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Approvato il decreto per dimezzare le spese. Cambia la geografia del Paese, ma scatta la rivolta dei presidenti. Saranno 64 su 107 le Province da accorpare di Stefano Grassi
In Toscana tagliate tutte le Province tranne Firenze, in Umbria quella di Perugia coincide con tutto il territorio regionale e già si preannuncia la nascita della Grande Romagna. Sarà indispensabile superare
i tradizionali rancori stracittadini: Monti confida di varare la legge entro il 2012
Stefano Grassi
ROMA, 21 luglio 2012 - LA SITUAZIONE è quasi paradossale per l’Umbria, doveil decreto approvato ieri dal governo fa coincidere l’intera regione con l’unica provincia di Perugia. Mentre crea un’inedita speranza identitaria in Romagna, spalancando «le porte alla Provincia unica romagnola», che riunirebbe Cesena, Forlì, Rimini e Ravenna, come dicono esultanti i deputati Pdl Gian Carlo Mazzuca e Sergio Pizzolante: «Una sfida per far contare di più la Romagna a Bologna, come a Roma e Bruxelles». Ma non si tratta solo di questo: il depennamento di quelle istituzioni ridondanti e spesso inutili che sono le Province rischia di cancellare con un colpo di spugna identità storico culturali e sinergie territoriali costruite nei secoli. Ma di questo dovranno discutere i senatori della Repubblica in sede di approvazione del provvedimento del Consiglio dei ministri che definisce i criteri per il riordino delle Province previsti nel decreto della spending review.
SARANNO quindi 64 su 107 le Province da accorpare, di cui 50 in regioni a statuto ordinario e 14 a statuto speciale. Del totale se ne salvano 43 di cui: 10 metropolitane (Roma, Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Firenze, Genova, Bari, Torino e Reggio Calabria) 26 in regioni a statuto ordinario e 7 a statuto speciale Le nuove Province — che si occuperanno solo di ambiente, trasporto e viabilità — dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Chi non riuscirà a raggiungere questa soglia potrà fare una sorta di ‘campagna aquisti’ cambiando radicalmente la cartina geografica italiana, con accorpamenti che potranno dare vita a nuovi enti territoriali o ricalcare antiche conformazioni dello stato preunitario. Gli accorpamenti, elaborati dai Consigli delle autonomie locali, dovranno essere approvati dalle Regioni entro il primo gennaio 2014. Parma, Piacenza, Modena e Reggio Emilia, per esempio, potrebbero far parte di una sorta di Provincia del buon gusto, capace di riunire tutte le migliori Indicazioni geografiche protette (Igp) del Paese, dal parmigiano al prosciutto, all’aceto. Mentre in Toscana potremmo avere una Provincia dei Gran vini con Siena, Arezzo e Grosseto, accanto a quella Marinara di Massa, Lucca, Livorno e Pisa, cercando però di far assopire i tradizionali rancori stracittadini. Più facile sarà riunire Viterbo e Rieti in una Provincia della Tuscia Sabina e Latina insieme a Frosinone in quella ciociara. Teramo, Pescara e Chieti potrebbero rientrare nella ‘Provincia Adriatica’, escludendo L’Aquila, mentre Savona e Imperia si potrebbero costituire in Provincia di Ponente.
Immediata la rivolta dei presidenti delle Province, che hanno chiesto a senatori e deputati lo stralcio dell’articolo dal decreto sulla spending review «per palesi fattori di incostituzionalità e per la insussistenza delle motivazioni di necessità ed urgenza». Mentre il presidente della Provincia di Torino lancia un allarme: «Il decreto mette a rischio la riapertura delle scuole superiori in tutte le province italiane».
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