del Senato.