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Berlusconi rivela:
"Torno in pista
per salvare il Pdl"

"Non posso gettare al vento
18 anni di impegno politico"

L'ex premier: "Avrei voluto aspettare per dare l'annuncio, ma senza di me il partito sprofonda" di Bruno Vespa

Silvio Berlusconi (foto Newpresse)
Silvio Berlusconi (foto Newpresse)

di Bruno Vespa

Roma, 14 luglio 2012 - Silvio Berlusconi ha perso alcuni chili e la dieta che si impone lascia prevedere che ne perda altri. Per chi lo conosce, è il segno che dall’autunno andrà molto in giro e tornerà in tv. E se torna in tv, vuol dire che torna anche in pista. Prima che apra bocca, è il suo fisico a confermare la sesta discesa in campo.

Il Cavaliere prende un foglio bianco, traccia una riga verso l’alto e scrive in cima 38. "E’ la percentuale che abbiamo preso alle elezioni politiche del 2008". Poi traccia una riga che dalla parte più alta della precedente precipita in basso e scrive 8. "Se alle prossime dovessimo scendere per assurdo all’8%, che senso avrebbero avuto diciotto anni di impegno politico?". Così Berlusconi spiega all’interlocutore, andato a trovarlo per il primo dei due incontri programmati come ogni anno per il suo libro, la ragione della clamorosa decisione di candidarsi per la sesta volta a palazzo Chigi. "Avrei voluto dare l’annuncio più in là, magari all’inizio dell’autunno. Ma qui non si riesce a tenere niente di riservato...".

Come se non fosse lui il primo a lasciarsi scappare ogni segreto. L’altra sera, per esempio, è andato a cena al Circolo Canottieri Roma per il compleanno di Katia Polidori, sottosegretario allo Sviluppo economico del suo governo e quando l’orchestra ha intonato l’inno di Forza Italia, ricorda Angelino Alfano che partecipa al nostro incontro, "tutti sono scattati in piedi e il presidente ha sorriso compiaciuto e commosso". Per poi lasciarsi sfuggire: "Mi chiedono tutti di ricandidarmi….".

Berlusconi si prepara a una campagna elettorale importante e insiste sull’opportunità di essere affiancato da Angelino Alfano che invece è deciso a rinunciare: "Il candidato è lui. Io resto solo il segretario del partito". Nessun nome femminile nel ticket, per ora, e non insisto perché il frutto non è maturo: Berlusconi non commenta quando le agenzie di stampa riferiscono che una delle possibili candidate, Federica Guidi — già presidente dei giovani di Confindustria — si è lasciata scappare un "mai dire mai".

Il Cavaliere segue con grande attenzione le riforme costituzionale ed elettorale e Alfano nega che ci siano pause nell’esame di entrambe. Berlusconi ritiene che non sia gestibile uno Stato in cui il primo ministro non può revocare un ministro o un sottosegretario e in cui si perdano quasi due anni per far passare una legge in entrambe le Camere. È fiducioso che almeno su questo vada in porto l’accordo col centrosinistra, refrattario a ogni altra proposta, a cominciare dall’elezione diretta del capo dello Stato che peraltro il Pdl porta avanti.

La riforma della legge elettorale dovrebbe andare in porto, anche se il Pd ha interessi diversi dal centrodestra. Berlusconi e Alfano sono interessati a dotare di un ragionevole premio di maggioranza il partito che prende più voti, mentre Bersani ha una coalizione più forte e punta quindi sul premio all’alleanza. Per le stesse ragioni di ‘famiglia allargata’ il Pd è restio ad accettare sistemi o soglie di sbarramento che puniscano l’Italia dei Valori, Sel e la stessa Udc. Non si parla per ora di preferenze, invocate dagli elettori di ogni partito e pretese dall’Udc. I rischi sono molti, ma in cuor loro sia i vertici di Forza Italia che quelli di Alleanza Nazionale si sentirebbero molto sollevati dal non dover garantire l’elezione a parlamentari uscenti con scarse prospettive di conferma: una volta messi in lista, starebbe a loro farsi valere. Non sarà facile al Cavaliere (e nemmeno a Bersani) fare campagna elettorale mantenendo il fair play nei confronti del governo. Ma per ora il riguardo di Berlusconi nei confronti di Monti è assoluto.

Nemmeno una battuta ironica sul grottesco declassamento di Moody’s e lo spread a quota 470. "Noi subimmo una violentissima campagna sugli spread - riflette Berlusconi - eppure io ho sempre saputo che essi sono frutto di speculazione e non hanno niente a che vedere con i fondamentali di un Paese…". Ma Alfano osserva con garbo: "Presidente, che sarebbe successo se ci avessero tolto due punti con noi al governo?".
 

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