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La Repubblica che cerchiamo

di Pierluigi Visci

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Ansa)
Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Ansa)

Roma, 8 aprile 2012 - E così la Seconda Repubblica è morta senza essere nata. Il passaggio da quella del dopoguerra (referendum del 1946, Costituzione del 1948, legge elettorale proporzionale, sistema politico e governi inamovibili, democrazia bloccata, senza alternativa nell’Europa del Muro) alla Repubblica nuova, europea, bipolare, dell’alternanza, presupponeva un rinnovamento costituzionale e politico. La legge elettorale venne cambiata, grazie a due referendum, le regole no. Insomma: mutamenti all’«interno» del sistema politico, non «del» sistema politico. I francesi sono alla Quinta Repubblica: non abbiamo un De Gaulle, ma possiamo ancora sperare e sperimentare altre repubbliche.

Per decretare questo limbo politico e istituzionale, ci abbiamo messo vent’anni: dal 5 aprile 1992 (con la Dc per la prima volta sotto il 30%, per poi sparire due anni dopo) al 5 aprile 2012, con l’uscita di scena di Umberto Bossi, padre-padrone della Lega Nord che in quelle elezioni scese dalla Padania alla conquista di «Roma ladrona»: 8,6% dei consensi e 80 parlamentari. Una caduta epocale che segue il passo indietro di Berlusconi che, nonostante la vittoria del 2008 con la più larga maggioranza parlamentare della storia repubblicana, ha ceduto Palazzo Chigi a Monti. Analogie: l’una e l’altra, da Tangentopoli a Partitopoli, soffocate da corruzione e malaffare. Il simbolo di quella fu Craxi, di questa Bossi. C’era un delfino, Claudio Martelli, che voleva restituire «l’onore ai socialisti», Roberto Maroni oggi vuole «fare pulizia». Dal CAF all’ABC. Il debito pubblico al 100% del Pil e la recessione imposero una manovra da 90mila miliardi di lire.

Il deficit ora è al 120% di un Pil in pauroso calo e la recessione è terribile. Anche la governabilità è poco migliorata: 1948-1994, 21 presidenti del consiglio e 47 governi (media 8 mesi); 1994-oggi, 6 premier (solo Amato in tutte e due le fasi) e 11 governi (1 anno e 6 mesi). Con queste storie e questi presupposti dobbiamo costruire la Terza Repubblica, nella quale, come sempre, ognuno cerca vantaggi per la bottega. Così si va poco lontano. Meno compromessi, e più bene comune.


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