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Fuori controllo

di Pierfrancesco De Robertis

 

Raffaele Lombardo (Prisma)
Raffaele Lombardo (Prisma)

di Pierfrancesco De Robertis

Roma, 18 luglio 2012 - Hai voglia a dire l’assessore siciliano al Bilancio Gaetano Armao che i conti sono a posto: la Sicilia è tecnicamente fallita, in default, come la Grecia. E mentre per altre Regioni i conti affossa-bilanci arrivano dalla sanità, per la Sicilia le dolenti note sono tre gli altri capitoli (soprattutto) nel comparto dipendenti. La Corte dei conti nel giugno 2011 ha ipotizzato che siano quasi 20mila. Per rendere l’idea, la Lombardia ne ha tremila, l’Emilia Romagna anche, la Sardegna che pure è a statuto speciale poco più di quattro mila. Uno scandalo.

Poi si aggiungono i precari. La Sicilia nel 2009 ne stipendiava 27mila, e non c’è motivo di pensare che da allora il numero sia diminuuito: 27 mila persone destinate a enti locali, associazioni, cooperative, tutte pagate da Lombardo. La procura della Corte dei conti siciliana ha spiegato che nel 2010 la spesa per il personale è stata di 1 miliardo e 28 milioni di euro, mentre in Lombardia nello stesso periodo la stessa spesa è stata di circa 127 milioni. In termini pro-capite 204 euro contro 13.

L’idea del posto pubblico come forma di ammortizzatore sociale è data da anni e da tutte le amministrazioni per acquisita. E non conta chi ha governato, se destra sinistra o centro: tutti in Sicilia hanno sempre fatto così, a cominciare da quel Leoluca Orlando che è riuscito a farsi rieleggere sindaco all’insegna del nuovo dopo aver occupato quella stessa la poltrona per la prima volta nel 1989.

Così, facendosi scudo un po’ dell’autonomia e un po’ del ruolo socio-economico delle istituzioni in una terra in perenne crisi occupazione, la situazione è uscita da qualsiasi controllo, e adesso - viste le ristrettezze dei conti pubblici - qualcuno ha giustamente chiesto il conto. Come è accaduto e accade in buona parte del sud (Campania e Calabria quelle messe peggio), e che con le leggi di adesso (autonomia garantita dal nuovo Titolo V della Costituzione) lo Stato fatica ad arginare.

Un sud che è (quasi) tutto fuori controllo, come dimostrano i decisi interventi sulla sanità e gli altri tentativi dello Stato di immaginare disperati rimedi al malgoverno: restando da quelle parti, i due commissari delle più grandi e dissestate Asl della Campania sono due ufficiali dei carabinieri, l’assessore al bilancio della Campania è un ufficiale della Finanza, l’omologo alla sanità della Sicilia è un magistrato. Una vera e propria "militarizzazione" che fa venire in mente il prefetto di ferro Cesare Mori, inviato da Mussolini in Sicilia per combattere il malaffare, con pieni poteri. Nonostante i quali, alla fine Mori devette arrendersi.

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