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Trattativa Stato-mafia,
Di Pietro attacca ancora:
"Napolitano delegittima
i magistrati di Palermo"

"Conflitto attribuzione è una scusa"

Nuovo affondo del leader dell'Idv: “Non accettiamo di essere chiamati polemisti, giacchè poniamo un problema costituzionale”.  Poi l'appello ai boss: "Prima di morire, diteci chi vi copriva"

Antonio Di Pietro (Newpress)
Antonio Di Pietro (Newpress)

Roma, 11 agosto 2012 - Continua lo scontro fra Antonio Di Pietro e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione sollevato dal Colle nella vicenda della presunta trattativa Stato-mafia. Il leader dell'Idv afferma che quella del Quirinale nei confonti dei magistrati coinvolti nell'inchiesta è una "deligittimazione oggettiva".

Intervistato da SkyTg24, Di Pietro premette: “Noi non accettiamo di essere chiamati polemisti giacchè poniamo un problema costituzionale”. Poi l'affondo: "In un momento così delicato, in cui i magistrati cercano di capire chi è che tirava le fila rispetto a un fatto accertato, sollevare un argomento di lana caprina non è altro che una scusa e non un problema di difesa costituzionale del ruolo del capo dello Stato”.

APPELLO AI BOSS - Di Pietro dice la sua anche sull’iniziativa, che condivide, di Sonia Alfano e di Beppe Lumia, i parlamentari che sono andati ad incontrare i boss di mafia e camorra per convincerli a rilevare quanto sanno sulla trattativa stato mafia. “Facciamolo anche noi”, dice il leader Idv. Quindi si rivolge ai boss: “Riina, Provenzano, se avete un po’ di dignità prima di morire, perché il padreterno ci chiama a tutti, diteci chi copriva le vostre malefatte”.

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