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L'Esecutivo accoglie le istanze di Regioni e Comuni di dotare il Dipartimento guidato dal prefetto Franco Gabrielli di capacità operativa e snellezza burocratica, qualità perse dopo l'ultima revisione legislativa
Roma, 9 febbraio 2010 - Tutto pronto per mandare definitivamente in pensione la legge 10 del 2011 sulla Protezione Civile, al centro negli ultimi giorni della rovente querelle che ha opposto il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli al sindaco di Roma Gianni Alemanno. Alla decisione del premier Mario Monti di firmare, nella serata di ieri, un decreto che assegna a Gabrielli il coordinamento degli interventi e di tutte le iniziative ''per fronteggiare la situazione emergenziale, nonché l'adozione di ogni indispensabile provvedimento su tutto il territorio nazionale'', ha fatto seguito oggi a Palazzo Chigi un incontro che ha messo su nero su bianco l'impegno dell'esecutivo a rivedere il pacchetto di norme.
CASSE VUOTE - Da tempo le Regioni e i Comuni tenevano ormai il dito puntato su un provvedimento, che, come è poi stato dimostrato dalle ultime gravi emergenze prodotte dall'ondata di maltempo, non viene applicato per il timore di pesare ulteriormente sulle tasche dei cittadini. Premessa che è alla base del rifiuto delle Regioni a chiedere lo stato di emergenza nazionale, causato essenzialmente dalla scelta di non incappare nelle ire dei cittadini, i quali, gia' in difficoltà per l'emergenza del momento, vedrebbero aumentare contestualmente il prezzo della benzina e le tasse regionali, come previsto appunto dalla legge 10.
RAPIDITA' MANCANTE - Più in particolare dall'articolo 5, che autorizza il presidente di Regione, ''a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza'', ''di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote, ovvero delle maggiorazioni di aliquote attribuite alla Regione'' fino a un massimo di 5 centesimi per litro. Il tutto con tempi peraltro assai più lunghi rispetto alla gestione di Bertolaso, visto che tutte le spese adottate per far fronte all'emergenza debbono essere vistate dal Ministero dell'Economia e dalla Corte dei Conti (articolo 5 comma 5-bis). Procedura che mal si concilia con la rapidità necessaria in casi di emergenza, come purtroppo ha dimostrato anche la vicenda dell'affondamento della Costa Concordia al Giglio. Ma non basta: la legge 10 è finita sul banco degli imputati anche per aver rivisto la legge 225 del '92 (quella istitutiva della Protezione Civile) senza però modificare la legge 401, che ormai 11 anni fa riorganizzò l'Agenzia di Via Ulpiano.