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Responsabilità giudici: l'Anm minaccia lo sciopero

E anche la politica continua a scontrarsi sul provvedimento

Ingroia: "Legge con effetto intimidatorio". Cesa ai magistrati: "Aspettate la decisione del Senato". Belisario attacca: “Chi voleva approvare questa norma doveva metterci la faccia, senza nascondersi dietro al voto segreto”

Toghe
Toghe

Roma, 3 febbraio 2012  - Dopo lo scontro di ieri tra Pdl e Pd sull'emendamento della Lega sulla responsabilità civile dei magistrati, la politica e le toghe s'interrogano sul futuro e danno fuoco alle polemica.

Il Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati è stato “convocato d’urgenza”, per martedi’ prossimo: l’Anm deciderà se proclamare uno sciopero per chiedere il ritiro dell’emendamento che introduce la responsabilità civile dei magistrati.

 PALAMARA - “Auspico che questo emendamento venga tolto di mezzo”, ha detto il Presidente dell’Anm, Luca Palamara a SkyTg24. “I giudici - ha spiegato - già pagano, bisogna distinguere tra responsabilità dello Stato e responsabilità del giudice”.

“Nel processo - ha spiegato - ci sono due parti, è fisiologico che quella che soccombe finisca per rivalersi sul giudice. E dunque il giudice di fronte all’eventualità di essere trascinato in giudizio da una delle due parti finirà per non decidere. Chi cioè si assume la responsabilita’ di prendere quelle decisioni?”.

BONDI - Sandro Bondi, Coordinatore del Pdl, in una nota afferma: “Le reazioni del Pd al voto del Parlamento sulla responsabilità civile dei magistrati sono apparse a tutti incredibilmente eccessive e persino furiose. E’ venuto il momento per il Pd di dimostrare nei fatti di non essere il partito dei magistrati, ma una forza politica riformista e di governo, libera di determinare le proprie scelte anche nel campo della riforma della giustizia”.

BELISARIO (IDV) -  “Chi voleva approvare questa norma doveva metterci la faccia, senza nascondersi dietro al voto segreto”, attacca Felice Belisario (IDV) che a Tgcom24 ha così commentato il via libera alla norma. “In Italia c’è paura di assumersi le proprie responsabilità. La legge c’è e va applicata, non vanno create norme per tagliare teste perché i magistrati sono già soggetti alle norme civili, amministrative e penali. E’ un modo per intimidire i magistrati, cercando di impedire che facciano il loro dovere”.

 

IL PROCURATORE INGROIA  - Una legge che “rischia di avere un effetto intimidatorio, disturbando la serenità di tutti i magistrati. Così Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, esprime la sua “preoccupazione”, definendo la norma una “ulteriore forma di pressione nei confronti dei magistrati che devono prendere le loro decisioni, con indipendenza e autonomia in un clima sereno”.

Sullo sciopero delle toghe ha detto: “E’ una decisione che non si prende a cuor leggero, ma siamo di fronte a un provvedimento grave. Le valutazioni, comunque, spettano agli organi dell’Associazione magistrati”. Ingroia, infine, sottolinea come il “clima sereno” di cui pm e giudici hanno bisogno “si era ripristinato in questi ultimi tempi”, ma l’emendamento approvato ieri dalla Camera e’ “una nota dissonante”.

 

CESA  - All’Anm “chiedo, prima di pensare a scioperi di aspettare che al Senato si ridiscuta l’argomento”, è l'appello del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, stamane ad “Unomattina”.
Per Cesa “bisogna affrontare con serietà il tema della riforma della Giustizia e al suo interno anche il tema della responsabilità delle toghe con le dovute accortezze. Abbiamo - ha aggiunto - un ministro straordinario come la Severino che ha già con chiarezza elencato le priorita’ di intervento in quel settore”.


ROTONDI -  “La guerra tra giudici e politici paralizza da venti anni la politica e la giustizia. La tregua Monti deve servire anche allo scopo di una giustizia giusta e una politica autonoma”, dichiara Gianfranco Rotondi, ex ministro e membro dell’Ufficio di Presidenza del PdL.

 

FERRERO - “La norma introdotta aggrava la differenza tra chi può permettersi di avere influenza sul magistrato e chi no. Il problema va affrontato diversamente: potenziando, ad esempio, la difesa d’ufficio. Bisognerebbe far sì che i processi non durino degli anni, rendendo più efficiente l’intero sistema”, sono le parole di Paolo Ferrero (PRC) ospite di Tgcom24.

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