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Soldi ai partiti, Casini presenta la sua riforma

Sette proposte già depositate, ora arriva quella dell'Udc

Il Terzo Polo prova a giocare d'anticipo e a intestarsi la riforma dello status giuridico e del finanziamento pubblico dei partiti. In accordo con Pd e Pdl ai quali i testi saranno recapitati in anteprima. Ecco la situazione
 

Pier Ferdinando Casini alla  convention del Terzo polo (Ansa)
Pier Ferdinando Casini alla convention del Terzo polo (Ansa)

Roma 10 febbraio 2012 - Le sette proposte di legge già depositate a Montecitorio e Palazzo Madama evidentemente non bastavano. Il Terzo Polo, arrivato sul pezzo per ultimo, prova a intestarsi la riforma dei partiti - e del loro finanziamento - con un blitz di Pier Ferdinando Casini. Il leader dell'Udc annuncia che lunedì presenterà "una proposta di riforma dei partiti sottoponendola in anteprima ad Alfano e Bersani''. Principio ispiratore - si spiega in ambienti dell'Udc - è la trasparenza della vita delle forze politiche e dei loro bilanci. Una caratteristica senza la quale, spiegano i centristi, non si dovrebbe accedere nemmeno ai finanziamenti pubblici. Come sta scritto - con altre parole - anche nel disegno di legge su 'norme in materia di finanziamento dei partiti politici', depositato, dopo il 'caso Lusi', dal Pd al Senato (primo firmatario il vice capogruppo Luigi Zanda, consulente l'ex tesoriere Mauro Agostini).
 

GAZZETTA UFFICIALE - Tutti i testi già agli atti (da Pd, Api, Idv) partono dal principio dell'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione e prevedono di dare natura giuridica ai partiti. Nella maggior parte dei casi viene previsto che lo statuto del partito venga pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e in caso contrario non siano possibili finanziamenti pubblici. Nella proposta di Castagnetti a vigilare sui bilanci e sulle loro approvazioni dovrebbe poi essere anche la minoranza interna, chiamata ad esprimersi.
 

RADICALI - Ci sono poi i Radicali, che con una proposta a prima firma del deputato Maurizio Turco, in discussione alla Camera propongono di istituire una sezione di controllo specifica della Corte dei conti con il compito di controllare i bilanci annuali dei partiti e i rendiconti delle spese elettorali. In caso di esito positivo dei controlli, il bilancio e rendiconto sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale e i partiti hanno diritto alla corresponsione dei rimborsi elettorali. In caso di esito negativo le conseguenze sono pesanti: il partito interessato cessa di ricevere qualunque forma di finanziamento pubblico; deve restituire le somme percepite nel corso dell'anno, ed è condannato a una multa che va da 10 mila a 100 mila euro.
 

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