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Le ultime uscite del premier Mario Monti sulla monotonia del posto fisso, del ministro del Welfare sul posto fisso considerato un'illusione e del ministro dell'Interno Cancellieri sul fatto che i giovani cercano lavoro vicino a mamma e papà non potevano non suscitare polemiche
Roma, 8 febbraio 2012 - Il tema caldissimo della riforma del mercato del Lavoro torna a far discutere la politica, prima del nuovo incontro tra il ministro Fornero e i sindacati. Del resto, le ultime uscite del premier Mario Monti sulla monotonia del posto fisso (VIDEO), del ministro del Welfare Elsa Fornero sul posto fisso considerato un'illusione (VIDEO) e del ministro dell'Interno Cancellieri sul fatto che i giovani cercano lavoro vicino a mamma e papà non potevano non suscitare polemiche. Soprattutto la Lega fa la voce grossa.
REGUZZONI CONTRO IL PRECARIATO - Secondo Marco Reguzzoni, deputato ed ex capogruppo della Lega nord, “dobbiamo evitare il precariato introdotto negli ultimi 15 anni. Le battute di Monti mi danno fastidio perché generano astio di cui non c`è bisogno. Poi se la critica viene da chi è nato in famiglie agiate che ha potuto trascorrere una vita straordinaria, fa male ed è antipatico”.
“Monti - ha spiegato Reguzzoni intervistato da Tgcom24 - ha parlato di merito, ma dovrebbe ricordarsi che in Usa la docenza universitaria non è a posto fisso, lì si premia il vero merito. Io sono concorde a Monti sul merito, ma non nella declinazione. Lo stesso per le liberalizzazioni: toccano tutto ma non la tratta Milano Roma”.
PADANIA: ALLARGARE L'ART. 18 - L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori “è piu’ che mai attuale: va mantenuto e addirittura esteso a molte categorie di lavoratori che oggi non sono tutelate contro i licenziamenti discriminatori”, dice, dalle colonne de La Padania, Rosi Mauro, leader del sindacato padano.
“Pensiamo ad esempio -spiega- ai soci lavoratori delle cooperative, ai lavoratori in ritenuta d’acconto e agli interinali”. L’obiettivo di chi chiede l’abrogazione dell’articolo 18, sottolinea Mauro, “è il licenziamento libero anche, ad esempio, per motivi quali l’appartenenza ad uno schieramento politico, o la fede religiosa, piuttosto che più semplicemente l’antipatia nei confronti del lavoratore”.
L’articolo 18 “non ha niente a che vedere con i licenziamenti per crisi aziendale o difficoltà economiche dell’azienda, che sono già previsti e regolamentati da apposita normativa”, conclude l’esponente leghista.