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di Aldo Forbice
di Aldo Forbice
Roma, 16 luglio 2012 - Ormai tutti i commentatori politici sono profondamente pessimisti sulla riforma elettorale. Non ci crede più nessuno che il “porcellum” calderoniano possa essere buttato alle ortiche,anche perché all’interno stesso dei tre maggiori partiti che sostengono il governo Monti continuano a manifestarsi differenze sostanziali. Ad esempio, nel Pd il gruppo dirigente parla di doppio turno alla francese,ma i veltroniani non sono d’accordo (pensano al modello spagnolo) e i prodiani ripropongono il “Mattarellum”; l’Udc, la Lega maroniana e persino l’Idv (se si presenterà da sola), con accenti diversi, puntano sul sistema proporzionale , anche se “corretto”.
Sullo stesso modello punta anche il partito di Montezemolo (“Italia Futura”),che deciderà a settembre se presentarsi,da solo o insieme ad altre forze politiche di centro (leggi: soprattutto Udc). Dei grillini,inutile parlarne: sono da sempre “fanatici” della proporzionale. E il Pdl continua ad oscillare: si dichiara difensore dell’attuale modello,ma ha più volte dichiarato di essere disponibile a una riforma. Persino a tornare al proporzionale,con un forte sbarramento (5-6%) e con un premio al partito di maggioranza relativa.
E i voti di preferenza? Se potessero i partiti lascerebbero le cose come stanno,cioè lasciando ai vertici delle forze politiche la scelta dei nomi da eleggere o meglio da nominare,come è avvenuto nell’attuale legislatura. Ma ora si sono resi conto che questo sistema ,che premia i fedelissimi delle lobby politiche dominanti, non garantisce la qualità dei parlamentari,alimenta polemiche e divisioni interne.
Sottrarre dunque il diritto agli elettori di scegliere i propri eletti con il voto non paga ma, al contrario, ha finito con l’impoverire i rappresentanti dei partiti in parlamento. Ma ora c’è l’appello di Napolitano: rimarrà, ancora una volta, inascoltato? Per il momento abbiamo assistito alle dichiarazioni rituali dei leader politici e ad annunci di prossime riunioni di comitati e comitatini ristretti per la riforma.
Lo scetticismo continua però a prevalere, anche se ora c’è un fatto nuovo che potrebbe modificare le previsioni pessimistiche: la candidatura di Berlusconi a premier. Infatti lo stesso leader del Pdl si è impegnato a reinserire almeno le preferenze nella legge attuale (anche se il Pd si ostina a dire di “no”). E forse potrebbe essere abolito il premio di maggioranza. Ma se questo dovesse avvenire non riusciamo a immaginare quale maggioranza sarebbe possibile formare nel parlamento del 2013, se non quella di una riedizione del governo Monti, senza Monti.
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