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Lo Stato immorale

DEPRECARE le rivolte fiscali è un diritto, di cui il presidente del Consiglio fa largo uso. Ma ci si aspetta da lui che faccia uso anche del dovere di comprenderne le ragioni di Franco Cangini

Franco Cangini
Franco Cangini

di Franco Cangini

DEPRECARE le rivolte fiscali è un diritto, di cui il presidente del Consiglio fa largo uso. Ma ci si aspetta da lui che faccia uso anche del dovere di comprenderne le ragioni. Non sempre identificabili con l’egoismo parassitario dell’evasore, messo alla berlina dal noto spot commissionato dal governo. Basti pensare alla rivolta fiscale che in Inghilterra fu all’origine della prima Carta costituzionale, o a quella da cui sono nati gli Stati Uniti d’America. In tutti i tempi la reazione dei tartassati è grido di dolore per un carico oppressivo, a cui è imprudente non prestare ascolto.

NELL’INCITAMENTO della Lega ai Comuni (che tanto ha sdegnato prof. Monti e Quirinale), perché obiettino all’applicazione dell’Imu, accanto a una buona dose di calcolo elettoralistico c’è lo sforzo, democraticamente apprezzabile, di esibire capacità di ascolto delle angosce della gente. E nell’impegno di Alfano per una legge che tenga conto, nell’adempimento degli obblighi fiscali, dei crediti vantati verso lo Stato, c’è la presa d’atto, sia pure tardiva, di una situazione assurda. Migliaia di imprese vanno a rotoli per non poter riscuotere le somme guadagnate, mentre sono costrette, sotto la sferza di Equitalia, a sborsare i tributi dovuti.

NON AVEVA l’aria, il presidente del Consiglio, di rendersi conto dell’enormità delle sue parole, quando l’altra sera spiegava in televisione l’impossibilità di pagare i creditori dello Stato senza sforare i parametri deficit-Pil che l’Italia si è obbligata a rispettare. Che equivale a mettere a carico di qualche migliaio di privati cittadini lo sforzo di nascondere il fatto che l’Italia non ha le carte in regola per far parte del club europeo della moneta unica. Una patente assurdità, nonché una feroce assunzione di responsabilità pubbliche per la danza macabra degli appesi a crediti inesigibili e tasse indifferibili. Con questo non si vuole dar ragione alle chiamate di correo spicciative del tragicomico Grillo, per i trentacinque suicidi attribuiti quest’anno alla crisi economica. Ma è evidente che non tutti gli indignati sono dalla parte del torto.

DIFFICILE DIRE se l’inclinazione un po’ sadica della mentalità germanica per il rigore dipenda, come argomentato da Monti con rispettosa ironia, dall’errore di confondere scienza economica e filosofia morale. Se è così, salta agli occhi che per un governo rispettabile la mancata applicazione di un minimo di legge morale ai doveri dello Stato verso i creditori è un peccato di omissione meritevole di pronta espiazione.


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