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Le città metropolitane sarebbero chiamate a esercitare tutte le funzioni delle province e coinciderebbero con le città di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio Calabria
Roma, 9 febbraio 2012 - In risposta a quanto previsto in materia di province dal ‘decreto salva Italia’, l’Upi (Unione Province d’Italia) presenterà oggi una delega al Governo per l’istituzione delle Città metropolitane, la razionalizzazione delle province e il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato e degli enti strumentali. In particolare si propone la riduzione del numero delle province da 108 a 60
L’obiettivo prefisso, si legge nella relazione, è l’eliminazione delle spese derivanti dalla sovrapposizione di enti e strutture che esercitano funzioni attribuibili agli enti territoriali; scelta che comporterebbe una semplificazione complessiva degli assetti istituzionali locali al fine di ridurre la spesa pubblica.
Secondo quanto previsto dalla controproposta dell’Upi, le città metropolitane sarebbero infatti chiamate a esercitare tutte le funzioni delle province oltre a quelle di ambito metropolitano del comune capoluogo, sarebbero inoltre titolari della pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali, della gestione coordinata dei servizi pubblici e della promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale.
Tali aree coinciderebbero con le città di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio Calabria, che insieme costituiscono l’11% della superficie nazionale, il 31,5% della popolazione e il 34%del Pil.
In questo quadro, le regioni sarebbero chiamate a ridisegnare le aree metropolitane e le province del loro territorio, d’accordo con la maggioranza dei comuni interessati, e a proporre al Governo le nuove circoscrizioni. Il risparmio stimato ammonterebbe complessivamente a 5 miliardi di euro, dei quali: un miliardo tra riduzione del numero e miglioramento dell’efficienza delle province, 2,5 miliardi dal riordino degli uffici periferici dello Stato, e 1,5 miliardi dall’abolizione di enti e agenzie strumentali.