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Sanità e spending review:
"Via 15-18 mila posti letto"
Protesta degli avvocati:
"Domani tribunale fermi"

Ok al Senato: il decreto è legge

Bersani (Pd): "D’accordo a evitare un aumento dell'Iva, ma no a misure che indeboliscano la risposta sociale". Gasparri (Pdl): "Nessuno pensi di fare cassa mettendo le mani nelle tasche degli italiani"

Medici in corsia (Zani)
Medici in corsia (Zani)

Roma, 4 luglio 2012 - Il Senato approva il decreto sulla spending review con 203 'sì', 9 'no' e 33 astenuti. Il testo, già approvato dalla Camera e non modificato da Palazzo Madama, diventa legge. Il provvedimento delinea la cornice per il piano tagli alla spesa pubblica del commissario straordinario Enrico Bondi che prenderà corpo domani con il varo di un nuovo decreto da parte del Consiglio dei ministri con precise misure di riduzione e razionalizzazione della spesa. E proprio alcune di queste misure, contenute in diverse bozze di legge, continuano a far discutere.

"VIA 15-18 MILA POSTI LETTO" - L'obiettivo è arrivare a una media di 3,7 posti letto per 1.000 abitanti. E’ una delle misure contenuta in diverse bozze di legge sulla spending review, che porterebbe a un taglio tra i 15 e i 18mila posti letto. Un’operazione da fare intervenendo in primis sulle duplicazioni di unità operative 'ridondanti' o troppo piccoli. In prima fila potrebbe esserci la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno, che è già stata concordata in Conferenza Stato-Regioni ma ancora non attuata. Dal 1 gennaio 2013 potrebbero essere chiusi i piccoli ospedali con meno di 80 posti letto. Numeri diversi da quelli emersi nella giornata di ieri.

I RISPARMI - La sanità, a quanto apprende l’Ansa, contribuirà alla revisione della spesa con risparmi per 5 miliardi in due anni e mezzo: 1 nel 2012, 2 nel 2013 e 2 nel 2014. Ma le misure per raggiungere questo risultato si stanno ancora limando e questa sera saranno oggetto di un incontro tra il ministro della Salute, Renato Balduzzi, e le Regioni.

MEDICI IN STATO D'AGITAZIONE - "L’incubo di una 'Sanità soppressa' sembra avverarsi se dovessero risultare fondate le anticipazioni della stampa sulle misure contenute nel decreto sulla spending review". Lo sottolinea l’Anaao Assomed (Associazione medici ospedalieri e dirigenti sanitari), secondo cui "non sono bastati i tagli alla sanità pubblica degli ultimi due anni e quelli di 8 miliardi già preventivati: a questi il Governo sta pensando di sommare altri 3 miliardi entro il 2013, condannando ormai tutte le Regioni a chiudere servizi e abbattere le prestazioni".

SUL TAGLIO DEI POSTI LETTO - "Non soddisfatto del disastro annunciato - aggiunge il sindacato - il Governo vorrebbe programmare la chiusura di 216 piccoli ospedali ed il taglio di 30.000 posti letto fingendo di ignorare che i piccoli ospedali in quasi tutte le Regioni sono già stati chiusi o riconvertiti e che negli ultimi 10 anni sono già stati tagliati 45.000 posti letto con scarsi benefici economici a fronte del grande disagio provocato al cittadini, riducendo la dotazione ben al di sotto della media europea. La spesa sanitaria per la prima volta è stata inferiore a quella dell’anno precedente. Colpire ancora la sanità con la riduzione del Fondo sanitario nazionale, comprimere ulteriormente le dotazioni organiche dei medici e dirigenti sanitari, tagliare beni e servizi chiudere reparti ed ospedali non risolverebbe i problemi della spesa pubblica, ma minaccia il bene più prezioso dei cittadini italiani che è la salute. Il Governo vuole una Italia "sana" in Europa, ma senza più una Sanità europea. I medici e dirigenti del Ssn sono già in stato di agitazione - conclude l’Anaao - e non resteranno fermi ad assistere alla fine della sanità pubblica".

LE PROVINCE - In una delle bozze più recenti emerge che dal 1 giugno 2013, le province di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria saranno soppresse e si trasformano in città metropolitane. Il territorio della città metropolitana coinciderà con quello della provincia soppressa. Gli organi delle città metropolitane saranno il consiglio e il sindaco metropolitani. I membri del consiglio sono eletti tra i sindaci dei Comuni dell’area.

AVVOCATI: DOMANI TRIBUNALI FERMI - Domani astensione dalle udienze, indetta dall’Organismo Unitario dell’avvocatura. Alla protesta hanno già aderito oltre cento ordini forensi e sono previste manifestazioni in altrettante città. Per Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua), la rappresentanza politica degli avvocati, da mesi impegnato in tutta Italia in assemblee con i cittadini e i rappresentanti degli enti locali, "assistiamo con questo provvedimento del Governo a un ennesimo attacco alla giustizia pubblica. Da un lato si tagliano posti letto negli ospedali - sottolinea il presidente Oua - dall’altro, oggi, vogliono chiudere oltre mille uffici giudiziari, tra giudici di pace, tribunali, procure e sedi distaccate. Non si tratta di risparmiare, si tratta di rottamare la giustizia nel Paese e i diritti dei cittadini. Si lasciano interi territori senza presidi di legalita’ e sicurezza. Si eliminano uffici efficienti senza alcuni criterio di razionalizzazione, si strozza così un servizio con gravi ricadute sui tribunali più grandi, con il rischio di ulteriori ingolfamenti, nonché sui cittadini, ma anche sulle inprese. Tutto ciò in un’Italia che non ha ancora fatto le necessarie riforme per ridurre la durata dei processi, il vero grande problema irrisolto".

IL MINISTRO SUL PUBBLICO IMPIEGO - "La cosa importante è che ci sarà una riduzione dell’area del pubblico impiego di tipo strutturale che comporterà da una parte la riduzione dei costi della spesa pubblica e dall’altra consentirà degli spiragli per effettuare nuove assunzioni di giovani e per le carriere direttive", ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi, a margine della presentazione dei primi risultati raggiunti con il fascicolo sanitario elettronico

BERSANI - "Io sono a disposizione per discutere in qualunque momento con il governo sulla spending review, altrimenti si valuterà in Parlamento. Si parla di cose delicate, come per le pensioni, dove se si fosse fatto come dicevamo noi non ci sarebbe stato il problema degli esodati, rivendichiamo al governo di essere anche noi un po' tecnici". Pier Luigi Bersani risponde così a Skytg24 a proposito delle misure contenute nel decreto sulla spending review che il governo non ha ancora presentato ai partiti della maggioranza. "Sento dire e leggo tante cose, ma di carte non ne ho viste e aspettiamo di vederle", ha premesso il segretario del Pd, "la nostra attitudine è chiara: siamo assolutamente d’accordo a evitare un aumento dell’Iva e a vedere meccanismo di risparmio strutturale della pubblica amministrazione, ma non saremmo d’accordo su misure che indeboliscano la risposta sociale". "Mi riferisco a prestazioni come sanità, istruzione e servizi sociali di base dei Comuni", ha elencato Bersani. "Se c'è da risparmiare su qualche siringa siamo d’accordo, ma l’iniezione va fatta...", ha aggiunto.

GASPARRI - "Nessuno pensi di fare cassa mettendo le mani nelle tasche degli italiani. La spending review deve tagliare gli sprechi e non i servizi sociali a favore dei cittadini. Su questo punto il Pdl ha una posizione netta ed attendiamo di conoscere le proposte del governo, ma deve essere chiaro che non saremo disposti a sostenere misure che riducano i diritti e le tutele degli italiani. Ad esempio la presenza delle forze dell’Ordine sul territorio è un valore essenziale e quindi se si dovesse ridurre la presenza dello Stato in termini di sicurezza noi saremmo contrari". E’ quanto dichiara il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
"Giudicheremo il merito dei provvedimenti, nella consapevolezza che è meglio tagliare la spesa che aumentare le tasse. In particolare sulla questione dell’aumento dell’Iva il governo farebbe bene a riflettere ed agire con prudenza, perché potrebbero innescarsi conseguenze catastrofiche su un’economia già esanime e che invece ha bisogno di fiducia e prospettive di sviluppo. Come sempre siamo disposti a confrontarci con il governo in uno spirito di lealta’ e trasparenza, ma senza cedere a logiche punitive e vessatorie", conclude. 

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