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"Legge 10/2011 da cambiare, ma non ci credo perché servirebbe l'autocritica di chi l'ha fatta. Oggi non si può operare, e la gente muore assiderata nelle strade perché nessuno la soccorre. Il governo? Grottesco ritardo nel dichiarare l'emergenza"
Roma, 10 febbraio 2012 . "Guido io". L'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso sceglie internet per dire la sua sull'emergenza neve: monta le catene al suo sito web e via, incurante del ghiaccio vivo su cui da giorni pattina il Palazzo, distribuisce scudisciate a destra e a manca (non solo politicamente intese) includendo governo e stampa. Come sono lontani i massaggi della brasiliana Monica al Salaria Sport Village o le lame incrociate con Hillary Clinton sul terremoto ad Haiti. Di fronte a un'ondata di maltempo "la cui gravità e imponenza è stata offuscata dalle diatribe puerili di chi cerca scuse per giustificare le proprie leggerezze, mentre la gente muore assiderata per le strade perché nessuno è andato a soccorrerla", Bertolaso ritrova santità e sicurezze. E da tecnico delle emergenze (non tutte brillantemente risolte, come all'Aquila sanno), si toglie molti sassoloni dalle scarpe.
VISIONI - "Mi auguro che l'impegno preso davanti a Regioni e Comuni di modificare la normativa" prevista dalla legge 10/2011 "venga rispettato". E tuttavia "personalmente non ci credo" predice l'interessato. Perché la legge "dovrebbero cambiarla quelli che l'hanno pervicacemente voluta e ottenuta solo quando me ne sono andato". E contro la quale oggi protestano. Secondo Bertolaso, "la grottesca vicenda della dichiarazione di emergenza nazionale adottata finalmente dal Governo ieri e non una settimana fa sta lì a dimostrarlo: c'è l'emergenza ma non c'è il commissario con pieni poteri per disporre di mezzi, uomini e soldi". Anche se - anticipa da esperto meteo - le nevicate in arrivo "saranno poca cosa rispetto a quanto appena vissuto". Merito della correzione di rotta, "perché, dopo aver preso sottogamba il momento davvero critico", ora l'intera macchina del soccorso è mobilitata "con le catene, i motori accesi, le vanghe in mano e il thè caldo da distribuire".
STAMPA - Bertolaso ce l'ha pure con giornalisti e fotografi, definiti "sciacalli della penna e degli obiettivi" che "si sono subito affrettati, per giustificare il casino non solo di questi giorni ma anche della Costa e delle alluvioni in Liguria, ad incolpare la dissipata gestione di Bertolaso, che con i massaggi, la cricca e i grandi eventi aveva gestito soldi e potere a suo uso e consumo". Bertolaso si dispiace di essere stato chiamato in causa: "Mica potevano lasciarmi in pace - si duole l'ex sottosegretario, rinviato a giudizio dal gup di Perugia (inchiesta Grandi Opere) e indagato anche a L'Aquila (per omicidio colposo plurimo) -. E quindi giù tonnellate di merda condite dalle solite bugie, calunnie piene di malafede e gigantesche inesattezze, mentendo sapendo di mentire". "Grazie neve" invece, "per averci aiutato a capire che la Protezione Civile ci serve".
RIFORMA - Le polemiche tra Alemanno e Gabrielli e tra le varie amministrazioni dello Stato inducono Bertolaso a specifiche considerazioni. "Il primo punto riguarda il mio personale ringraziamento a chi ha fornito a Franco Gabrielli l’assist per chiarire che è una legge dello Stato, approvata dal Parlamento sotto il precedente Governo, la ormai nota legge 10 del febbraio 2011, a rendere impossibile al Dipartimento la stessa velocità di reazione alle situazioni di emergenza che io potevo esprimere, senza i vincoli posti dalla attuale normativa".
SPRECHI - "Chi sostiene che questa sorta di commissariamento era indifferibile e indispensabile per evitare sprechi, abusi e forme di possibile contagio della correttezza istituzionale 'ordinaria', deve ammettere che il 'commissariamento' non è una cura possibile neppure per consumare 'vendette' verso personaggi scomodi e troppo popolari", commenta autobiograficamente Bertolaso. "La famigerata legislazione 'ordinaria', in materia di spesa pubblica, presenta infatti aree di inefficienza e di possibile spreco formidabili, così come - secondo il tecnico che alla Maddalena non si accorse della corte che si era messo intorno - dà pessimi risultati in materia di correttezza degli appalti pubblici, di rispetto dei tempi e degli impegni, di semplice giustizia amministrativa, di contrasto alle infiltrazioni malavitose ed anche della corruzione pubblica".
SGAMBETTI - L'ex sottosegretario che non diventò mai viceministro - dopo che la Clinton lo fulminò ad Haiti - seleziona i suoi argomenti con cura ma senza contraddittorio. Ce l'ha col mondo, eppure non spende neppure una parola sulla nevrotica gestione Alemanno. E in attesa di riscrevere la storia, già lancia accuse contabili. "I dati diffusi dal Ministero dell’Economia sui costi della Protezione Civile sono aggregati e pertanto occorre leggerli con attenzione. Qualcuno ha mai scritto che per nove anni almeno, dei dieci che ho passato a capo del Dipartimento, ho proposto che il bilancio del Dipartimento venisse liberato da oneri impropri e non funzionali all’attività del Dipartimento, come sono i costi di mutui che ancora si pagano per i terremoti dell’Irpinia e dell’Umbria, per il disastro di Sarno e tanti altri ancora? Fanno quasi il 60% del bilancio del Dipartimento - si indigna l'ex capo -. Perché non li gestisce, questi sì, il Ministero dell’Economia? Perché si vuole che gonfino il bilancio del Dipartimento?".
GRANDI EVENTI - Anche i Giubilei e i G8 rientrano nella lamentazione di Bertolaso. "I grandi eventi sono un falso problema" scrive Bertolaso. Ma "l'uso delle norme di Protezione civile per emergenze diverse da quelle dovute a catastrofi naturali è stato largamente bipartisan. E la prassi continua anche oggi, da ogni parte, compresi De Magistris per la Coppa America, o Pisapia per il Papa in visita a Milano. Se si vuole discutere di grandi eventi in modo utile e non strumentale, bisogna ragionare sul perché Governi, Governatori, Sindaci di tutta Italia e di ogni colore politico considerano necessario l’uso di procedure straordinarie in questi casi. Il problema viene in gran parte dalla inadeguatezza della famosa legislazione ordinaria e semmai, mi permetto di suggerire, dalla struttura degli interessi, forti e meno forti, nobili e meno nobili, che dietro lo schermo dell’ordinarietà hanno trovato l’ombra e la disattenzione necessarie per perseguire i loro obiettivi".
COSTI - Quindi "se non si torna ad un sistema che renda possibili decisioni immediate ed adeguate, il problema della Protezione civile e del servizio che questa struttura rende al Paese e ai cittadini rimane irrisolto, anche se i grandi eventi saranno gestiti da altri. Abbiamo uno Stato - scopre oggi Bertolaso, che ha lavorato più di dieci anni a Palazzo Chigi - i cui Comuni sono rimasti da soli a fronteggiare senza risorse adeguate problemi spesso più grossi di loro ed ai quali si è sempre negata la deroga al patto di stabilità per gestire le emergenze". Uno Stato - è la successiva sottolineatura - in cui "il risanamento pubblico si fa pretendendo dai Governatori delle Regioni di assumersi la responsabilità politica di aumentare le accise sulla benzina " prima ancora "di poter chiedere la dichiarazione dello stato di emergenza". La chiusura è lapidaria: "Non andremo lontani, così, taroccando la realtà". Chissà se nell'entourage di Monti avranno preso appunti.
di GIOVANNI ROSSI