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Troppe lezioni, professor Monti

di Marco Buticchi

Marco Buticchi
Marco Buticchi

Il Professor Monti, maestro di conti nazionali, si scopre anche innovatore di costumi e pastore d’anime. Credo si tratti della deformazione riformista di cui soffre, prima o poi, anche il politico più sgamato. Nelle recenti dichiarazioni del nostro premier sembra che tutto, ma davvero tutto, sia da rivoluzionare nella nostra Patria logora e obsoleta. Quel che è più grave è che l’alternativa al nuovo cocktail italiano (tre dosi di tedeschi, una d’inglesi, due di americani e mezza di francesi) è il baratro più nero. Non sappiamo se questa Italia già allo sbando avrà ancora ciambelle e paperette per tenersi a galla o se moriranno Sansone, i Filistei, i banchieri, gli appoggi esterni e i professori. Immortali come Highlander saranno invece le ambizioni dei politicanti di provincia, con vista panoramica e posto fisso in Parlamento. La moderna medicina si fraziona in tali e tanti rivoli da rendere pressoché infinito il campo di chi ha scelto la missione di guarire: lo specialista delle dita non opera le mani, quello del colon inorridisce dinanzi al pancreas. Tra le tante branche, mai ho visto il medico ’riformatore‘. Certo un dottore può e deve consigliare al cirrotico di non bere, all’obeso di fare più moto.

Ma nessun medico si sognerebbe mai di stravolgere sogni e passioni, abitudini secolari e modi di vivere. Se errore c’è stato nel comportamento del professor Monti, lo cercherei nel suo desiderio di cambiare il nostro modo di essere italiani, più che nello scivolone sullo spread.

Il premier ha incominciato menando colpi di scure e dicendo che siamo una «banda di evasori», e noi, come la moglie che il cinese schiaffeggia perché tanto ne conosce il motivo, abbiamo incassato la testa e ammiccato promettendo di non farlo più. Da allora gli annunci di rivoluzionare l’anima della Nazione si sono susseguiti: basta calcio, basta pasta, basta sole, basta questo, basta quello. Noi italiani, professor Monti, non saremo mai come i popoli del nord Europa. Il tentativo di uniformarci a suon di editti da assolutista illuminato non ci piace. Una volta finita la rigida dieta del professor riformatore, vorrei persone giovani con pochi compromessi e con tanti sogni nel cassetto. Persone che sbaglieranno certo, ma mai in mala fede. Persone che riusciranno forse a proiettare l’Italia fuori dalla melma senza scimmiottare i banchieri di Wall Street o gli stacanovisti di Berlino. Insomma, vorrei che il nostro futuro di Europei fosse scritto da una nuova classe politica con una specializzazione in particolare: la fiera consapevolezza di essere italiani.

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