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E' una Lega ferita e vacillante, un partito che all'improvviso si trova spiazzato senza il leader incontrastato, il padre padrone che l'ha guidato dal giorno della fondazione, quasi trent'anni fa, un lontano 12 aprile 1984.
Un'incredibile ascesa, ma ancora più clamorosa è l'uscita di scena. Schiacciato dal peso di rivelazioni sorprendenti e imbarazzanti, il Senatur ha deciso di lasciare. Ed è davvero la fine di un'epoca, un ciclo che a questo punto sembra essersi concluso. Prima le dimissioni di Silvio Berlusconi, oggi quelle del fedele alleato. Pochi mesi fa nessuno avrebbe potuto prevedere che in rapida successione i due leader di governo potessero finire entrambi a bordo ring. E se da tempo l'ex premier era nel mirino della magistratura, tutti sarebbero stati pronti a scommettere sull'inattaccabilità da un punto di vista giudiziario del Carroccio. L'inchiesta delle procure di Reggio Calabria e di Napoli sembra aver sgretolato ogni certezza, al punto da convincere Bossi di abdicare "per il bene del movimento". Ora la base padana si guarda in giro spaesata, sperando forse in un colpa di coda del leader ferito, ma all'orizzonte si profila un appuntamento elettorale che rischia di trasformarsi in una definitiva condanna per le camicie verdi.
di Ugo Cennamo