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Il Pdl non partecipa al voto, la Lega si esprime a favore dell'arresto. In totale i votanti sono 159: 155 favorevoli, 13 contrari e un astenuto. L'ex tesoriere: "Un incubo, ho ancora una marea di cose da dire"
Roma, 20 giugno 2012 - L’Aula del Senato ha detto sì alla richiesta di arresto di Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita accusato di associazione per delinquere e appropriazione indebita di fondi del partito che amministrava. L’Aula si è espressa con voto palese. E’ la prima volta che i senatori votano nominalmente su una richiesta d’arresto.
Al momento del voto erano presenti in Aula 195 senatori. Hanno votato in 159: favorevoli 155, contrari 13, 1 astenuto. Le prime parole dell'ex tesoriere: "Questo è un insegnamento per tutti, sono una persona che sta vivendo un incubo". Lei ha gia detto tutto? “No, no, ci sono ancora una marea di approfondimenti”. Andrà in patteggiamento? "No, andremo in dibattimento". Lusi è entrato dopo le 20 nel carcere di Rebibbia, ritenuto dai difensori più confortevole di Regina Coeli, per costituirsi.
LA CRONACA - A pochi minuti dalla decisione, continua a tenere banco la polemica sulla modalità di votazione: palese o segreta? La vicenda si risolverà poi con il voto palese. Il Pdl non partecipa alla votazione, la Lega vota a favore dell'arresto, il Pd rinnova l'appello: "Voto sia segreto". Il presidente della Giunta per le immunità, Marco Follini, durante il suo intervento: "Senatore Lusi si dimetta, eviti a se stesso e al Parlamento un voto che somiglia a un’impropria ordalia”. Quindi, l'autodifesa dell'ex tesoriere che non si dimette e chiede di "accedere alle garanzie del giusto processo senza inutili e devastanti forzature che possano appagare la crescente ondata dell’antipolitica". Lusi attacca la Margherita e poi affonda: "Qualcuno potrebbe avanzare il sospetto che mi si voglia chiudere la bocca”.
"HO RESPONSABILITA' MORALI E POLITICHE" - "Sono sanamente preoccupato. Voi come stareste?". Così il senatore Luigi Lusi, entrando al Senato. "Farò quello che ha deciso il Senato", prosegue l’ex tesoriere della Margherita. Poi l'intervento in Aula: "c’è “un’anomalia procedimentale che ha portato all’infamante accusa di associazione a delinquere e alla richiesta di arresto”, spiega Lusi. Io, aggiunge, “non intendo sottrarmi al processo, ma affrontare in dibattimento ogni ambito di mia responsabilità”, ma “non sono reo-confesso. C’è una differenza tra l’assumersi responsabilità, riconoscere e confessare”, tutti termini diversi l’uno dall’altro “che hanno un significato diverso in Tribunale”.
Ecco perchè Lusi ha chiesto al “legislatore di tenere distinto l’istituto della custodia cautelare dall’anticipo della pena”. “Mi si vuole mandare in carcere - ha aggiuto ancora l’ex tesoriere della Margherita - perché parlando inquinerei quello che è stato chiamato il percorso investigativo”.
Quindi le scuse: “Ritengo di dovermi assumere per intero le mie responsabilità morali e politiche, di fronte a quest’assemblea e al Paese. Io sento il dovere di pronunciare parole di personali scuse, consapevole come sono della necessità di un simbolico gesto di riparazione nella difficile situazione in cui versa il paese”.
Ma, "per quanto riguarda le responsabilità penali, come un normale cittadino voglio potermi difendere e chiedo di accedere alle garanzie del giusto processo senza inutili e devastanti forzature che possano appagare la crescente ondata dell’antipolitica, soddisfare chi evoca i forconi, trovare un colpevole per tutte le stagioni, per quella che è una vicenda complessa”.
L'ATTACCO ALLA MARGHERITA - La gestione dei flussi finanziari della Margherita è stata effettuata “per comune assenso” al fine di accantonarle per le attività politiche di diversi esponenti partito. Lusi accusa così i leader della Margherita: “E’ inverosimile - dice - che nessuno di loro abbia mai saputo alcunchè sulle modalità gestionali del loro partito”. Le finanze della Margherita erano gestite in base a un "patto fiduciario, oggi negato da chi avrebbe dovuto avere la statura politica per confermarlo".
Poi l'affondo: “Mi si accusa di essere reticente, se non parlo. E di diffamare, se parlo. Qualcuno potrebbe avanzare il sospetto che mi si voglia chiudere la bocca”.
SUL VOTO SEGRETO - “Qualora, nel mio caso e per la prima volta nella storia del Senato repubblicano, il Senato decidesse di procedere con il voto palese contro il sacro principio di libertà di coscienza dei parlamentari, giustamente e costantemente affermato in entrambi i rami del Parlamento, vorrà dire che il voto sarà di significato esclusivamente politico”.
“In questo caso - ha aggiunto Lusi - inviterei i Senatori che intendessero sostenere la tesi del diniego a non votare contro l’autorizzazione all’esecuzione del mio arresto per non finire, essi stessi, in alcuna lista di proscrizione”
"IO STESSO NON VOTERO'" - Lusi conclude: "Comunico che io stesso non parteciperò al voto sull’autorizzazione all’esecuzione della misura nei miei confronti".
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