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Atene brucia: una lezione per Roma

DOPO DUE ANNI di piagnistei continui, il pianto greco dovrebbe avere messo la sordina. Il Governo e il Parlamento ellenico sono stati costretti ad accettare il nuovo piano di sacrifici imposto dal mondo ...

Giancarlo Mazzuca
Giancarlo Mazzuca

DOPO DUE ANNI di piagnistei continui, il pianto greco dovrebbe avere messo la sordina. Il Governo e il Parlamento ellenico sono stati costretti ad accettare il nuovo piano di sacrifici imposto dal mondo (Ue, Bce e Fmi), in cambio di altri aiuti (130-145 miliardi di euro), al di là delle gravissime manifestazioni di protesta che ieri hanno messo a ferro e a fuoco la capitale ellenica. E’ l’ultima bombola d’ossigeno per consentire ad Atene di uscire dal baratro.

Ci auguriamo tutti che basti perché, a prescindere dalle simpatie di ciascuno di noi per la Grecia, c’è una sola verità: se crolla il governo Papademos, crolla tutta l’Europa, a cominciare proprio dall’Italia. E’ vero (l’ha detto sabato anche il Presidente Napolitano) che non siamo la Grecia e che gli sforzi da noi compiuti nell’ultimo anno stanno già dando i primi risultati - se non altro in termini di “spread”-, ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che il nostro risanamento non può prescindere dall’ipoteca europea. Già oggi siamo in una situazione così difficile perché i poteri forti di Bruxelles (leggi: Merkel, innanzitutto) hanno ritardato i soccorsi internazionali e hanno, poi, concesso linee di credito con interessi così elevati che Atene non è in grado di pagare.


Cosa succederebbe, a questo punto, se i nuovi aiuti non fossero sufficienti per evitare il default greco? Cadrebbe davvero tutto: l’euro e l’intera impalcatura monetaria messa in piedi in modo troppo affrettato. Sarebbe un disastro terribile, e in prima fila, a pagarne le conseguenze, si troverebbe anche la Germania che è il Paese commercialmente più attivo nell’eurozona. Come spiegare, allora, la miopia della cancelliera di ferro?

La ragione è semplice: gli investitori di tutto il mondo (tedeschi in primis), dovranno procedere - in cambio dell’ultimo piano di austerità ellenico -, al taglio del 50% sul valore nominale dei bond emessi da Atene. Un taglio già previsto, ma solo sulla carta. Non abbiamo alternative perché l’Europa (e l’Italia in testa) non potrà più camminare all’infinito sull’orlo del burrone, rinviando decisioni sgradevoli, ma necessarie. Da mesi, Monti continua a ripeterci questi concetti, ma non sempre riusciamo a comprendere i sermoni del professore: la lezione greca dovrebbe invece insegnarci che i partner ci daranno una mano solo se dimostreremo davvero di essere capaci di camminare con le nostre gambe. Altrimenti, peggio per noi: Atene docet.


*Parlamentare Pdl, presidente dell’Associazione parlamentare Italia-Grecia

 

Giancarlo Mazzuca

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