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Il ministro della Sanità difende il provvedimento: "Non sono tagli lineari". Poi apre al confronto con le Regioni. Il leader Pd: "Se c'è rottura a livello istituzionale il processo potrebbe diventare ingovernabile"
Roma, 9 luglio 2012 - La spending review è tutto tranne che un capitolo chiuso. Varato il decreto, la partita si sposta in Parlamento, dove una fetta importante della maggioranza ha fatto capire a chiare lettere che il provvedimento va cambiato.
O meglio "corretto", come dice il leader del Pd Pierluigi Bersani "nella parte sulla sanità". Stesso discorso vale per le misure sugli enti locali.
"Noi facciamo la nostra parte in Parlamento - spiega Bersani -, ma non vorrei che una rottura istituzionale tra Stato e Regioni rendesse ingovernabile il processo". Bersani ha ribadito che, senza confronto a livello istituzionale, “può esserci più confusione che risparmio”.
Una rottura che certamente non vuole il ministro della Sanità, Renato Balduzzi. Oggi, dopo aver annunciato che già a partire dal 2013 ci saranno 7 mila posti letto in meno negli ospedali italiani, Balduzzi si è detto "a disposizione per discutere sulle misure relative alla sanità". Un'apertura chiara verso le Regioni.
Intervenendo ad un convegno del Pd, Balduzzi ha difeso l’impianto della spending review affermando che le misure “non sono dei tagli ma un tentativo di riqualificare la spesa in un momento di difficoltà e senza intaccare i diritti dei cittadini. In particolare, Balduzzi ha contestato le interpretazioni secondo cui l’intervento della spending review sulla sanità sia assimilabile ad un taglio lineare delle risorse. Anzi, ha detto Balduzzi ricordando che il totale degli interventi previsti dalla sanità è pari a 7,9 miliardi di euro fino al 2014, sono previsti anche dei meccanismi premiali per le Regioni che saranno più virtuose nella gestione dei meccanismi di spesa.
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